Rottura dell'Estate 2026. Le date possibili
Dopo i 45°C toccati al Sud Italia e le notti tropicali ormai diffuse, la stagione calda non accenna a cedere: ma quando avremo la vera rottura dell'Estate 2026. Inizia ad essere un rebus.
Quando arriverà la rottura della stagione estiva
È la domanda del momento e una risposta, in qualche modo, proveremo a darla. Anche nella giornata di oggi, come era previsto, nel Sud Italia e in particolare nei settori orientali il clima è stato rovente: si sono toccati i 45°C. Il caldo sembra non voler andare via, questo almeno finché non andiamo a controllare i modelli matematici e le previsioni, perché sappiamo bene che l’intensità è invece destinata finalmente a calare. Sempre oggi, anche in Sardegna, si sono registrati valori superiori ai 40°C sulle aree che patiscono il forte riscaldamento diurno oppure che si trovano esposte a un imponente vento di terra caldo.
Contents- Quando arriverà la rottura della stagione estiva
- Un’estate caldissima e avara di pioggia
- La rottura post-Ferragosto che non è mai arrivata
- Il declino stagionale e l’ipotesi di metà mese
- Temporali in agguato al Nord Italia
- La rottura dell’estate resta rimandata
- Credit
Fino a qualche anno fa parlare di 40°C sembrava un evento meteorologico straordinario. In quest’estate 2026, fateci caso, è diventato invece comune dire che potrebbero esserci temperature di 40°C. Sembra normale, non pare nulla di così anomalo, anche se in realtà lo è. Leggere la classifica delle temperature che si registrano in alcune aree italiane fa impressione, ma fa impressione soprattutto per chi ha un po’ di esperienza in ambito meteorologico e climatologico. E se poi andassimo a guardare i valori che registrano i cosiddetti termometri delle farmacie, il quadro sarebbe ancora ben diverso.
Un’estate caldissima e avara di pioggia
I numeri la dicono chiara: è un’estate caldissima quella che stiamo vivendo, un’estate per giunta con scarse precipitazioni, nonostante i temporali che fanno notizia. Fanno notizia perché sono violentissimi, perché procurano danni enormi, mentre per quanto riguarda la pioggia, soprattutto là dove durante la stagione estiva avrebbe dovuto piovere, è caduto pochissimo. Mi riferisco in particolare alla regione alpina e prealpina, dove è piovuto veramente molto, ma molto meno rispetto alla norma.
Poi è vero che in alcune località ci sono stati eventi di brevissima durata con precipitazioni torrenziali: vedo alcune stazioni tra Piemonte e Lombardia che hanno misurato fino a 400-500 millimetri di pioggia in questo agosto nell’area alpina e prealpina. Sono però località dove la quantità di pioggia annua supera i 2.500 millimetri, quindi zone estremamente piovose, e la piovosità che c’è stata è avvenuta soprattutto sotto forma di questi temporali violenti. La notizia del giorno, dunque, è che sono state le celle di estrema intensità a produrre quelle precipitazioni. Agosto si chiude comunque, in alcune aree d’Italia, con valori nella norma, seppure con meno giorni di pioggia rispetto alla media.
La rottura post-Ferragosto che non è mai arrivata
Siccome fa caldo e siccome, rispetto a quindici anni fa, eravamo abituati a vedere la rottura della stagione estiva subito dopo Ferragosto, il fatto che quest’anno non sia arrivata pesa parecchio. E osservando le previsioni del mese di settembre cominciamo ad andare in crisi, perché anche il mese entrante mostrerà un lato pienamente estivo: pur essendo autunno meteorologico, di autunno meteorologico non avrà nulla. Stando ai principali modelli matematici saranno effimere persino le infiltrazioni di aria instabile, cioè quelle che provocano i temporali visti in queste settimane.
Attenzione però, perché ci saranno contrasti termici importanti ogni volta che entrerà aria fresca in quota o aria instabile. L’Italia resterà all’interno della fascia dell’anticiclone africano, quello che provoca il grande caldo, ma sarà un caldo molto più attenuato rispetto a quello attuale. Nel Sud Italia e in alcune aree del Centro Italia il caldo si farà comunque sentire parecchio, e anche al Nord Italia resterà importante per diversi giorni di settembre: con temperature sopra i 30°C e umidità elevata si parla di clima afoso, e il tempo diventa afoso quando il punto di rugiada si porta attorno ai 20°C.
Ci sono poi le notti tropicali, perché le temperature minime non riescono a scendere sotto i 20°C, se non di qualche decimo di grado qua e là nella Pianura Padana, mentre lungo la penisola non ne parliamo. Così accade anche nelle Isole maggiori, dove abbiamo minime persino superiori ai 25°C, con notti super tropicali.
