La rete meteo del Sahara
Il Sahara, che copre oltre 9 milioni di chilometri quadrati, è un deserto sterminato con pochissime stazioni meteorologiche ufficiali. Quelle che esistono sono sparse, costiere o montane, spesso situate nei pressi di centri abitati lungo la fascia mediterranea o incastonate sulle pendici della Catena dell’Atlante, un sistema montuoso che in alcune aree raggiunge i 4.000 metri di quota (come il Jebel Toubkal in MAROCCO).
Ed è proprio qui il problema: rilevare la temperatura in quota o vicino al mare significa ottenere valori NON rappresentativi del cuore rovente del deserto. È come stimare la temperatura media estiva dell’EMILIA-ROMAGNA prendendo come unica fonte il rifugio del Corno alle Scale.
Le stime satellitari
Per fortuna, negli ultimi decenni, grazie ai satelliti come quelli della NASA (MODIS, AIRS) o dell’ESA (Copernicus Sentinel), è possibile stimare con elevata precisione le temperature al suolo, anche in zone remote come il TÉNÉRÉ o il DESERTO LIBICO.
Ma qui c’è un altro dettaglio cruciale: si tratta di stime modellistiche, non di dati ufficiali WMO (World Meteorological Organization). Sono, però, le uniche fonti plausibili per valutare il reale riscaldamento in corso nelle zone interne del Nord Africa.
Secondo le elaborazioni Copernicus Climate Change Service (fonte), le anomalie positive di temperatura in MAGGIO e GIUGNO 2025 sul Nord Africa hanno raggiunto +4/+5°C rispetto alla media 1991–2020, con aree tra LIBIA, TUNISIA e SAHARA ALGERINO interessate da massicce ondate di calore.
Dall’Africa verso l’Europa: il treno del caldo parte da lì
E dunque, chi sostiene che in Africa “non faccia caldo” perché “ci sono stati solo 43°C” in Ghardaïa o a Laghouat, probabilmente ignora:
- che quei valori sono già altissimi per stazioni ufficiali situate a 500-700 metri di quota;
- che le aree desertiche centrali superano quotidianamente i 45-48°C in questo periodo, anche se non c’è nessuno a registrarli ufficialmente;
- che è da queste zone che parte l’aria calda, che poi raggiunge ITALIA, SPAGNA, GRECIA e i BALCANI, portando con sé sabbia sahariana e condizioni da pre-AGOSTO.
E non solo: le simulazioni atmosferiche, come quelle del modello GFS, mostrano una cupola anticiclonica africana estesa su tutto il Mediterraneo, alimentata dall’inferno termico sahariano. Altro che Azzorre.
Il falso mito dell’Anticiclone “fresco” che arriva dall’Iberia
Non ha basi, inoltre, la narrazione secondo cui dall’Atlantico – attraverso la Penisola Iberica – starebbe per arrivare un anticiclone rinfrescante. Come già detto, la SPAGNA ha toccato valori eccezionali a MAGGIO e GIUGNO, con i 40°C superati a Badajoz, Siviglia e Cordova, e anomalie termiche di +6°C su larga scala. Questo perché anche la penisola iberica è attualmente sotto dominio subtropicale africano, non azzorriano.
A sostenerlo non sono “blog meteo”, ma il Copernicus Climate Bulletin di MAGGIO 2025 e l’ECMWF Seasonal Forecast, che evidenziano come l’alta pressione africana stia ormai occupando stabilmente la scena mediterranea, impedendo l’ingresso delle classiche rinfrescate atlantiche.
Il Nord Africa è bollente, ma non ci sono termometri
Chi continua a citare numeri decontestualizzati per minimizzare l’ondata di calore africana, ignora la complessità del sistema osservativo globale. E peggio ancora, disinforma.
Nel 2025, in un’epoca in cui possiamo osservare ogni centimetro del pianeta con sensori satellitari ad alta risoluzione, affermare che “in Africa non fa così caldo” è, francamente, irresponsabile.
Nel frattempo, ITALIA, SICILIA, SARDEGNA e l’intero Sud Europa fanno i conti con aria sahariana compressa, notti tropicali e picchi oltre i 38-40°C, mentre qualcuno si affida ancora alle 3 stazioni ufficiali tra Algeri e Orano per giurare che “non è poi così male”.