Il 2023 si preannuncia come l’anno più caldo mai registrato
Il riscaldamento globale raggiunge livelli allarmanti
Il 2023 si sta delineando come l’anno più caldo mai registrato, con temperature globali che raggiungono livelli preoccupanti. La crisi climatica sta raggiungendo livelli di urgenza senza precedenti, con temperature globali che raggiungono valori record. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha definito la situazione un “disastro per l’intero pianeta“, sottolineando che l’era del “riscaldamento globale” ha lasciato il posto a quella della “ebollizione globale“.
Questa valutazione allarmante è supportata dai recenti risultati del team del Professor Qingxiang Li della Scuola di Scienze Atmosferiche dell’Università Sun Yat-sen, basati sul dataset globale China Merged Surface Temperature 2.0 (CMST 2.0). Il Prof. Li è anche un eminente ricercatore presso l’Istituto di Ecologia e Geografia dello Xinjiang dell’Accademia Cinese delle Scienze.
Massimi mensili senza precedenti dal mese di Maggio
Il team del Professor Qingxiang Li ha analizzato il dataset CMST 2.0 e ha scoperto che il 2023 ha già vissuto il terzo primo semestre più caldo da quando sono iniziate le registrazioni, seguendo da vicino l’anno più caldo nel 2016 e il secondo più caldo nel 2020. Le temperature medie globali della superficie del mare (SST) hanno raggiunto un massimo storico in Aprile, mentre le temperature medie globali dell’aria sulla superficie terrestre hanno seguito l’esempio raggiungendo il loro secondo livello mensile più alto in Giugno. Questa combinazione ha reso Maggio il mese più caldo mai registrato per le temperature medie globali della superficie.
Il dataset CMST 2.0 – Un benchmark globale
Il dataset CMST 2.0, sviluppato dal team del Professor Li Qingxiang, rappresenta il dataset di riferimento più completo per le temperature superficiali globali ad oggi. Incorpora dati provenienti dalla Cina, colmando un gap critico nel monitoraggio delle temperature globali. Il dataset integra oltre un secolo di dati sulla temperatura dell’aria sulla superficie terrestre globale e incorpora la ricerca all’avanguardia da tutto il mondo, risultando in una risorsa inestimabile per gli scienziati del clima e i responsabili delle politiche. Nel 2022, il dataset è stato ampliato per includere i dati sulla temperatura superficiale dell’Artico, migliorando la sua copertura globale.
Accessibile sia alla comunità scientifica che al pubblico generale, il dataset CMST 2.0 è liberamente disponibile sulla piattaforma di dati di osservazione e modellazione del cambiamento climatico globale.
Comprendere i fattori complessi dietro il riscaldamento globale
Sebbene le attività umane, tra cui le emissioni di gas serra, siano i principali motori del riscaldamento globale a lungo termine, le variazioni a breve termine sono influenzate da cambiamenti interni al sistema climatico come El Niño e l’Oscillazione Decennale del Pacifico (PDO). Con l’accelerazione del riscaldamento globale, la probabilità di eventi meteorologici estremi e disastri aumenta, rendendo necessaria un’azione urgente.
Impatti regionali del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale ha anche profondi impatti regionali, che si manifestano in fluttuazioni estreme della temperatura. Ad esempio, in Estremo Oriente, anomalie di circolazione come l’Oscillazione dell’Atlantico Nord (NAO) hanno portato a frequenti eventi di freddo estremo in inverno, compensando l’aumento generale delle temperature medie. Tuttavia, l’aumento delle temperature massime estive e il calo delle temperature minime invernali risultano in fluttuazioni più ampie delle temperature estreme.
Inoltre, l’accelerazione del disagio umano dovuto all’aumento rapido delle temperature, in particolare nelle regioni a bassa latitudine, è una preoccupazione crescente che richiede la nostra attenzione. Il dataset CMST 2.0 e la ricerca del team del Professor Qingxiang Li sottolineano l’urgenza di affrontare la crisi climatica.