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Il petrolio, chiamato anche oro nero, al giorno d’oggi rappresenta senza dubbio la risorsa energetica fondamentale a livello globale. E nelle acque di mare di tutto il Mondo numerose piattaforme adibite alla sua estrazione. Quando quest’ultime vengono abbandonate e messe in disuso i numerosi ecosistemi e biodiversità presenti nelle acque marine se ne impadroniscono.

 

Gli enormi basamenti e tralicci d’acciaio che fungono da fondamenta per queste piattaforme si estendono a volte per oltre 120/125 metri sotto il livello del mare. È proprio qui che numerose creature marine (animali e vegetali) come tartarughe, pesci, molluschi e coralli trovano rifugio e luogo in cui vivere e in cui proliferale. Sostanzialmente questi luoghi possono occupare un ruolo importantissimo per la nascita e lo sviluppo di numerosi ecosistemi.

 

Attualmente in tutto il Mondo esistono migliaia (circa 12mila) di piattaforme petrolifere, di cui 137 sono quelle italiane situate nella parte adriatica del Mar Mediterraneo e nel Canale di Sicilia.

 

Numerosi Paesi si stanno interrogando sul possibile utilizzo di queste gigantesche strutture, tra le diverse proposte c’è proprio la loro trasformazione in barriere coralline artificiali per la flora e la fauna marine. Tra i più attivi in questo ambito troviamo gli Stati Uniti, e gli impianti maggiormente presi in considerazione sono quelli presenti nelle acque della California (circa 30) considerato uno degli Stati più ecologici al mondo. In Alabama sono circa 50, ed in Florida circa 87.

Al giorno d’oggi il governo degli Stati Uniti, a seguito del congresso federale del 1984, ha permesso la trasformazione in barriere coralline artificiali di circa 500 impianti dismessi. Inoltre, nella maggior parte degli Stati Uniti è proibita la pesca in presenza e in prossimità delle piattaforme petrolifere e questo ha fornito molti vantaggi per lo sviluppo delle specie.

 

Ci sono però alcuni rischi legati alla pericolosità delle sostanze chimiche. Infatti, c’è il forte rischio che l’abbandono di queste strutture e il loro conseguente degrado possa causare il rilascio di materiali e sostanze chimiche dannose all’interno delle acque marine. In questi ultimi anni si sta cercando di stanziare dei fondi proprio per ristrutturare e rendere sicuri questi luoghi.

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