Il declino stagionale e l’ipotesi di metà mese
Andiamo allora a caccia di questa rottura della stagione estiva, perché prima o poi dovrà esserci. La decadenza dell’estate avviene anche per ragioni stagionali, ovvero astronomiche: abbiamo una riduzione della radiazione solare e una diminuzione delle ore di luce, o meglio di sole, e alla fine di settembre le notti diventeranno più lunghe del giorno. Ma il mare è molto caldo e la terra è molto calda: se non dovessero arrivare perturbazioni con aria fredda proveniente da nord, non ci sarà alcun ricambio d’aria.
C’è un’ipotesi, e la definisco davvero molto avventata, dato che è un solo modello matematico ad accennarla: verso metà mese potrebbe formarsi una perturbazione robusta proveniente da nord, con una discesa di aria oceanica. La considero remota, anche perché stiamo parlando di una previsione a lunghissimo termine. Anzi, settembre potrebbe proseguire per tutto il mese in versione estiva, senza rottura, e non è nemmeno possibile assegnare una percentuale di probabilità osservando un modello matematico a quindici giorni di distanza.
Quelle non sono previsioni: sono linee di tendenza ipotetiche, tra le tante che i modelli matematici elaborano prima di esporci quella che tendenzialmente dovrebbe risultare più affidabile. L’attendibilità di una proiezione a quindici giorni non è però quella di una previsione puntuale, cioè del tempo che potrà fare a Roma, Reggio Calabria, Palermo, Milano o Torino: è semplicemente un indirizzo di massima.
Temporali in agguato al Nord Italia
Per il breve termine abbiamo altri modelli matematici, e in quei modelli matematici vediamo qualche scorcio temporalesco, definito instabilità atmosferica, nei prossimi giorni soprattutto sul Nord Italia. Qualcosa di simile a quanto già osservato, augurandoci che non si tratti di fenomeni rovinosi come quelli del 28 agosto. Anche nei giorni precedenti, del resto, i temporali non erano stati deboli: c’erano stati nubifragi e danni. Perché sì, questi temporali procurano soprattutto danni, e il beneficio delle piogge resta modesto a fronte del conto che si paga per il maltempo estremo.
La rottura dell’estate resta rimandata
Quando arriverà la rottura della stagione estiva non si sa: questa è la risposta che possiamo dare con certezza. Per ipotesi, forse verso metà mese, forse più avanti nel tempo, oppure dovremo semplicemente attendere il degrado dell’estate 2026 senza una vera e propria rottura, senza cambiamenti repentini, dando appuntamento a un’inversione di rotta addirittura a ottobre. Ora come ora resta tutto incerto, perché i modelli matematici, che per il nostro lavoro sono la Bibbia e la base essenziale, non ci danno traccia affidabile di una svolta.
Ci dicono invece che farà caldo, con temperature tra i 30°C e i 35°C e anche oltre nelle regioni meridionali e nelle Isole maggiori, mentre i 30°C si raggiungeranno pure al Nord Italia e nella Pianura Padana. Questa è estate, di certo, ma siamo distanti – specie al Settentrione – da quanto capitato per tutto luglio e per gran parte di agosto, quando le minime non scendevano sotto i 25°C e le massime andavano ben oltre i 35°C, per giunta con un’umidità atmosferica da sud-est asiatico: sembrava di vivere nella foresta amazzonica.
Ebbene, quest’estate ci ha portato anche i temporali durante quelle condizioni atmosferiche. Per fortuna non si sono verificati eventi meteorologici disastrosi in quelle situazioni, perché sarebbero potuti capitare: sarebbe bastato il traboccare di un po’ di aria più fresca per scatenare l’inferno, cioè fenomeni ben peggiori di quelli che hanno devastato, ad esempio, la città di Cremona. E attenzione, i fenomeni meteorologici estremi non hanno interessato soltanto il capoluogo lombardo, ma diverse località di pianura e anche alcune vallate alpine.
Qui però non stiamo parlando tanto di quello che è successo in questi giorni, quanto di ciò che accadrà: e la rottura della stagione estiva, per ora, è rimandata. Lo confermano anche le proiezioni dei centri di calcolo americani, che continuano a insistere su un’anomalia termica positiva, e le analisi sul ridimensionamento dell’anticiclone, un ridimensionamento che non equivale affatto alla fine dell’estate.
Credit
- ECMWF – C3S Seasonal Forecasts
- Copernicus Climate Change Service – Seasonal forecasts
- Copernicus Climate Change Service – Climate Bulletins
- World Meteorological Organization – Global Seasonal Climate Update ASO 2026
- NOAA Climate Prediction Center – Forecasts & Outlooks
