
(METEOGIORNALE.IT) Regno di Tonga, territorio composto da più di 150 isole, Stato insulare della Polinesia, siamo a circa 70 chilometri dalla capitale Nuku’alofa, a nord-est della Nuova Zelanda, là dove la placca pacifica spinge contro quella australiana. Era il Dicembre 2021 quando il vulcano sottomarino Hunga Tonga aveva cominciato a mostrare segni di attività vulcanica, ma nessuno si aspettava che gli eventi che sarebbero seguiti potessero essere così catastrofici.
L’eruzione del 20 Dicembre 2021, nel gergo denominata “freatomagmatica“, cioè un’eruzione legata all’interazione tra lava e acqua, aveva fatto registrare una colonna eruttiva alta 16 chilometri.
Se la comunità scientifica era già rimasta sbalordita da un’attività vulcanica di questa portata, ritenendo il l’Hunga Tonga, prima di quel Dicembre 2021, “relativamente tranquillo”, di lì a poco i vulcanologi sarebbero stati testimoni di un’eruzione ancor più potente. Il 15 Gennaio 2022 l’Hunga Tonga, infatti, tornava a far parlare di sé.
Un’eruzione talmente potente da essere avvertita anche in Cile, il susseguente tsunami inondava le coste del Pacifico, dal Giappone agli Stati Uniti, lievi inondazioni colpivano persino le Isole Hawaii. Secondo lo United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs, furono 84 mila le persone colpite dal disastro, più dell’80% della popolazione della zona. Almeno tre le vittime accertate.
Questa volta il “pennacchio” di fumo e cenere raggiunse il terzo strato dell’atmosfera, la mesosfera. L’altezza nel punto più alto era da capogiro: 58 chilometri.
“Quando il materiale vulcanico arriva così in alto nella Stratosfera, dove i venti non sono così forti, la cenere vulcanica, l’anidride solforosa, l’anidride carbonica e il vapore acqueo possono essere trasportati in tutto il Pianeta“, spiega Konstantin Khlopenkov, scienziato del team di Langley della NASA. Un evento che nell’era social ha impiegato davvero poco a diventare virale e destare lo stupore generale, anche quello di altri esperti di fama mondiale. “L’intensità di questo evento supera di gran lunga quello generato da qualsiasi nube temporalesca che abbia mai studiato”, dichiara Kristopher Bedka, studioso atmosferico, anche lui della NASA.
Basti pensare che fino a questo incredibile evento, l’altezza più alta mai registrata era stata 35 chilometri, provocata dall’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine. Era il 1991.
Vari studi suggeriscono che il Vortice Polare Stratosferico è influenzato dal pulviscolo rilasciato dai vulcani che esplodendo rilasciano materiale in alta atmosfera. Nel recente, vari studi ancora in via di definizione, stanno verificando se l’esplosione del Tonga abbia influenzato l’eccezionale intensità del Vortice Polare di questo inverno, e se questa proseguirà anche nel semestre caldo, quando tal vortice perde forza e influenza nelle latitudini medie.
Ora come ora, non si è in grado di stabilire i danni prodotti da una tale esplosione sul clima. (METEOGIORNALE.IT)
