(METEOGIORNALE.IT) L’inverno continua a mostrarsi avaro di precipitazioni, in quella che è una fase meteo sicuramente di anomalia almeno per la costanza. In alcune aree del Nord-Ovest non piove da ormai 50 giorni, dal momento in cui un ostinato anticiclone si è instaurato dal Vicino Atlantico all’Europa Centro-Occidentale.

L’assenza di precipitazioni si fa sentire soprattutto in montagna, sulle nostre Alpi, e quindi si segnala sofferenza anche per i fiumi. Il Po, su tutti, è in secca come di norma si verifica in estate. Tutti i principali corsi d’acqua, ma anche i grandi laghi, hanno livelli di riempimento ben al di sotto della media stagionale.
Le Alpi sono desolatamente spoglie di neve fino in alta quota e in molte piste si scia solo grazie all’innevamento artificiale. Un po’ di neve, l’ultima, era caduta tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, ma poi le forti scaldate in quota hanno posto le basi per uno scioglimento della neve almeno a quote medie.
Lo scenario degli ultimi giorni è però cambiato per i versanti esteri alpini, ma anche le zone che fanno immediatamente da spartiacque. Le correnti da nord, nell’impatto contro la parte settentrionale dell’Arco Alpino, hanno infatti favorito nevicate da stau anche localmente copiose tra Svizzera ed Austria.
Poco o nulla è arrivato in territorio italiano, a parte sconfinamenti di fenomeni sui settori esposti valdostani, ma anche sull’area di Livigno e sull’Alto Adige. Nelle restanti aree alpine, sottovento alla circolazione da nord, si sono avute le tipiche condizioni da foehn, con cieli tersi.
Il vento secco e la siccità perdurante da settimane sono all’origine dei numerosi incendi che divorano i boschi alpini, specie tra Piemonte, Lombardia e Liguria. Questo fenomeno si accentua proprio col foehn, che porta tepore e clima secco. In pianura la colonnina di mercurio ha superato anche i 20 gradi.
Evoluzione ancora senza importanti novità
Purtroppo all’orizzonte non si scorgono cambiamenti rispetto all’attuale contesto sfavorevole per le precipitazioni. L’anticiclone continuerà a dominare ed in qualche modo la colpa è anche del Vortice Polare, l’area di bassa pressione delle alte latitudini che mostra particolare compattezza.
Un Vortice Polare molto compatto incentiva il flusso zonale alle medie-alte latitudini, favorendo la distensione dell’anticiclone oceanico verso le nostre latitudini. La presenza dell’alta pressione creerà uno sbarramento ancora invalicabile per le perturbazioni, probabilmente almeno per i prossimi 15 giorni.
Ci dobbiamo attendere quindi tempo secco ancora soprattutto al Nord che peraltro è particolarmente protetto dalla catena alpina, anche nel momento in cui le scorribande perturbate sono sospinte da correnti settentrionali, come accaduto a tratti nelle ultime settimane. (METEOGIORNALE.IT)
