Un ciclone si svilupperà nel corso dei prossimi giorni all’interno del Mediterraneo e sarà proprio lui il responsabile di una severa ondata di maltempo, con condizioni meteo da pieno autunno su tante regioni. Stiamo ormai entrando nel pieno della stagione delle piogge e finalmente stiamo notando una maggiore frequenza di precipitazioni, a differenza degli anni scorsi.
Altro ciclone, ancora maltempo
Novembre è cominciato esattamente come si era concluso ottobre, ovvero con l’Europa immersa in un quadro barico estremamente variegato e dinamico, caratterizzato da momenti di alta pressione e altri di maltempo grazie a perturbazioni atlantiche che con facilità raggiungono il vecchio continente e anche il Mediterraneo. Questa maggiore “permeabilità” del Mare Nostrum alle perturbazioni oceaniche è legata a un indebolimento del campo anticiclonico subtropicale, che nei mesi scorsi aveva spesso bloccato le correnti atlantiche sul vicino Atlantico o sulla Penisola Iberica.
Quando l’anticiclone si ritira verso ovest, l’oceano può “respirare” e le saccature depressionarie riescono a penetrare nel cuore del Mediterraneo, dove l’acqua superficiale ancora tiepida alimenta ulteriormente la formazione dei cicloni mediterranei. Nel corso dei prossimi giorni arriveranno addirittura due perturbazioni: una è confermata nel corso di questo venerdì e porterà piogge soprattutto sulle isole maggiori e sul Sud Italia, la seconda invece raggiungerà il Centro-Sud e le isole tra domenica e lunedì.
Due perturbazioni di fila confermate
Anche questa seconda perturbazione è ormai confermata da tutti i principali centri meteo. Saranno piogge preziose per il Centro-Sud, soprattutto per i bacini idrici di Campania e Puglia, ancora a corto d’acqua nonostante il passaggio di alcune discrete perturbazioni nelle ultime settimane e negli ultimi due mesi. Questo deficit idrico, ancora abbastanza rilevante, è da attribuire essenzialmente a una pessima distribuzione delle piogge, le quali tendono a concentrarsi soprattutto su territori pianeggianti e costieri, quando invece dovrebbe piovere maggiormente in montagna se l’intento è quello di rimpinguare le riserve idriche.
La lunga siccità del Sud
Negli ultimi anni il Sud Italia ha affrontato una delle più lunghe e complesse fasi siccitose della storia recente. Dal 2020 al 2023, secondo i dati dell’ISPRA e dell’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche, le regioni meridionali hanno registrato fino al 35–40% in meno di precipitazioni rispetto alla media storica. I bacini della Puglia, in particolare quelli del Fortore, dell’Ofanto e dell’Alta Murgia, hanno toccato livelli minimi da record nel 2022, con ripercussioni sulla disponibilità idrica per uso agricolo e civile.
Anche la Basilicata e la Sicilia hanno visto un drastico calo dell’accumulo nevoso sull’Appennino meridionale e sui rilievi etnei, che tradizionalmente garantivano un lento rilascio d’acqua in primavera. Nei prossimi quattro giorni, invece, le piogge saranno abbastanza democratiche e potranno interessare anche l’Appennino centro-meridionale. Questo aspetto è importante, perché solo le precipitazioni in quota riescono a garantire un efficace rifornimento dei serbatoi naturali e artificiali, alimentando fiumi e invasi.
Secondo i climatologi del CNR, le piogge autunnali rappresentano mediamente il 35% del totale annuo per il Sud Italia: un periodo cruciale per la ricarica delle falde, specie dopo estati sempre più torride e secche.
Torna la pioggia nel Weekend!
Ma quali saranno le regioni più colpite da questo insidioso ciclone del weekend? Analizzando gli ultimi aggiornamenti, pare evidente che questa depressione profonda riuscirà a prendere vita nel basso Tirreno e causerà lo sviluppo di temporali e forti acquazzoni destinati a colpire principalmente Sicilia, Campania, Calabria, Basilicata, Sardegna e Puglia. Saranno queste le sei regioni più a rischio maltempo.
