Isole di calore urbano: i temporali sono davvero sono più intensi in città?
Chi osserva ogni giorno il radar sopra la città nota celle che si indeboliscono sull'area urbana, mentre la scienza offre un quadro più articolato.
Si scrivono numerosissimi articoli per sostenere che le isole di calore urbano intensifichino i temporali. Vivo a Milano e vedo quotidianamente le condizioni meteorologiche. Osservo il radar meteorologico sia d’estate che d’inverno, e naturalmente anche nelle altre stagioni. Una peculiarità che ho rilevato riguarda proprio questa teoria diffusissima, quella che racconta come il calore accumulato dalle città incrementi la forza dei fenomeni convettivi e come le precipitazioni si verifichino soprattutto in coincidenza delle aree più cementificate. Ebbene, molto spesso tutto questo non trova riscontro. Anzi, devo dire onestamente che trovo veramente difficile trovarne uno: Milano raramente genera un temporale, o quantomeno lo genera tanto quanto accade in campagna.
Il meccanismo termico urbano esiste, per carità, ed è documentato anche nelle nostre analisi sull’isola di calore notturna. Altra cosa è dedurne automaticamente che quel calore produca rovesci più violenti sopra i tetti della città.
Quello che il radar mostra sopra la città
L’ultimo evento è capitato nella serata di domenica 16 agosto, quando una cella temporalesca particolarmente importante, sorta a nord-ovest della città, si è diretta verso sud-est perdendo forza (si veda il radar qui sopra). Sicuramente tutto ciò dipende anche da dinamiche in quota, ovviamente. Ma quella cella, nel momento in cui ha raggiunto la bolla di calore serale di Milano – che in teoria dovrebbe registrare temperature superiori rispetto alle aree meno urbanizzate – ha perso sensibilmente vigore. Ha perso intensità. Anzi, la parte più energica si è diretta nel sud milanese verso il Pavese, mentre sulla città si è scatenato un normale temporale estivo, con un susseguirsi di rovesci di pioggia, tuoni e fulmini.
Finalmente, devo dire c’era un temporale, perché l’ultimo che aveva colpito Milano era stato quello con la violenta grandinata di esattamente un mese prima, sabato 18 luglio, quando fu evacuata la zona dell’Ippodromo La Maura, dove si teneva il concerto di Bad Bunny e vari spettatori furono persino feriti dai chicchi di grandine. C’è da dire che quella grandinata ha procurato molti danni in città, soprattutto alle automobili, con centinaia e centinaia di veicoli colpiti dal fenomeno meteorologico. Dal 18 luglio, su Milano, non si scatenava più un temporale, che d’estate è una rarità.
Ovviamente, in questo lasso di tempo, c’è stato ben altro: tutta una situazione atmosferica di calore incredibile, con temperature minime che in alcune circostanze hanno anche superato quota 28°C. Una condizione che abbiamo raccontato nel dettaglio parlando del caldo notturno milanese. Ma quello che ci tengo a sottolineare è che sembra non esistere una correlazione reale e diretta fra la comparsa del temporale e l’isola di calore urbano, o quantomeno questi non colpiscono la città, perché Milano ha visto sfumare il fenomeno come numerosissime altre volte. Ma che per la serata del 16 lo sto documentando.
Innumerevoli volte, invece, il temporale ha interessato altre aree dell’hinterland, a nord, a sud, a est. È capitato persino che la precipitazione si attenuasse proprio sopra i quartieri centrali, con la cella che perdeva forza e poi si rigenerava a est della città. Come è normale che sia, com’è normale che avvenga in una pianura. Quindi il calore urbano, in quei casi, non ha avuto alcuna influenza.
Vi passo però anche delle ricerche internazionali, di chi ha studiato il calore urbano e l’influenza che può avere nei temporali. Perché comunque la scienza io la rispetto.
Diversi studi e scienziati hanno correlato l’intensificazione dei temporali – e più in generale della precipitazione convettiva – all’effetto delle isole di calore urbano (UHI), tramite meccanismi termici (maggiore instabilità e circolazioni di convergenza indotte dal calore) e, in misura variabile, dinamici (rugosità urbana) e di aerosol.
