In Grecia, sono stati infranti numerosi record di temperatura, con anomalie medie mensili che hanno oscillato tra +2,9°C e +4,8°C rispetto alla media del decennio 2010-2019. Secondo il National Observatory of Athens/meteo.gr, giugno 2024 è stato il mese più caldo registrato almeno dal 1960, con le condizioni meteorologiche più avverse per gli incendi registrate almeno dal 1980, come indicato dai dati di Copernicus.
Anche Cipro ha affrontato temperature tra le più elevate, con massime che hanno toccato i 45°C. Questo ondata di calore ha provocato almeno due decessi per colpi di calore e ha messo sotto pressione il sistema sanitario del paese.
Le anomalie della pressione atmosferica hanno mostrato un’insolita elevazione sopra i Balcani, la Turchia, Cipro e il Medio Oriente, contribuendo significativamente all’escalation delle temperature. Questi dati evidenziano come variazioni nella pressione atmosferica possano avere impatti diretti e severi sulle condizioni climatiche regionali, portando a fenomeni meteorologici estremi come quelli osservati.
Le analisi delle precipitazioni indicano una notevole assenza di piogge in ampie zone, principalmente in Grecia settentrionale e in Turchia. Questo scenario di siccità contribuisce ulteriormente agli impatti ambientali e sociali già gravi causati dalle alte temperature.
Per quanto riguarda i venti, i dati mostrano che le velocità sono generalmente deboli o moderate, con le raffiche più forti concentrate nel Mar Egeo e nel Medio Oriente. Queste condizioni di vento, combinate con alte temperature e scarsa pioggia, creano un ambiente particolarmente difficile per la gestione delle risorse naturali e la prevenzione dei rischi, come gli incendi boschivi.
Per il mese di giugno 2024, l’analisi ha evidenziato come eventi di calore estremo, simili a quelli osservati tra l’11 e il 14 giugno, abbiano mostrato un incremento di temperatura di almeno 1,5°C rispetto al passato. Questo riscaldamento è stato ancora più marcato nei Balcani occidentali e nel Nord Africa.
le modifiche nella velocità del vento indicano venti quasi 5 km/h più deboli nel Mar Ionio e nell’Adriatico, e circa 2 km/h più deboli nel Mar Nero. Questi dati suggeriscono che le condizioni climatiche stanno subendo trasformazioni che potrebbero avere implicazioni a lungo termine per l’ambiente e per la società in queste regioni.
Uno degli aspetti più preoccupanti di queste ondate di calore è che non sono solo il risultato di variazioni naturali del clima, ma sono intensificate dall’azione umana. Infatti, studi indicano che la Decadal Oscillation del Pacifico, un fenomeno naturale, non sembra essere la causa principale di questi cambiamenti. Piuttosto, è l’impatto antropogenico sul clima a giocare un ruolo chiave nell’incremento delle temperature.