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Temporali imprevedibili, grandine gigante e raffiche furiose: cosa sta accadendo al clima estivo

Chicchi enormi, raffiche devastanti e temporali che nascono in un'ora: ecco cosa sta succedendo nella nostra atmosfera estiva (e non solo!) e quali scenari ci attendono nei prossimi anni

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Ce ne siamo accorti un po’ tutti, in questa estate così estrema. Fenomeni meteo violenti con grande frequenza, raffiche di vento furiose, grandine gigante, ma soprattutto modelli che faticano in maniera notevole a prevedere l’esatta localizzazione di un temporale. Che cosa sta accadendo in questi ultimi mesi? Facciamo un riassunto dei fenomeni più distruttivi che abbiamo imparato a conoscere.

La grandine

Si tratta della meteora più comune quando dobbiamo parlare di evento estremo e ovviamente non è un fenomeno nuovo. È sempre esistita e fa parte dei normali processi atmosferici. C’è però una domanda che sorge spontanea: le grandinate distruttive in Italia stanno davvero aumentando? I dati dell’European Severe Weather Database sembrano confermarlo, perché nell’arco degli ultimi vent’anni le segnalazioni di grandinate distruttive nel nostro Paese sono triplicate. L’Italia, e a maggior ragione la Valle Padana, è una delle zone più a rischio dell’intera Europa, come dimostrano i chicchi fino a 10 centimetri caduti al Nord il 28 agosto.

Come nasce la grandine

Si forma quasi esclusivamente nei cumulonembi, le nubi dal caratteristico sviluppo verticale, che può raggiungere anche i 12.000-17.000 metri di altezza. Al loro interno ci sono, per farla semplice, due correnti d’aria totalmente opposte: una calda e umida che sale rapidamente verso l’alto, chiamata updraft, e una più fredda che scende verso il suolo, il downdraft.

Il chicco di grandine nasce inizialmente come una minuscola goccia d’acqua o un piccolo cristallo di ghiaccio. Se la corrente ascensionale è sufficientemente intensa, riesce a sollevarlo verso le parti più fredde della nube, dove le temperature possono scendere anche sotto i -20°C. Qui il piccolo nucleo incontra goccioline di acqua sopraffusa, ovvero microgocce che restano liquide nonostante i valori termici molto sotto zero.

Se ci sono i cosiddetti moti convettivi, il chicco può ricadere, essere nuovamente catturato dall’updraft e risalire. A ogni passaggio accumula nuovi strati di ghiaccio. Chiaramente, maggiore è la forza in gioco e più il chicco diventa grosso. Quando il suo peso supera il limite fisico della corrente ascendente, allora precipita. Non a caso, sono proprio le supercelle le strutture in cui il rischio di chicchi di grandi dimensioni risulta più elevato.

Raffiche di vento lineari

Si tratta dei famigerati downburst. Diverse volte vi sarà capitato di vedere un cielo nero, dove all’inizio c’è un leggero venticello in direzione del temporale e poi, improvvisamente, una violenta raffica che fa cadere alberi e tegole. Ecco, è proprio quello che succede. Nel paragrafo precedente abbiamo parlato di downdraft: se la colonna d’aria discendente è particolarmente potente, allora si origina questo pericoloso fenomeno meteo, che sovente viene scambiato per un tornado.

Giova ricordare che entrambi i fenomeni appena discussi sono sempre esistiti. Ciò che sta cambiando, e non di poco, è l’energia disponibile nell’atmosfera. Un’aria più calda è infatti in grado di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo: indicativamente, per ogni grado di aumento della temperatura, la capacità dell’aria di trattenere umidità cresce di circa il 7%. Ce lo dice un’importante legge della fisica.

Questo significa che, in presenza delle condizioni termodinamiche giuste, l’atmosfera può accumulare un’enorme quantità di energia e umidità. I meteorologi monitorano questo potenziale attraverso il parametro CAPE (Convective Available Potential Energy), che indica l’energia disponibile per lo sviluppo di temporali di forte intensità.

Il rischio tornado

L’Italia possiede inoltre caratteristiche geografiche particolarmente favorevoli allo sviluppo di temporali violenti. Come non citare la Pianura Padana, che, circondata dalle Alpi e dagli Appennini, tende ad accumulare molto calore e si trova spesso a contatto tra masse d’aria molto diverse. Le differenze di temperatura, direzione e velocità dei venti possono generare un forte wind shear. Si tratta di un parametro decisivo per la formazione di grosse grandinate e di tornado, come ha ricordato il bollettino di livello 3 emesso per il Nord Italia lo scorso 20 agosto.

Se gli indici meteo climatici di questo tipo sono molto alti, esattamente come è successo lo scorso 28 agosto, allora il rischio di avere chicchi giganti e trombe d’aria è realmente concreto. Ricordiamo però una cosa importante. Al di là del fatto che questi fenomeni estremi stiano senza ombra di dubbio aumentando, rimangono fortunatamente qualcosa di locale. Non dobbiamo pensare che un’intera regione venga devastata da grandine e tornado. Resteranno comunque aree minoritarie rispetto all’estensione dell’intera perturbazione, ma la frequenza, l’ampiezza e la forza di questa fenomenologia meteo estrema stanno comunque crescendo.

Cosa ci aspetta in futuro?

Qui non facciamo previsioni, ma semplicemente scenari. Il Riscaldamento Globale è ormai un trend consolidato, eppure l’atmosfera rimane un sistema estremamente complesso, dove ci sono tantissime variabili e non possiamo dare per certo quello che sicuro non è. A titolo di esempio: non è detto che in futuro aumenteranno i giorni di pioggia. Potrebbero addirittura diminuire. Il punto fondamentale è un altro: un’atmosfera mediamente più calda può disporre di una maggiore quantità di energia e vapore acqueo. Questo vuol dire che pioverà di meno, ma quando lo farà ci saranno violentissimi nubifragi che si formano nel giro di meno di un’ora.

Il rischio, alla luce di quanto esposto in questo articolo, non è quello di avere più temporali, ma di assistere con maggiore frequenza a fenomeni molto intensi: supercelle, grandinate di grandi dimensioni, forti raffiche di vento e precipitazioni molto concentrate. È una tendenza che potrebbe interessare tutto il bacino del Mediterraneo, Italia ovviamente compresa, e che riguarda in modo particolare le aree del nostro territorio già oggi più esposte al cambiamento. Come detto, questi sono scenari e non certezze. Saranno le previsioni meteo puntuali dei prossimi anni a sancire se un determinato comune del nostro Paese sarà interessato o meno da un fenomeno estremo.

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