Negli ultimi giorni sta prendendo corpo lโipotesi di un cambiamento importante nella circolazione atmosferica sullโEuropa verso la terza decade di gennaio, dopo una prima parte di mese dominata da correnti atlantiche e pochi sprazzi continentali, perlopiรน tra Capodanno e lโEpifania. Le perturbazioni atlantiche, che ora dominano la scena con episodi anche estremi, potrebbero pian piano lasciar spazio al gelo da est.
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Fine Gennaio e giorni della Merla tra freddo e neve?
I principali modelli previsionali suggeriscono infatti una progressiva perdita di forza del flusso oceanico occidentale, con il getto polare che da rettilineo e veloce tenderebbe a diventare piรน ondulato. In termini semplici, lโโautostradaโ dei venti in alta quota sul Nord Atlantico inizierebbe a rallentare e a piegarsi, creando le condizioni ideali per scambi di masse dโaria molto piรน marcati tra nord e sud del continente.
Quando il getto polare assume questo comportamento sinuoso, le perturbazioni non scorrono piรน rapidamente da ovest verso est, ma possono amplificarsi e restare bloccate piรน a lungo. ร in questi contesti che spesso si formano robuste aree di alta pressione alle alte latitudini, i cosiddetti blocchi atmosferici.
Queste strutture agiscono come un muro, deviando le miti correnti atlantiche e aprendo potenzialmente la strada a irruzioni di aria fredda o gelida verso lโEuropa centrale e meridionale, Italia compresa.
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Il gelo รจ giร presente a est dellโItalia
LโEst Europa รจ giร al gelo, e questo รจ un aspetto fondamentale da ricordare: tra Russia europea, Scandinavia, Polonia, Bielorussia, Paesi Baltici, Ucraina, Bulgaria e Repubblica Ceca troviamo temperature proibitive, molto rigide, che lasciano intendere come lโaria gelida continentale sia giร situata a pochi passi dallโItalia.
Tutto sta nel capire quante probabilitร ci saranno che parte di questo gelo riesca a scivolare nel Mediterraneo.
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Cosa ci dicono i modelli
I centri meteo piรน rinomati, come GFS ed ECMWF, iniziano a intravedere segnali coerenti in questa direzione proprio nella terza decade di gennaio, specie in corrispondenza dei giorni della Merla. Non si tratta ancora di certezze, ma di una tendenza che emerge sia dalle simulazioni principali sia dalle medie probabilistiche, utili per valutare la soliditร di uno scenario.
In questo contesto entrano in gioco anche fattori piรน โglobaliโ, come la riattivazione della convezione tropicale associata alla Madden-Julian Oscillation. Quando questa oscillazione รจ ben strutturata, puรฒ trasmettere impulsi energetici dallโarea tropicale fino alle medie latitudini, favorendo onde atmosferiche piรน ampie e lente, quindi piรน predisposte a generare configurazioni di blocco.
ร perรฒ fondamentale ricordare che non esiste un meccanismo automatico. Una MJO debole o mal posizionata puรฒ avere effetti minimi sullo scenario europeo, ed รจ per questo che i cosiddetti indici teleconnettivi vanno interpretati con cautela: aiutano a delineare una possibile strada, ma non dicono esattamente come andrร a finire.

Possibile fase invernale per lโItalia
Guardando avanti, il nodo cruciale resta proprio il posizionamento geografico dellโalta pressione di blocco e le traiettorie dei flussi freddi. ร un dettaglio che puรฒ essere definito solo a ridosso dellโevento e che fa tutta la differenza del mondo.
Un blocco troppo occidentale potrebbe convogliare il freddo verso altri settori del continente, mentre uno piรน favorevole potrebbe esporre lโItalia a una fase pienamente invernale, con temperature sotto media e, localmente, condizioni adatte a neve anche a quote basse, proprio in coincidenza con i giorni della Merla.
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Fonti e modelli di riferimento
Per delineare questa tendenza verso ondate di gelo a fine gennaio, sono stati consultati i principali centri di calcolo internazionali, tra cui il modello GFS del NOAA (https://www.ncep.noaa.gov), il Centro Europeo ECMWF (https://www.ecmwf.int) e le analisi sinottiche e climatiche della NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per valutare lโevoluzione del getto polare e degli indici teleconnettivi..
