Ora, è doveroso fare una precisazione: in termini strettamente scientifici, parlare di “espansione dell’ITCZ” non è del tutto corretto. Questo non è un fronte fisso come un muro che avanza, ma piuttosto una fascia di instabilità atmosferica che si muove ciclicamente, oscillando verso nord o verso sud a seconda delle stagioni, come onde che risalgono e ridiscendono lungo il globo. Tuttavia, la tendenza osservata negli ultimi anni, e confermata da diversi studi climatologici come questo del NOAA, è che questa zona si stia progressivamente spostando verso latitudini superiori.
Cosa comporta tutto questo per il meteo italiano?
Beh, la risposta è immediata e tangibile: il calore del Sahara – già di per sé ferocemente attivo – trova meno ostacoli nel risalire verso il bacino del MEDITERRANEO e da lì verso le regioni più temperate d’EUROPA. È per questo che le ondate di calore si manifestano sempre più frequentemente e con maggior precocità, intensificandosi fino a livelli record.
In pratica, il caldo non solo arriva prima, ma diventa anche più aggressivo. E quando queste onde sahariane si combinano con strutture di alta pressione molto persistenti e statiche, allora si formano gli “Heat Dome”, veri e propri “tappi atmosferici” che intrappolano il calore al suolo.
Cos’è un Heat Dome?
Un Heat Dome (letteralmente “cupola di calore”) è una potente area di alta pressione che si insedia sopra una regione per diversi giorni o settimane, comprimendo l’aria nei bassi strati dell’atmosfera. Questo processo di compressione fa aumentare la temperatura, un po’ come quando si pompa aria in una camera chiusa. Il risultato? L’aria calda non riesce a dissiparsi e si accumula, facendo schizzare le temperature a livelli esorbitanti.
Sono proprio queste configurazioni bariche ad aver provocato eventi meteo estremi negli ultimi anni: i 49,6 °C registrati a Lytton, in CANADA, nel 2021; i 43 °C a PARIGI; i 40 °C a LONDRA, città che fino a pochi decenni fa considerava i 30 °C un’estremità; e i 38 °C in SIBERIA, una regione capace, d’inverno, di toccare anche i -50 °C.
Dove ci porterà tutto questo?
L’idea che il clima tropicale stia salendo di latitudine, è sostenuta anche da pubblicazioni scientifiche come quelle dell’American Geophysical Union, che mostrano come la fascia tropicale si stia espandendo: le zone subtropicali si riscaldano, mentre quelle temperate – come l’ITALIA, la FRANCIA, la GERMANIA – iniziano a vivere fasi meteorologiche simili a quelle che, solo vent’anni fa, erano proprie del SAHEL.
E il paradosso è che, mentre noi bruciamo sotto il sole di GIUGNO, in RUSSIA si registrano anomalie opposte: l’aria calda che si spinge a ovest, lascia spazio a incursioni di masse d’aria artica sull’est europeo, dove le temperature possono scendere sotto media e, talvolta, verificarsi persino nevicate fuori stagione, anche a GIUGNO o, occasionalmente, a LUGLIO.
La combinazione tra una ITCZ sempre più mobile verso nord, anticicloni persistenti e Heat Dome potrebbe diventare la nuova normalità estiva, un quadro in cui l’instabilità meteo si riduce, ma le condizioni di caldo estremo si moltiplicano, con effetti concreti sull’agricoltura, sulla salute pubblica e sulle infrastrutture energetiche.
La domanda non è più se arriverà una nuova ondata di calore record, ma quando. E, purtroppo, quanto durerà.