
Ma se esistono altri pianeti, possono questi essere abitati come il nostro? La risposta conseguenziale e logica di è che sì (secondo gli scienziati dello studio), ovviamente, esistono altri abitanti, simili a noi, se non “migliori”. E sembra proprio che la visione, lucida e visionaria per l’epoca del pensatore napoletano. Visione che lo condannò al rogo possa essere confermata da alcune recenti indagini che riguardano la stella più vicina al nostro Sole: Proxima Centauri, una nana rossa, una piccola e fredda stella a soli 4,2 anni luce da noi. Ovviamente, irraggiungibile con i nostri mezzi, ai tempi attuali. Salvo che taluni non abbiano sviluppato astronavi segrete. Ma tale ipotesi è davvero fantasiosa.
Nell’area indicata, gli scienziati hanno individuato le condizioni favorevoli allo sviluppo della vita sul pianeta Proxima B, un esopianeta facente parte del sistema planetaria di Proxima Centauri. Lo studio è stato condotto da Dimitra Atri, astrobiologo del Blue Marble Institute of Space Science e pubblicato nel 2016 su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
È noto come le probabilità di vita su pianeti che ruotano attorno alle stelle nane sia in maniera sensibile minore rispetto a quella delle stelle definite di classe G, come il nostro Sole. Il pianeta Proxima B è un buon candidato per ospitare forme viventi per vari fattori: in primo luogo si trova nella cosiddetta zona abitabile, né troppo distante né troppo vicino alla sua stella. Si trova comunque più vicino di quanto lo sia il pianeta Mercurio al Sole, ma ad una distanza in cui è teoricamente possibile ricevere calore adeguato e mantenere acqua allo stato liquido sulla superficie.
Come la Terra è un pianeta roccioso, per dimensioni è simile al nostro pianeta anche se orbita, ricordiamolo, attorno ad una stella più fredda del nostro Sole. In buona sostanza le condizioni di abitabilità comunque sarebbero favorevoli.
Gli studi hanno approfondito e valutato un’altra caratteristica utile alla conservazione della vita sul pianeta ovvero l’effetto dei brillantemente, le violente eruzioni di materia che vengono sprigionate dalla fotosfera di una stella. Una energia equivalente a milioni di bombe atomiche.
I brillantemente sono legati a improvvisi rilasci di energia conseguenti a riconnessione delle linee del campo magnetico. Essi sono capaci di rendere sterile qualsiasi corpo celeste. Gli scienziati hanno sottolineato che in condizioni di atmosfera simile a quella della Terra e campo magnetico sufficientemente forte, il tipo di flare non inciderebbe sulla vita in superficie e questa potrebbe sopravvivere all’impatto violento e al bombardamento proveniente da Proxima Centauri. Gli astrobiologi hanno ipotizzato anche la possibilità di estinzioni periodiche della vita sulla base della tipologia di flare.
Rammentiamo, che tali eventi, e ci riferiamo ai bombardamenti dovute brillamenti solari, avvengono anche sul pianeta Terra. E anzi, proprio in questi giorni venne sono stati alcuni.
Molta strada la ricerca ha da percorrere per individuare la vita in un altro pianeta.
Presupporre che solo condizioni simili alle nostre possano permettere di sviluppare forme di vita, potrebbe escludere altre vie di indagine. Come dice Giordano Bruno, infatti, la prospettiva geocentrica che noi elaboriamo osservando il nostro universo dalla Terra, non per forza potrebbe coincidere con la realtà del cosmo. E condizioni che, allo stato attuale della conoscenza, ci possono sembrare ostili alla vita potrebbero aver dato luogo, comunque, a biosistemi differenti dal nostro.