Estati del futuro senza pioggia: uno studio spiega perché le perturbazioni estive spariranno
Un'analisi internazionale certifica un fenomeno che chi vive in Italia e in gran parte d'Europa ha già imparato a riconoscere: nei mesi caldi le perturbazioni si fanno sempre più rare, con conseguenze evidente su caldo e siccità. Il 2026 altro non è che un esempio cardine
Le persone più attente noteranno una cosa importante in questa estate 2026. A parte il caldo estremo, anche nelle regioni che dovrebbero essere più abituate a ricevere del maltempo, praticamente non piove quasi mai. Se escludiamo una fase di numerosi temporali nella seconda metà di luglio e la metà del mese di giugno, fino ad ora l’intero mese di agosto non ha quasi mai visto pioggia, se non da temporali molto occasionali.
Questa non dovrebbe essere la normalità, ma rischia di diventarlo nei prossimi anni.
La ricerca
È quanto sostiene un’importante ricerca scientifica. Il cambiamento climatico potrebbe rendere le estati dell’emisfero settentrionale sempre più calde e caratterizzate da una minore presenza di perturbazioni, fino quasi ad azzerarle, esattamente come sta accadendo in questa rovente 2026. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, tra luglio e agosto nuvole e piogge potrebbero diventare progressivamente più rare, come già accade nella regione Alpina, dove le piogge non dovrebbero mai mancare in piena estate.
La ricerca, condotta dagli studiosi della School of Marine and Atmospheric Sciences della Stony Brook University, ha analizzato i dati meteorologici raccolti tra il 1979 e il 2014. Dall’analisi è emerso che il numero di perturbazioni estive nell’emisfero settentrionale è diminuito mediamente di circa il 4% ogni dieci anni. Il problema è che negli ultimi otto anni l’accelerazione è stata davvero marcata, e questo vuol dire che le percentuali potrebbero essere destinate ad aumentare ulteriormente, come conferma anche un’altra analisi recente sull’evoluzione del clima estivo.
Che cosa comporta
Una così forte riduzione delle perturbazioni significherebbe meno nuvole e precipitazioni durante l’estate, con conseguenze dirette sulle temperature. Le nuvole e la pioggia, infatti, contribuiscono a limitare il riscaldamento della superficie terrestre. Se la loro presenza diminuisce, i continenti possono accumulare più calore, con suoli più secchi e una maggiore possibilità di ondate di caldo.
Vi abbiamo già raccontato in più occasioni che un suolo ricco di umidità limita, almeno nei primi giorni, l’incremento delle temperature, soprattutto nei valori massimi. Una copertura vegetativa secca, invece, fa il contrario ed enfatizza le temperature pomeridiane, spingendole anche oltre quanto possono prevedere i modelli, un meccanismo descritto anche in questo approfondimento sulla rottura della cupola di caldo.
Un circolo vizioso
Si potrebbe quindi creare una sorta di circolo vizioso: il riscaldamento globale favorisce la diminuzione delle perturbazioni estive, mentre la loro riduzione contribuisce a rendere le estati ancora più calde. Un cambiamento che, secondo gli autori della ricerca, potrebbe rendere le ondate di caldo estive un fenomeno sempre più frequente e intenso nei prossimi anni, come mostrano anche i dati raccolti sull’espansione degli anticicloni subtropicali.
Come se non bastassero già i cambiamenti climatici che fanno aumentare le temperature in ogni stagione, gli effetti restano comunque molto diversificati, sia a seconda del periodo dell’anno sia in base alla latitudine geografica, come emerge anche dal bilancio della stagione 2026 pubblicato a inizio giugno.
Credit
- Geophysical Research Letters (AGU) – Observed and projected decrease in Northern Hemisphere extratropical cyclone activity in summer
- School of Marine and Atmospheric Sciences, Stony Brook University
