I temporali fino al 26 Agosto: novità sulle aree a maggior rischio
I modelli concentrano gli accumuli maggiori sulle Alpi occidentali e sull'alto Tirreno tra martedì e mercoledì, mentre il Sud Italia resta ai margini.
- Domenica 23 agosto, la pioggia resta confinata nei rilievi alpini
- Lunedì 24 agosto, la parentesi più asciutta
- Martedì 25 agosto, il fronte di aria instabile si carica a ovest
- Mercoledì 26 agosto, il giorno degli accumuli più elevati
L’ultima settimana di agosto si apre con un’atmosfera che ha smesso da qualche giorni di essere monotona. Dopo le grandinate e i nubifragi che hanno segnato giovedì 20 e venerdì 21 agosto, con i quantitativi più pesanti scaricati sull’entroterra della Liguria e sulle Prealpi lombarde, come raccontato nell’analisi sul maltempo delle prossime ore al Nord e al Centro, come descritto dalle cronache e persino con la richiesta da parte della Lombardia di calamità naturale per il maltempo, la circolazione atmosferica resta mobile e continua a spingere impulsi instabili verso l’Europa occidentale. Il quadro sinottico dell’evoluzione meteo elaborato dai principali centri di calcolo per l’intervallo compreso tra domenica 23 e mercoledì 26 agosto illustra una novità che ormai è divenuta attentibile, ponendo una ripresa di forza dell’alta pressione africana in Italia. Questo sposterà il baricentro delle precipitazioni prima sui rilievi di confine, poi decisamente a ovest, per rientrare infine sul Nord Italia prima di metà settimana, ma direi tentennando, perché la furia del calore africano con il suo anticiclone di blocco è qualcosa di allucinante per il periodo.
Domenica 23 agosto, la pioggia resta confinata nei rilievi alpini
Nelle ventiquattro ore che si chiudono su domenica 23 agosto i tre modelli matematici disegnano una distribuzione molto selettiva, quella tipica dell’instabilità orografica dell’estate, quando l’aria umida viene forzata a salire lungo i versanti e produce rovesci che restano confinati alle montagne. Gli accumuli più consistenti si collocano lungo la fascia alpina orientale, tra l’alto Friuli-Venezia Giulia, il confine con la Slovenia e le Alpi Carniche, dove il GFS del NOAA individua punte comprese tra 8 e 11 millimetri, mentre l’ICON-EU del DWD si ferma su valori di 4 o 5 millimetri e l’ARPEGE di Météo-France allarga la fascia bagnata verso il Trentino-Alto Adige e l’alto Veneto. Chi si trova nelle vallate attorno a Trieste e a Bolzano farà bene a mettere in conto qualche temporale pomeridiano di breve durata.
Il secondo nucleo, più modesto ma non trascurabile, riguarda la dorsale appenninica del Centro Italia. Tra Umbria, alto Lazio, Marche e Abruzzo i valori oscillano fra 2 e 4 millimetri, con l’ARPEGE che estende la copertura a buona parte dell’Appennino centrale e il modello tedesco decisamente più avaro. Il Sud e le Isole Maggiori restano completamente fuori dal gioco, protetti da una struttura anticiclonica che continua a garantire cielo terso e mare calmo.
Lunedì 24 agosto, la parentesi più asciutta
La giornata successiva rappresenta la pausa. Tutti e tre i modelli svuotano la penisola: sull’Italia sopravvivono soltanto accumuli minimi lungo l’arco alpino di confine, tra la Valle d’Aosta, l’alto Piemonte e il settore altoatesino, con l’ARPEGE che mostra qualche nucleo un po’ più organizzato sul versante nord delle Alpi, quindi sostanzialmente fuori dai confini nazionali. Il grosso dell’attività temporalesca si trasferisce verso i Balcani, la Macedonia del Nord e la Grecia settentrionale, dove il GFS arriva a segnalare picchi vicini ai 12 millimetri. È una tregua breve, e conviene interpretarla per quello che è: il momento in cui l’atmosfera ricarica energia prima dell’affondo successivo.