In particolar modo le piogge più consistenti sono previste sulla Campania, sul Salento e sulla Sicilia occidentale, dove non si esclude lo sviluppo di temporali stazionari per diverse ore consecutive. Difatti i principali centri di calcolo suggeriscono accumuli pluviometrici localmente superiori ai 100 mm tra domenica 9 e lunedì 10 novembre, valori che in alcuni casi equivalgono a un terzo dell’intera pioggia mensile.
Cos’è un ciclone
Per comprendere meglio questo tipo di fenomeno, va ricordato che il termine “ciclone” non indica necessariamente uragani o tempeste tropicali, ma semplicemente una bassa pressione atmosferica, ovvero un’area in cui la pressione al suolo è inferiore rispetto alle zone circostanti. L’aria, spinta dalle differenze di pressione, converge verso il centro della depressione e, a causa della rotazione terrestre, assume un moto ciclonico, cioè antiorario nell’emisfero boreale.
Durante questa convergenza, l’aria calda e umida sale di quota, si raffredda e condensa, formando nubi estese e precipitazioni intense. Nel Mediterraneo, i cicloni si sviluppano spesso in autunno e in inverno, quando l’aria fredda in arrivo dall’Europa centro-settentrionale entra in contatto con le acque ancora calde del mare, che in novembre possono mantenere temperature di 21–23 °C. Questo contrasto termico genera instabilità e fornisce l’energia necessaria alla nascita delle depressioni bariche.
Dalle perturbazioni ai “Medicane”
Alcune di esse, quando trovano condizioni particolarmente favorevoli, possono evolvere in Medicane (contrazione di Mediterranean Hurricane), piccoli cicloni con caratteristiche simili agli uragani tropicali, seppur molto più deboli e di breve durata. Le perturbazioni atlantiche riescono invece a raggiungere il Mediterraneo con facilità proprio grazie alla disposizione delle onde planetarie e del getto polare, una corrente a getto d’aria molto veloce che scorre a circa 9–12 km di altezza, separando le masse d’aria polari da quelle subtropicali.
Il getto polare e le piogge sull’Italia
Quando il getto si abbassa di latitudine, come accade in autunno, le sue ondulazioni permettono all’aria umida oceanica di penetrare verso sud-est, dando vita ai fronti perturbati che portano pioggia e vento sulle nostre regioni. In pratica, l’autunno europeo vive di questo equilibrio tra masse d’aria calde e fredde, rigenerando continuamente le perturbazioni. L’Italia, trovandosi al confine tra il dominio subtropicale e quello temperato, è uno dei Paesi più sensibili a queste oscillazioni.
È per questo che novembre, storicamente, è tra i mesi più piovosi dell’anno: a Milano la media trentennale (1991–2020) si aggira sui 120 mm, a Roma sui 115 mm, a Napoli oltre 140 mm, mentre in alcune zone della Calabria tirrenica si superano regolarmente i 200 mm. Negli ultimi dieci anni, però, la distribuzione delle piogge è diventata più irregolare. Si alternano mesi secchi a episodi di precipitazioni violente concentrate in poche ore, tipiche del nuovo regime pluviometrico mediterraneo. È il cosiddetto “paradosso della siccità umida”: piove tanto, ma male, e l’acqua non riesce a infiltrarsi nel terreno, finendo rapidamente verso il mare.
Insomma, ombrelli a portata di mano, poiché nel weekend saranno assolutamente necessari sulle regioni del Sud, sulle isole maggiori e in parte anche sul Centro Italia, sebbene qui le piogge risulteranno un po’ più deboli e irregolari.
Non pioverà invece sulle regioni del Nord, dove tutt’al più avremo un aumento delle nubi ma in un contesto molto più asciutto e stabile. Lunedì le ultime piogge interesseranno il Sud e il basso Adriatico, poi ci sarà una pausa per tutti, della durata di qualche giorno.
Credit – Le previsioni meteo sono realizzate sui dati emessi dai centri di calcolo ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS), e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) opportunamente revisionati e analizzati dal nostro team di esperti.