Il Giappone, situato all’incrocio di quattro grandi placche tettoniche, è testimone di circa 1.500 terremoti all’anno, la maggior parte dei quali di bassa intensità. Tuttavia, il paese è anche soggetto a terremoti di grande magnitudo, che possono generare significativi danni. Nonostante ciò, grazie a tecniche costruttive avanzate e a procedure di emergenza ben stabilite, i danni sono spesso contenuti.
Tuttavia, pochi giorni fa, l’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA) ha emesso un’allerta per un possibile “mega-terremoto”, il primo avviso di questo tipo basato sulle nuove linee guida. Questo tipo di allerta indica che, se un grande terremoto dovesse verificarsi, potrebbe causare intense scosse e generare grandi tsunami. Sebbene la probabilità che un nuovo grande terremoto si verifichi sia più alta del normale, ciò non implica che avverrà sicuramente in un periodo di tempo specifico.
La zona di subduzione della fossa di Nankai, situata tra due placche tettoniche nell’Oceano Pacifico, è particolarmente monitorata. In questa area si sono verificati grandi terremoti in passato, spesso in coppia, con magnitudo che hanno raggiunto l’8 e talvolta il 9. Questi includono il terremoto del 1707, seguito dall’ultima eruzione del Monte Fuji, e altri eventi significativi nel 1854, 1944 e 1946.
Il governo giapponese ha indicato che esiste circa il 70% di probabilità che un mega-terremoto colpisca entro i prossimi 30 anni, potenzialmente minacciando fino a 300.000 vite lungo la costa pacifica del Giappone.
Nel 2011, un enorme terremoto sottomarino di magnitudo 9,0 nel nord-est del Giappone ha scatenato un tsunami che ha causato la morte o la scomparsa di circa 18.500 persone. Questo evento ha anche portato alla fusione di tre reattori nella centrale nucleare di Fukushima, causando la peggiore catastrofe nel dopoguerra in Giappone e l’incidente nucleare più grave dalla tragedia di Chernobyl.