E’ trascorso più di un terzo di inverno astronomico e il bilancio, a scala europea, è per una prima parte di stagione all’insegna di un quadro termico più freddo della norma su gran parte del continente. L’unica area a vedere contesti più miti è proprio l’area mediterranea centro orientale e parte dell’Italia.
Non su tutto lo Stivale, però: sulle regioni settentrionali in genere, temperature nelle medie tipiche del periodo e, su diverse aree, anche un po’ sotto media, come su buona parte della Pianura Padana e su qualche settore alpino e prealpino lombardo.
Temperature intorno alle medie o leggermente sopra anche su diversi settori meridionali, specie interni tra Lucania, Puglia, localmente Campania, nonchè su altri del Nord Appennino, tra Umbria e Marche, e su aree interne toscane; valori sopra media sulle Isole maggiori, sulle coste, specie tirreniche, su Ovest Toscana, e tra Lazio e Abruzzo.
Il contesto più freddo, in via generale continentale, è stato determinato da un Vortice Polare non particolarmente forte, dunque con suoi ricorrenti rilassamenti sotto forma di cavi mediamente freddi in affondo verso le aree europee.
Il Mediterraneo, che è uno dei mari più caldi dell’intero pianeta e più sensibile, rispetto a molti altri bacini più chiusi, al cambiamento climatico ultimo, si trascina abbastanza caldo, per via della capacità termica tipica dell’acqua, anche per l’autunno e la prima parte dell’inverno, dopo avere accumulato molto calore estivo.
Pertanto, sebbene in un contesto predisponente azioni fredde, artiche, come è effettivamente accorso in questa prima parte di inverno a scala europea, le masse d’aria più fredda, in avvicinamento al Mediterraneo caldo, tendono ad innescare azioni cicloniche dal basso piuttosto ampie (per scontro tra aria di differente natura) queste spesso collocantesi proprio sull’area italiana, al centro del Bacino.
Dunque, proprio sull’Italia e di più al Centrosud e sui settori insulari, agendo i minimi depressionari prevalenti, entra meno freddo, che, in qualche modo, tende a riversarsi ai bordi delle ampie aree cicloniche, solo temporaneamente penetrando più all’interno di esse. In compenso, meno freddo rispetto al resto d’Europa, ma abbastanza maltempo, in questa prima parte invernale, tant’è che, a fasi alterne sul paese, ci sono state diverse fasi di piogge superiori alla media.
Questo trend, mediamente instabile, a tratti anche perturbato, è atteso persistere almeno per altri 10/15 giorni, in un regime, a questo giro, più spiccatamente atlantico che non meridiano, come invece era stato in diverse fasi precedenti.
Dunque, insistenza instabile, ma meno freddo per tutti fino alla prima decade di febbraio, o giù di lì. C’è da evidenziare, però, un potenziale invernale, inteso in termici di freddo crescente, per i restanti giorni di febbraio e verosimilmente con strascichi anche in marzo. Questo perchè?
Al di là di possibili eventi in Stratosfera, molto discussi in questi giorni, per via di forecasts modellistici che simulano Split del Vortice Polare sul finire della prima decade di febbraio, eventi, evidentemente, da portare a termine, perchè troppo in là e, poi, da valutarne anche gli effetti locali in Troposfera, un dato che, invece, deporrebbe per possibile svolta più fredda, è il tendenziale “indici descrittivi” dei maggiori centri di calcolo.
Tutti, in maniera piuttosto univoca, disegnano scenari nella circolazione prossima, all’insegna di indici AO/NAO insistentemente negativi, per alcune fasi molto negativi.
E’ questo il segno di un VP molto debole e molto predisponente ad allungarsi con cavi freddi, verso le medie e basse latitudini, naturalmente anche europee. Nell’immagine interna, sono evidenziati i grafici per ciascuno di questi indici ed è bene visibile come essi viaggino in campo negativo; per di più, per la fase corrente, nonchè verso fine prima decade di febbraio, un index AO (potenza Vortice Polare) praticamente quasi a fondo scale, fin verso i -5.