Martedì 25 agosto, il fronte di aria instabile si carica a ovest
Qui il quadro cambia con decisione. Le ventiquattro ore che portano a martedì 25 agosto vedono la formazione di un’area perturbata molto estesa tra la Francia meridionale, il Golfo del Leone, i Pirenei e la Catalogna. Il GFS distribuisce accumuli diffusi tra 20 e 40 millimetri con punte oltre i 50, l’ICON-EU concentra i massimi proprio sul mare antistante la costa francese con valori tra 40 e 44 millimetri, e l’ARPEGE, che su quel dominio gioca in casa, conferma l’intensità del sistema. Le regioni italiane restano ai margini: qualche millimetro sulle Alpi occidentali di confine, valori tra 2 e 8 millimetri sull’alto Piemonte e sulla Valle d’Aosta, poco o nulla altrove. Su Torino e su Milano le prime avvisaglie arrivano in serata, sotto forma di cielo che si annuvola rapidamente da ovest e di vento che ruota ai quadranti meridionali. Forse qualche temporale vagante nel torinese, meno probabile nel milanese, ma come si sa, l’atmosfera è così carica di energia che potrebbero scatenarsi isolate celle temporalesche in un contesto estivo, specie a fine giornata.
Mercoledì 26 agosto, il giorno degli accumuli più elevati
Il sistema che martedì lavora sulla Francia entra nel bacino padano tra la notte e la giornata di mercoledì 26 agosto, ed è in questa finestra che si concentrano i quantitativi maggiori dell’intero periodo. Il GFS individua un nucleo tra le Alpi Lepontine, l’Ossola e l’alta Lombardia con accumuli compresi tra 16 e 28 millimetri, aggiunge 8 o 13 millimetri sull’Alto Adige e valori più contenuti sull’alta Toscana e sulla Corsica settentrionale.
L’ICON-EU alza sensibilmente l’asticella e propone lo scenario più severo: 20, 30 e fino a 46 millimetri sulle Alpi piemontesi, tra 16 e 24 millimetri sulle Prealpi lombarde e sul Friuli-Venezia Giulia, precipitazioni diffuse fra 5 e 15 millimetri su gran parte della Pianura Padana, e soprattutto un massimo marcato tra l’Arcipelago Toscano, la costa livornese e il versante orientale della Corsica, dove si superano i 40 millimetri. Sono valori che, se confermati, riportano il rischio di temporali autorigeneranti sul settore tirrenico, quel meccanismo per cui le celle si formano ripetutamente sullo stesso punto e transitano una dietro l’altra lungo la medesima traiettoria. Chi vive tra Genova conosce bene quel copione, e la dinamica meteo. Ma questo peggioramento del tempo, non ha minima mente le sembianze di quello visto tra giovedì e venerdi, ma localmente con il carico di energia, niente va escluso, come locali nubifragi.
Le divergenze fra i modelli e cosa monitorare
La distanza fra il modello statunitense e quello tedesco su mercoledì 26 non è un dettaglio: si parla di una differenza che, sul massimo tirrenico, vale oltre 30 millimetri. In casi simili l’esperienza suggerisce di non sposare la soluzione più estrema, ma nemmeno di scartarla, perché con un Mar Mediterraneo non solo molto caldo, ma che si sta scaldando ancora, il potenziale convettivo disponibile è elevatissomo e i modelli a scala globale tendono a sottostimare i picchi locali. Il Sud Italia, intanto, resta ai margini anche a metà settimana, in linea con la contrapposizione fra due circolazioni distinte già evidenziata nell’analisi sulle due Italie sotto lo stesso cielo.
Le aree da tenere sotto controllo, in sintesi operativa, sono tre: la fascia alpina e prealpina occidentale tra Piemonte e Lombardia, il Nord-Est lungo la direttrice Veneto–Friuli-Venezia Giulia, e il tratto di costa tirrenica compreso tra il Golfo di Genova e l’alta Toscana. Per gli aggiornamenti sugli avvisi di criticità conviene fare riferimento ai bollettini ufficiali del Dipartimento della Protezione Civile, che restano il riferimento per le fasi di maltempo organizzato, come ricordato anche nei preparativi verso la fase di nubifragi e grandine.
Credit
- NOAA NCEP – Global Forecast System, prodotti operativi
- Deutscher Wetterdienst – Descrizione del modello ICON e del nest ICON-EU
- Météo-France – Dati pubblici del modello ARPEGE
