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Calotta glaciale antartica potrebbe innescare una reazione a catena

La ricerca non solo è preoccupante, ma ha risvolti allarmanti.

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
13 Giu 2021 - 20:00
in Magazine
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uragano
Il cambiamenti climatico altererà le condizioni meteo, e si formeranno uragani tropicali più a nord di quanto avvenga attualmente.

(METEOGIORNALE.IT) Una ricerca mette in evidenza come il ritiro della calotta glaciale potrebbe effettivamente scatenare una grave reazione a catena, provocando danni molto seri. Notizia, tuttavia non del tutto nuova.

Gli ultimi dati sul disgelo in Antartide non fanno ben sperare: in una condizione di aumento delle temperature, il ritiro della calotta glaciale sarebbe in grado di innescare una sottospecie di reazione a catena, la quale porterebbe continue piogge monsoniche. Non è dunque così stabile come si pensasse in passato.

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A condurre la nuova ricerca in merito è un gruppo di scienziati provenienti dalle Università di Exeter, Bristol, Cardiff, Stoccolma e dal Met Office, NORCE e BjerkesCentre for Climate Research. Sono proprio loro ad affermare che a causa del riscaldamento globale sia il continuo disgelo dei ghiacci e l’esposizione della terra al di sotto della calotta glaciale, provocherebbero un incremento di piogge nell’Antartide. Ciò vuol dire, di conseguenza, che si rischia un aumento dello scioglimento dei ghiacciai: tradotto in danni irrevocabili. Dunque, verrebbe a crearsi una disastrosa reazione a catena.

 

Questa “reazione a catena” è molto pericolosa perché non è possibile prevederne entità, intensità e conseguenze reali. Il tutto avrebbe inizio dalla caduta continua di precipitazioni, le quali provocherebbero fratture nei ghiacciai, extra scioglimenti e quindi più acqua dolce. Questo insieme di fattori, a sua volta, farebbe aumentare le temperature marine, le quali non riuscirebbero più a stabilizzarsi per altri processi marini (correnti). Un vero e proprio circolo vizioso definito preoccupante.

 

L’acqua derivante dal ghiacciaio in scioglimento, dunque quella calda, si ”deposita” nella superficie dell’oceano, in quanto dolce ovvero più densa di quella salata, e per questo andrebbe ad influire in maniera significativa sulle parti restanti.

 

Le fluttuazioni in merito alle precise posizioni della Terra e del Sole, sempre secondo lo studio, sono state un agente fondamentale nelle drastiche variazioni della temperatura dei fondi oceanici. Infatti, hanno provocato il costante restringimento e sviluppo della calotta glaciale e, di conseguenza, il risultato finale è rappresentato da temperature oceaniche più elevate. E da questa scoperta, che tuttavia rimane in continua evoluzione, si comprende facilmente come la reazione a catena in questione possa propagarsi fino a non considerare nemmeno più un punto di ritorno.

 

Non si sa, dunque, se le variazioni meteorologiche favoriranno un ulteriore scioglimento o un ricavo di ghiaccio: è un fenomeno da tenere sempre sott’occhio. Incerto.

 

Per concludere, la nota professoressa Carrie Lear, ideatrice del progetto in questione, direttamente dal dipartimento di studi di Cardiff, spiega:

 

“Questo studio suggerisce che durante un periodo caldo di circa 15 milioni di anni fa, la calotta glaciale del Miocene antartico era in grado di avanzare e ritirarsi in tutto il continente. Questo è preoccupante, ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare esattamente cosa questo significhi per il futuro a lungo termine della moderna calotta glaciale antartica”.

 

Lo studio, pubblicato ufficialmente su Nature Geoscience, si dimostra molto interessate sotto il punto di vista ambientale. La situazione è instabile e varia al variare delle condizioni meteorologiche e ormai l’effetto a catena è inevitabile. Al momento la si considera preoccupante: non rimane che osservare i futuri cambiamenti. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: aumento temperaturacalotta antarticacambiamento climaticocorrenti marinescioglimento ghiacci
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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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