Ci sarebbe legittimamente da chiedersi: ma è molto negativo anche ora e nella fase prossima, per di più insieme a una dichiarata negatività della NAO e, però, non si vede freddo! E’ vero, indici predisponenti azioni invernali, perché indicanti un Vortice Polare molto debole, ma, in questa fase, essendoci un PNA, terzo indice in immagine, molto spinto in positivo, non si riesce a innescare un’azione di blocco.
Un indice PNA, monitorante vicende termico-bariche pacifiche, se positivo innesca, per trasmissione d’onda, cavi freddi verso Est States ( come effettivamente sta accadendo in questi giorni) e dovrebbe, di converso, attivare promontori verso l’atlantico orientale.
Ma, se troppo positivo, può attivare una eccessiva ingerenza di vorticità anche verso il medio Atlantico, con minore incentivo a promontori su quest’area; per di più, come è l’anomalo caso in atto, in concomitanza con alta groenlandese-Islandese, le vorticità in travaso da Terranova, possono innescare un gradiente barico importante tra le alte e le medie latitudini oceaniche, attivando anomali correnti zonali tese e invadenti verso l’Europa.
Dunque, paradossalmente, con AO/NAO negativi, abbiamo un atlantico sparato verso il vecchio continente.
Dal medesimo grafico, però, si può notare che, a fronte di una persistente negatività dell’indice AO, nuovamente verso -5 sul finire della prima decade di febbraio (dopo un lieve rialzo precedente), e di una persistente negatività anche della NAO, tuttavia in misura minore, è atteso un significativo calo dell’indice PNA, da molto positivo verso neutro o anche un po’ negativo.
Questo quadro deporrebbe per blocchi atlantici più plausibili, grazie anche a una NAO, sì negativa, ma in misura minore. A questo tendenziale, già più favorevole a azioni meridiane e a più inverno anche per il Mediterraneo, andrebbe aggiunto anche la possibile mano offerta dalla Stratosfera, se il forte disturbo al VPS andasse in porto.
Soprattutto, però, andrebbe da considerare un altro aspetto, ossia che, nel frattempo, il nostro bacino avrebbe ulteriormente perso calore, sicchè, raffreddandosi di più, gli inneschi depressionari, appena l’aria fredda artica verrebbe a contatto con i nostri mari, potrebbero essere più circoscritti, meno estesi e più favorevoli a interazioni tra flussi freddi e caldi.
Nell’immagine in anteprima, abbiamo evidenziato quella che, secondo le nostre analisi, potrebbe essere lo scenario barico medio dalla seconda decade di febbraio, per il resto del mese e verosimilmente con strascichi anche in Marzo.
Dunque, una anomalia barica depressionaria prevalente su tutta Europa, con alimentazione fredda continentale a governarne le manovre e con asse passante centrale sul continente, fino a sfondare a Ovest.
n questo contesto, gran parte dell’Europa continuerebbe e vedere un inverno freddo e, a fasi alterne, le manovre fredde potrebbero più facilmente penetrare anche sul nostro bacino.
A grandi linee, in riferimento alle sorti più specifiche per la nostra Italia, potrebbero esserci, a fasi alterne, due tipi di manovre di massima: 1- manovra dichiaratamente fredda, con azione del tipo barico 1 espresso in mappa, quindi con irruzioni artiche continentali più dirette verso di noi per blocco atlantico più sostanzioso e fasi di inverno più crudo;
2- azioni artiche indirette, ossia con blocco meno consistente, aria fredda che passa sopra le Alpi o al più sul Nord Italia, andando a innescare minimi perturbati che, dal settore francese, Golfo del Leone, poi, interesserebbero l’Italia.
In questa seconda opzione, il freddo e l’inverno potrebbero manifestarsi di più al Nord e anche diffusamente al Centro, meno al Sud; nella prima opzione, invece, freddo per tutti e magari più instabile al Centrosud.
In ogni modo, dal prospetto forecasts, ci sono buone probabilità di un prosieguo stagionale molto dinamico, spesso perturbato e più verosimilmente caratterizzato ad azioni fredde verso anche il Medierraneo. A mancare, quest’anno, sarebbero gli insistenti anticicloni stabili e anche caldi, che hanno caratterizzato gli ultimi inverni. Continueremo a seguire l’evoluzione stagionale sulla base delle indicazioni degli indici, apportando periodici aggiornamenti. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).