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Giovedì 26 Giugno è stata una giornata di rilievo storico. Nonostante non ci fosse una vera e propria perturbazione organizzata, le condizioni meteo predisponenti erano assolutamente estreme per la formazione di grandine di dimensioni inaudite. Ed è stato così che, in diverse zone del settentrione, si sono registrate grandinate davvero devastanti.

 

Cos’è successo

Una massa di aria modestamente fresca in quota ha fatto il suo ingresso tra le valli e le pianure settentrionali, contrastando bruscamente con l’aria calda e umida presente al suolo, e innescando un’intensa attività convettiva, non organizzata, ma estremamente violenta.

 

Le conseguenze sono state terribili. Le correnti ascensionali hanno trasportato verso l’alto l’aria calda e ricca di umidità, alimentando la crescita di enormi cumulonembi, che si sono sviluppati in verticale fino a superare i 15 chilometri di altezza, oltrepassando la troposfera. In questo ambiente, i chicchi di grandine hanno trovato condizioni ideali per crescere rapidamente, raggiungendo dimensioni eccezionali, con diametri che localmente hanno toccato i 12 centimetri, ma forse pure superiori occasionalmente.

 

Le zone devastate

Le aree più colpite da questa furia sono state l’Alto Piemonte, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, dove la grandine ha provocato danni ingenti a veicoli, coperture, impianti agricoli e infrastrutture. Ma i fenomeni grandinigeni si sono estesi anche al Trentino-Alto Adige, dove si sono registrati chicchi dal diametro prossimo ai 5 centimetri. Sulla zona di confine tra Lombardia e Trentino, la località di Livigno è stata letteralmente ricoperta da uno strato di ghiaccio, segno evidente della violenza del temporale che l’ha investita. Cosa rarissima per essere a quasi 2000 metri!

 

Ma il fresco è stato temporaneo!

L’irruzione temporalesca ha portato un temporaneo abbassamento delle temperature, generando un fugace senso di sollievo dalla calura afosa che ha caratterizzato la settimana. Questo calo termico, tuttavia, non è destinato a durare: si è trattato solo di un raffreddamento transitorio, dovuto alla discesa dell’aria fresca dai piani alti dell’atmosfera verso il suolo. Già da Venerdì 27 il ritorno del sole estivo riporta in auge condizioni di caldo torrido e umidità elevata, in vista di un fine settimana particolarmente infuocato.

 

C’è un enorme pericolo

La combinazione tra Alte Pressioni subtropicali e periodiche infiltrazioni di aria umida in quota crea un contesto altamente instabile, in cui anche minimi contrasti termici possono generare temporali di notevole intensità, accompagnati da grandinate devastanti. Proprio nelle prossime ore e nei giorni seguenti, l’arrivo di nuove correnti più fresche attraverso l’arco alpino potrà determinare un aumento dell’attività temporalesca su molte zone del Nord Italia.

 

Le proiezioni meteo indicano che nei primi giorni di Luglio, una nuova perturbazione moderatamente fresca potrebbe oltrepassare le Alpi, dando luogo a una nuova ondata di temporali violenti, con fenomeni meteorologici simili a quelli registrati tra il 24 e il 25 Luglio 2023.

 

In quell’occasione, le condizioni atmosferiche produssero un mix letale di nubifragi, raffiche di vento impetuose e grandinate massicce, che provocarono danni ingenti su vasta scala. Le attuali configurazioni atmosferiche, pur non identiche, presentano notevoli analogie con quel quadro barico. Ma ovviamente serviranno conferme o smentite dai modelli.

 

Una nuova normalità

La realtà con cui ormai ci confrontiamo, soprattutto nel corso dell’Estate, presenta una nuova normalità climatica: eventi che fino a pochi anni fa venivano considerati eccezionali o legati a tempi di ritorno pluridecennali, oggi sono divenuti ricorrenti, anche a 4-5 giorni di distanza! I fenomeni estremi si moltiplicano con estrema rapidità, con temporali sempre più violenti, vento distruttivo e grandine di dimensioni anomale, tanto che, con ogni nuova cella temporalesca, cresce il timore di nuovi episodi disastrosi.

 

Questo nuovo pattern ha alterato il ritmo tipico del nostro paese. Le correnti fredde che una volta erano appannaggio di fasi isolate e brevi, oggi si inseriscono più frequentemente nelle dinamiche estive, dando vita a un clima d’instabilità cronica, dove l’Estate italiana alterna giorni roventi a violente esplosioni temporalesche. Ma il problema è che, in un’atmosfera enormemente più calda, basta un minuscolo sbuffo freddo per scatenare autentici mostri.

 

Nessun cambiamento sostanziale

Le attuali configurazioni bariche fanno presagire un proseguimento dell’Estate sotto il segno di Anticicloni potenti, ma occasionalmente vulnerabili, capaci di cedere di fronte a intrusioni fresche atlantiche o continentali. Saranno proprio queste intrusioni a tenere accesa la miccia dell’instabilità atmosferica, soprattutto lungo le aree del Settentrione.

 

Purtroppo, non possiamo fare altro che adattarci a questo nuovo pattern meteo, fatto di lunghissime fasi di Alta Pressione e improvvise botte temporalesche con precipitazioni e grandinate di inaudita violenza. L’Estate 2025 ne è un chiaro esempio.

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