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Meteo, i perché rischiamo il Buran, gelo dalla Siberia nella stagione forse non così sbagliata

Federico De Michelis di Federico De Michelis
19 Feb 2022 - 09:35
in Meteo News
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meteo con buran febbraio marzo 2018
Meteo con Buran febbraio-marzo 2018

(METEOGIORNALE.IT) Negli ultimi tempi vi scriviamo di bizzarrie che potremmo avere nell’evoluzione meteo della Primavera meteorologica. Questa ha inizio il 1° marzo, circa 3 settimane in anticipo rispetto a quella astronomica. Si parla da più parti del rischio di forti colpi di coda invernali. Questi si potrebbero manifestare in varie modalità: con ondate di freddo asciutte oppure umide e associate a perturbazioni e perciò a maltempo, con anche nevicate a quote molto basse, anche in pianura.

 

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Impossibile? I primi di aprile, si avete letto bene, del 2003, quell’anno che d’estate poi ci ha tolto il sonno varie notti per la calura asfissiante, si ebbe un’ondata di gelo sull’Italia. Fu un evento meteo di rilevanza storica, che avvia l’estremizzazione climatica, quella che ormai un po’ tutti abbiamo imparato a conoscere. Però, anche nell’aprile del 1956 si ebbe un’ondata di gelo con neve in pianura, ed anche in questa circostanza, un’annata nota per il febbraio più freddo del secolo. Come poi non citare per chi vive al Nord Italia il 17 aprile 1991, quando si ebbero forti nevicate un po’ ovunque.

 

Ed ecco che la nostra serie di considerazioni sul rischio di avere un meteo estremo in annate dove i cambiamenti e le fluttuazioni climatiche stanno generando stagioni non più riconoscibili, assume un valore, una concretezza, diventa credibile.

 

Se sino ad una settimana fa si trattava di una considerazione, ora come ora, ci sono elementi di dialogo che mostrano dei fatti che si stanno concretizzando. E ci riferiamo soprattutto al repentino atteso riscaldamento della Stratosfera di circa 50°C che potrebbe innescare una serie caotica di eventi meteo di gelo nel nostro Emisfero.

 

Per intenderci, nessuno può sapere dove il freddo conseguente allo Strat Warming colpirà. Ormai è sempre più evidente che gli eventi meteo estremi sono prevedibili con minor distanza temporale rispetto a qualche anno fa, nonostante i progressi scientifici e i super calcolatori. Il freddo e la neve in Grecia sono stati individuati solo pochi giorni prima, così come le due tempeste estreme che stanno interessando il nord Europa.

 

Con la stagione primaverile meteorologica cambiano parecchi aspetti. Innanzitutto, si intensifica a dismisura l’instabilità atmosferica, e questa compare anche delle regioni del Nord Italia. Ciò vuol dire che ad esempio eventuali intrusioni di aria fredda, soprattutto dalle regioni artiche, andranno a determinare condizioni ideali per la formazione di temporali. Questi anche al Nord Italia.

 

Temporali e rovesci hanno l’abitudine di sospingere verso bassi strati atmosferici l’aria fredda in quota, e abbassare sensibilmente la temperatura a seguito delle precipitazioni. Parliamo di crolli termici in 24 ore superiori a 15°C, ma anche di 20°C. Si veda l’evento meteo del 17 aprile del 2001 in Val Padana. Stessa cosa avvenne il 4 aprile del 1911, ovvero oltre un secolo fa, con una nevicata di maggiori proporzioni intensità rispetto a quella del  1991.

 

In un contesto di zero termico a 1500 metri, sotto un temporale, può succedere che le precipitazioni nevose si possano presentare a quote molto inferiori, persino pianeggianti specialmente al Nord Italia. Si veda il maggio 2019, quando caddero 80 cm di neve a quote medio basse del Nord Est italiano.

 

Ma per ora è preferibile citare Marzo, mese dove la neve non è un evento meteo così anomalo, l’abbiamo vista molte annate, generata soprattutto dall’intrusione di aria artica, ma talvolta anche da ondate di freddo siberiane. Queste ultime, nel post Piccola Era Glaciale sono state sempre più rare rispetto a quelle dell’Artico, e generano un maggior raffreddamento rispetto alle prime, e nel mese di marzo questi eventi meteo possono essere considerevoli. Si veda il gelo dei primi giorni del Marzo 2018, con il Buran. Evento simile avvenne anche nel lontano 1987.

 

Nel marzo 1987, aria freddissima proveniente dalla Siberia, dapprima raggiunse la parte europea della Russia, poi l’Italia. Si ebbero notevoli precipitazioni nevose soprattutto sul settore adriatico centro-meridionale, con i paesi tra Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania interna, Calabria settentrionale sommersi di neve e temperature polari. Ma tutta Italia ricevete una sberla di freddo mica male.

 

Come detto, più avanti nel tempo, appena nei primi giorni del Marzo 2018, in Europa si verificò un fenomeno atmosferico che li anglosassoni chiamano ancora oggi la “bestia dall’est”, quando improvvisamente una massa d’aria fredda ruzzolò verso l’Europa occidentale proveniente dalla Siberia. Gran parte del Continente fu interessato da un’ondata di gelo di forte intensità. Anche in Italia si ebbero condizioni di gran freddo e nevicate in pianura (in Val Padana vari -10°C). Per la precisione, l’evento meteo fu innescato da uno Strat Warming avvenuto una decina di giorni prima, e raggiunse l’Italia tra il 26 Febbraio ed i primi giorni di Marzo 2018.

 

C’è un proverbio che dice: “Natale con il sole e Pasqua con il tizzone…” e probabilmente ha motivo di esistere. D’altronde Natale raramente in Italia è caratterizzato da meteo gelido, semmai freddo al Nord per via del clima locale, ma altrove son più frequenti i periodi miti che quelli di freddo. Mentre Pasqua per l’Italia, e ancor più la Pasquetta, sono deleterie, con i non pochi eventi di freddo fuori stagione che hanno rovinato le cosiddette uscite fuori porta dopo l’Inverno.

 

Ma torniamo al repentino rischio di ondate di gelo. Questi eventi meteo sono difficilmente prevedibili con largo anticipo. Eppure, è obiettivo dei centri meteo che si occupano di elaborare i maggiori modelli matematici di previsione, di anticipare sempre più la loro previsione. Ma i cambiamenti del clima, forse, non sono favorevoli per la riuscita di questa sfida.

 

Secondo vari scienziati, il motivo dell’insuccesso è che non si studiano abbastanza le cause scatenanti.

 

Quel che vediamo con i nostri occhi è che ad aprile inoltrato, varie ondate di gelo costringono negli ultimi anni gli agricoltori ad accendere falò nei campi per evitare il congelamento delle colture.

 

Ma allora, arriverà o no questo famoso Buran in Italia? Come precisato all’inizio, non c’è una risposta per ora. Dobbiamo attendere il compimento, ma soprattutto il reale riscaldamento della Stratosfera di un valore di circa 50°C. Poi individuare l’eventuale influenza sulla circolazione generale, e quindi osservare dove si potrebbero manifestare, e come, le ondate di freddo. In quale parte dell’Emisfero colpiranno, perché sarà pur vero che si stima uno Strat Warming nel versante europeo, ma non sono note le conseguenze meteo. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: buranburan marzo 1987gelo tardivoneve aprile 1991ondata di gelostrat warming
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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