
Il cambiamento climatico è una condizione reale, non solo una teoria, ma uno studio confermato da migliaia e migliaia di scienziati nel mondo. Inoltre, ciò si rileva anche dalle anomalie delle temperature medie globali. Tuttavia, questa novità sta comportando, in molte aree del nostro pianeta – soprattutto nei climi temperati – l’abitudine ad avere un clima più mite rispetto al passato, quindi con minori nevicate, ondate di gelo meno frequenti e, insomma, condizioni atmosferiche più favorevoli.
C’è da dire che, nelle epoche storiche, le fluttuazioni climatiche hanno sempre alternato periodi di clima più mite e più freddo. Tuttavia, il cambiamento climatico in atto è dovuto a cause derivanti dall’uso eccessivo di gas serra prodotti dall’uomo, che hanno aumentato la CO2, incrementando l’effetto serra. Su questo c’è veramente poco da aggiungere. Il problema della minore incidenza di eventi di freddo estremo e di nevicate ci sta però portando a non essere più abituati – anche nelle località di montagna – a fare la giusta prevenzione. Eppure, come è noto, il cambiamento climatico contempla anche la possibilità di avere repentine ondate di freddo, talvolta peggiori rispetto al passato, magari più brevi, anche se su questo aspetto non si hanno certezze.
Il futuro legato al cambiamento climatico presenta, nell’aspetto quotidiano, molta incertezza; pertanto, ci dobbiamo premunire anche per condizioni atmosferiche estreme di freddo. Eppure sta succedendo il contrario: è sufficiente una lieve nevicata, come avvenuto in questi giorni, per bloccare strade anche di montagna. Laddove gli spazzaneve non sono entrati in funzione, molti automobilisti non hanno rispettato le regole stradali che prevedono l’utilizzo di attrezzatura invernale, il cambio di gomme oppure altri sistemi di sicurezza per la neve, comunque brevettati e secondo le normative.
Ed ecco che, quindi, sui giornali abbiamo letto di blocchi stradali. Ma questo non sta succedendo solo in Italia: è una notizia che arriva da molte parti dell’Europa, anche perché è proprio in Europa che abbiamo avuto una diminuzione delle giornate di neve. In molte località, dove prima si registravano medie anche di dieci giorni all’anno di nevicate, negli ultimi dieci anni queste si sono sostanzialmente azzerate. Quindi è anche normale che succeda questo. Sostanzialmente, qual è la situazione? Siamo totalmente – o quasi – impreparati per gli eventi meteo estremi derivanti da ondate di freddo che potrebbero comportare fenomeni meteorologici intensi. È inutile fare paragoni col passato.
Inoltre, anche il discorso degli indici di comportamento del clima che potrebbero darci un inverno più freddo della media è stato ben chiarito: si tratta di un’ipotesi, anche perché gli stessi indici non sono adatti per fare previsioni meteo locali e, soprattutto, sono alterati dai cambiamenti climatici, quindi presentano fortissime incertezze. Non sappiamo con certezza se avremo un inverno più freddo rispetto agli altri anni, nonostante alcuni indici climatici favorevoli.
Tuttavia, a super breve termine avevamo notizia che un Vortice Polare debole avrebbe potuto scatenare un’ondata di freddo ed ecco che è successo anche in Europa, oltre che prima nel Nord America.
Il Vortice Polare continua a essere debole, anche se tenderà probabilmente a rinforzarsi. Ma questo aspetto è tutto da vedere, anche perché è nato un fortissimo Stratwarming. Se i modelli matematici di previsione presentano alcune incertezze sul fatto che la stratosfera possa interessare la troposfera con conseguenze sul Vortice Polare – in poche parole, questo forte riscaldamento della stratosfera estremamente precoce potrebbe non comportare alcuna ondata di gelo – è meglio approfondire l’argomento in altri articoli, perché è complesso. La natura di questo mio intervento è finalizzata al fatto che non siamo preparati al meteo estremo, eppure questo è in aumento.
Lo abbiamo visto con i nubifragi durante la stagione estiva, le grandinate, le trombe d’aria, i danni procurati dal maltempo. Ogniqualvolta che c’è una giornata di maltempo, se ci fate caso, gli enti preposti, sia in Italia che all’estero, emettono allerte meteorologiche: questo perché i fenomeni meteo sono spesso più intensi rispetto al passato. È pur vero che anche in passato ci sono stati eventi estremi – e ci si deve sempre difendere quando si dice che oggi il meteo è estremo, perché c’è sempre chi sostiene che “anche in passato succedeva” – ma è scientificamente provato che attualmente abbiamo fenomeni frequentemente estremi, cosa che in passato non accadeva con la stessa frequenza. In poche parole: ogni volta che viene annunciato maltempo c’è il rischio che si verifichi un fenomeno meteo più estremo del solito. E noi non siamo affatto preparati ad affrontarlo.
I nostri sistemi fognari sono quelli di prima – da qui gli allagamenti – gli argini dei fiumi sono cambiati ben poco, opere idrauliche ne sono state fatte poche, soprattutto in Italia. Per quanto riguarda la prevenzione neve è tutto un altro discorso: ci sono normative, ma se gli automobilisti non le rispettano e i comuni non intervengono con gli spazzaneve, tutto si blocca. Anche le nostre città si possono fermare per forti nevicate improvvise, in particolare quelle del Mediterraneo, pur consapevoli che questi fenomeni, nel caso, avrebbero breve durata e poi potrebbe intervenire la fusione della neve. In effetti, solo questo ci può salvare: la fusione della neve, non tanto un intervento massiccio di spazzaneve e prevenzione, perché i comuni hanno meno risorse rispetto al passato, o quantomeno vengono utilizzate diversamente. Ovviamente ci sono motivi concreti: non nevica. Se dovesse nevicare, quindi, ci troveremmo sicuramente con problematiche maggiori rispetto a 10-15 anni fa.