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      Quali sono le origini della comunicazione acustica?

      Uno studio scopre come la comunicazione acustica degli esseri viventi si sia evoluta 200 milioni di anni fa.

      Rita Abis
      Rita Abis
      Pubblicato: 19/06/2020
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      4 Min Lettura
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      Sono tanti i suoni usati dagli animali per comunicare tra loro: i lupi ululano, gli uccelli cinguettano, le rane gracidano, e cosรฌ via.
      Uno studio dellโ€™Universitร  dellโ€™Arizona, guidato da John J. Wiens, e successivamente pubblicato su โ€œNature Communicationsโ€, analizza le origini dei richiami ancestrali degli animali.

       

      La prima volta che la comunicazione acustica tra i vertebrati si รจ evoluta tra i 200 e i 100 milioni di anni fa, e che si รจ conservata come tratto stabile nelle diverse linee evolutive e che era inizialmente associata a uno stile di vita notturno.

      Per comunicazione acustica si intende quel tipo di comunicazione, usata sia dagli animali che dagli esseri umani, dove vengono utilizzati prodotti solo dal sistema respiratorio e non da altre parti del corpo come, ad esempio, lo sbattimento delle ali.

       

      La ricerca รจ stata condotta con un approccio filogenetico, ovvero ricostruendo un albero di parentela evolutiva tra i gruppi animali, specie tra mammiferi, uccelli, anfibi e rettili.

      Hanno raccolto i dati disponibili sulla presenza di comunicazione acustica in 1800 specie di vertebrati vissuti negli ultimi 350 milioni di anni, registrando anche le loro abitudini comportamentali e lโ€™ambiente in cui vivevano.

      Rana, Credits iStockPhoto

      Le analisi hanno dimostrato che questa comunicazione si รจ affermata nei gruppi di animali con abitudini notturne.

      Infatti, in mancanza di luce, era impossibile allontanare i predatori o attrarre i partner utilizzando delle caratteristiche fisiche visibili, come colori o dimensioni del corpo. Ecco dunque che trasmettere forti segnali sonori ha fornito un grande vantaggio per la sopravvivenza della specie.

       

      Ai giorni dโ€™oggi, la comunicazione acustica รจ presente nel 95% di vertebrati terrestri, ed รจ rimasta come carattere evolutivo stabile anche in quei gruppi animali che nel tempo hanno modificato il loro stile di vita, acquisendo abitudini diurne.

      โ€œSembra che la comunicazione acustica sia stata un vantaggio durante le attivitร  notturne, ma che non abbia costituito nessuno svantaggio nel passaggio alle attivitร  diurneโ€, spiega Wiens.

       

      โ€œAbbiamo esempi di alcuni gruppi di rane e mammiferi che ora sono attivi di giorno, ma che hanno mantenuto la comunicazione acustica per 200 o 100 milioni di anni, a seconda del gruppo di appartenenza, ovvero da quando avevano ancora delle abitudini notturneโ€.

       

      Uno degli indizi molto interessanti dellโ€™antico comportamento notturno รจ che la maggior parte degli uccelli รจ attiva nel canto specialmente allโ€™alba.

      I risultati della ricerca confermano, inoltre, che la capacitร  di vocalizzare non รจ uno stimolo per la diversificazione del gruppo e la nascita di nuove specie, come si รจ sempre pensato precedentemente.

      โ€œSe si guarda a una scala ridotta, pochi milioni di anni, – dice Wiens – e allโ€™interno di gruppi specifici, come le rane e gli uccelli, lโ€™idea sembra funzionare. Ma se si guarda a una scala piรน ampia, come 350 milioni di anni di evoluzione, ci accorgiamo che la comunicazione acustica non puรฒ spiegare tutta la diversitร  di specie che conosciamo oggiโ€, conclude lโ€™autore dello studio.

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      TAG:ambienteanfibianimalibiologiabiologia evoluzionisticacomunicazione acusticaevoluzioneranericercascienzauccelli
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