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Ring of Fire, l’anello del Pacifico dove nasce il 90% dei terremoti

Chi segue le notizie dei grandi terremoti avrà notato che i nomi di dove si registrano i più intensi citano quasi sempre gli stessi luoghi: Giappone, Cile, Indonesia, Alaska, e non è affatto un caso, perché stanno tutti sul cosiddetto Ring of Fire, l’Anello di Fuoco del Pacifico, una fascia a ferro di cavallo che abbraccia l’oceano dalle coste dell’America fino all’Asia orientale e all’Oceania, dove si concentra circa il 90% dei terremoti e il 75% dei vulcani della Terra.

 

Il motore nascosto si chiama subduzione

Le placche tettoniche, quei giganteschi pezzi di crosta che si incastrano come un puzzle, non stanno mai ferme e attorno al Pacifico si scontrano di continuo, a partire dalla placca Pacifica fino a quelle di Nazca e di Cocos. Quando una placca oceanica, più densa, incontra una continentale più leggera finisce per scivolarle sotto e sprofondare nel mantello, ed è questo il fenomeno della subduzione, un movimento tutt’altro che fluido perché le rocce si bloccano, accumulano energia per decenni o secoli e poi la liberano tutta in una volta con una scossa. Scendendo in profondità la placca rilascia anche acqua, che fa fondere le rocce sovrastanti e alimenta il magma delle lunghe catene vulcaniche costiere.

 

Terremoti record e vulcani sempre attivi

Il sisma più potente mai misurato, di magnitudo 9.5, ha colpito Valdivia, in Cile, nel 1960, ma anche la cronaca più recente racconta bene come lavora l’anello, basti pensare al terremoto di magnitudo 7.7 vicino alla Nuova Caledonia, alla forte scossa in Ecuador del marzo 2023 o al sisma di magnitudo 6.9 in Kamchatka. Sul fronte vulcanico c’è il Sakurajima, con le sue eruzioni accompagnate da fulmini, mentre lungo la costa nordamericana la zona di Cascadia ha generato nel 1700 un terremoto di magnitudo 9.0 con uno tsunami arrivato fino alle coste nipponiche.

 

Perché non c’è da allarmarsi

L’attività lungo l’anello è costante e, va detto, del tutto normale, quindi eruzioni o scosse ravvicinate in punti distanti migliaia di chilometri non sono collegate tra loro e non segnalano alcun risveglio del sistema. Le Hawaii, citate spesso, nemmeno ne fanno parte, essendo un sistema vulcanico isolato nel mezzo di una placca. I Paesi del Pacifico convivono con questo rischio da sempre e oggi contano su reti di monitoraggio e di allerta tsunami che hanno ridotto parecchio i pericoli per la popolazione.

 

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