Studi classici e fondamentali
- Stanley A. Changnon e collaboratori (progetto METROMEX, anni 1970, St. Louis): il Metropolitan Meteorological Experiment ha documentato aumenti statisticamente significativi di precipitazioni estive, temporali, grandine e piogge intense (fino a +25-45% o più in alcune metriche) sopra e soprattutto sottovento alla città. L’UHI e gli effetti urbani favoriscono l’iniziazione e l’intensificazione dei sistemi convettivi. Lavori correlati includono Huff e Changnon (anni 1970).
- Robert Bornstein e Qinglu Lin (2000): studio su Atlanta (“Urban heat islands and summertime convective thunderstorms in Atlanta: three case studies”). Hanno mostrato che l’UHI induce zone di convergenza capaci di innescare temporali in diversi momenti della giornata. È uno dei lavori più citati sul legame diretto fra isola di calore, iniziazione e intensificazione convettiva. Bornstein ha continuato a pubblicare su questi temi, anche con simulazioni e casi su Pechino.
Studi climatologici e su più città
- Walker S. Ashley, Mace L. Bentley e J. Anthony Stallins (2012): “Urban-induced thunderstorm modification in the Southeast United States” (Climatic Change). Analisi radar e di fulmini su più città, con amplificazione positiva della frequenza e dell’intensità dei temporali nelle aree urbane maggiori, legata all’urbanizzazione e all’UHI.
- Miller et al. (2023): “Weakly Forced Thunderstorms in the Southeast US Are Stronger Near Urban Areas” (Geophysical Research Letters). I temporali debolmente forzati vicino alle aree urbane mostrano riflettività più elevate, maggiore probabilità di grandine e più fulmini rispetto a quelli rurali. L’UHI contribuisce aumentando la galleggiabilità delle parcelle d’aria.
Studi modellistici e casi recenti
- Dou, Bornstein et al. (2024): “Impacts of urban heat island intensities on a bifurcating thunderstorm over Beijing” (Urban Climate). Con UHI deboli prevalgono effetti dinamici, cioè la biforcazione della cella; con UHI forti (≥1,8°C) l’effetto termico domina, concentrando e intensificando la precipitazione sull’area urbana centrale.
- Altri esempi: studi su Shanghai (UHI che amplifica e prolunga la convezione), New York (calore antropogenico e UHI che rafforzano la precipitazione temporalesca), Houston, Taipei, Tokyo e meta-analisi – come Liu e Niyogi 2019 – che quantificano aumenti medi di precipitazione intorno al 16% sopra la città e al 18% sottovento.
Meccanismo prevalente: l’UHI, tipicamente di 1-3°C o più, aumenta l’instabilità atmosferica, genera circolazioni di convergenza verso la città e favorisce updraft – le correnti ascensionali che alimentano il temporale – più intensi, portando a fenomeni più frequenti o più forti, soprattutto in condizioni di debole forzante sinottica. Gli effetti variano con l’intensità dell’UHI, la dimensione della città, il regime di vento e la presenza di aerosol.
Questi risultati sono supportati da osservazioni radar e di fulmini, reti meteorologiche e modelli ad alta risoluzione (WRF con parametrizzazioni urbane). La letteratura è ampia e in continua evoluzione, con casi documentati in Nord America, Asia ed Europa. Va aggiunto, per correttezza, che il lavoro più recente pubblicato su Nature nel maggio 2026 distingue fra tipologie di sistema: le celle isolate e monocellulari aumentano sopra le città, mentre i fronti freddi tendono a indebolirsi proprio nel passaggio sull’area urbana.
In conclusione, le ricerche sono sempre molto interessanti, ma a volte, in alcune aree urbane questo fenomeno sembra non manifestarsi. Il temporale del 16 agosto non era da fronte freddo, ma termoconvettivo, nato nell’area alpina piemontese con altre celle che poi ne hanno generato altre.
Credit
- Divergent urban storm response to convective, frontal and tropical systems, Nature, maggio 2026
- Weakly Forced Thunderstorms in the Southeast US Are Stronger Near Urban Areas, Geophysical Research Letters (AGU), 2023
- Meta-analysis of urbanization impact on rainfall modification, Scientific Reports, 2019
- Asymmetric shifts in precipitation due to urbanization across global cities, Nature Communications, 2025
