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Boa nel vano motore: la scoperta sotto il cofano

Un serpente esotico lungo circa un metro e mezzo è stato estratto dal motore di un'auto ferma da settimane, un episodio che riporta l'attenzione su un comportamento animale ben noto a chi si occupa di soccorsi e su diversi precedenti registrati nel tempo.

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Doveva essere un normale cambio della batteria. Quando ha aperto il cofano dell’auto, però, si è trovato davanti un ospite decisamente inatteso: un boa constrictor lungo circa un metro e mezzo, nascosto all’interno del vano motore.

La vettura era rimasta parcheggiata e inutilizzata per circa un mese e il proprietario aveva deciso di rimetterla in funzione. Sollevato il cofano, la scoperta del grosso serpente ha fatto saltare qualsiasi programma di manutenzione. Un’auto ferma da settimane, va detto, smette di essere un veicolo e diventa a tutti gli effetti una cavità riparata, buia e asciutta: esattamente il tipo di ambiente che un rettile cerca quando deve mettersi al sicuro.

L’intervento dei vigili del fuoco

L’uomo ha dato l’allarme e sul posto sono arrivati cinque vigili del fuoco dell’Haute-Garonne, tra i quali due specialisti dell’unità RAN, dedicata agli interventi che coinvolgono animali. Dopo una valutazione effettuata anche da personale esperto nella gestione degli animali esotici, il boa è stato estratto con attrezzature specifiche. L’operazione si è conclusa senza conseguenze né per il rettile né per i soccorritori.

Il serpente è stato quindi affidato all’École nationale vétérinaire di Tolosa, dove è stato preso in carico in attesa di chiarirne la provenienza. Al momento della diffusione della notizia il proprietario del boa non si era fatto avanti. La cosa, per inciso, non stupisce chi conosce il settore: dichiarare la fuga di un animale non domestico significa spesso doverne dimostrare la detenzione regolare, e non tutti se la sentono.

La storia ha avuto anche un’insolita appendice. Soltanto due giorni dopo, sempre nell’Haute-Garonne, i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per un altro boa, lungo circa un metro, trovato sulla strada a Montesquieu-Volvestre. In quel caso il rettile era scappato dal proprio terrario ed è stato riconsegnato al proprietario. I due episodi non risultano collegati.

Perché un rettile finisce proprio lì

Serve un chiarimento tecnico, perché sulla vicenda circolano spiegazioni sbrigative. I serpenti sono ectotermi, cioè regolano la temperatura corporea sfruttando l’ambiente esterno e non il proprio metabolismo, come raccontato anche negli approfondimenti dedicati alla fisiologia di questi rettili. Da qui l’idea, ricorrente, che l’animale cercasse il calore residuo del motore. Ma la vettura era ferma da un mese: di calore residuo non ce n’era più da un pezzo.

Quello che conta, in casi come questo, è la geometria del rifugio. Il vano motore di un auto parcheggiata per strada offre superfici metalliche che di giorno accumulano calore dall’energia solare e la rilasciano lentamente durante la notte, spazi stretti che danno all’animale il contatto continuo con le pareti – una condizione di sicurezza per un serpente – e un riparo perfetto dai predatori. Le stesse ragioni per cui gatti e roditori scelgono da sempre i sottocofano nelle notti fresche, con l’aggravante che il rettile, una volta insinuato tra manicotti e centraline, tende a non muoversi più.

Nelle fasi di caldo prolungato, quelle che ormai accompagnano buona parte dell’estate europea, gli ectotermi diventano più attivi e coprono distanze maggiori: un meccanismo già osservato per le specie non autoctone, come mostrato dall’analisi sul risveglio anticipato degli organismi alieni durante le avvezioni calde. Vale sulla terraferma quanto in mare, dove l’anomalia termica sta favorendo l’arrivo di specie estranee al bacino del Mediterraneo.

I precedenti italiani, dalla Puglia alle Prealpi

Chi pensa che si tratti di una stranezza d’oltralpe sbaglia. In Italia episodi analoghi si contano a decine, distribuiti dal Nord al Sud e in tutte le stagioni calde.

A Brindisi, nel maggio del 2023, i vigili del fuoco recuperarono un pitone reale infilato nel vano motore di un’auto parcheggiata in viale Commenda: l’esemplare, non autoctono, venne estratto con la pinza cattura-rettili e affidato ai carabinieri forestali. Nello stesso territorio, un anno prima, un cervone lungo circa un metro e mezzo si era rifugiato sotto il cofano di una vettura a San Vito dei Normanni.

Nel giugno del 2025 la scena si è ripetuta a Cassiglio, in alta Valle Brembana, provincia di Bergamo: un pitone reale si era spinto talmente in profondità tra i componenti del motore che i pompieri, pur di non smontare mezza macchina, hanno usato un getto d’acqua a distanza per indurlo a sporgere la testa. L’ipotesi prevalente fu quella dell’abbandono estivo, una piaga che riguarda anche gli animali esotici e non soltanto cani e gatti, come ricordato negli approfondimenti sugli effetti della stagione calda sulla fauna.

Un anno dopo, nel maggio 2026, un altro serpente si è introdotto nel motore di un’auto nel parcheggio dell’ospedale San Maurizio di Bolzano: circa un’ora di lavoro e diverse tecniche prima di completare il recupero in sicurezza.

Che cosa fare davanti a un caso simile

La regola in caso di ritovamento di un serpente è netta: non toccare nulla e chiamare i soccorsi. Il boa constrictor non è velenoso e uccide le prede per costrizione, ma un esemplare stressato e incastrato tra le componenti meccaniche può reagire con un morso, e comunque va estratto senza danneggiarlo. Tentativi improvvisati con bastoni, guanti da giardinaggio o – peggio – fumo e fiamme, come pure si è visto in passato, servono soltanto a spingere l’animale più a fondo.

Prudente anche il gesto opposto, quello preventivo. Chi lascia il mezzo fermo a lungo, soprattutto in aree verdi o periferiche, farebbe bene a battere il cofano prima di avviare il motore e a dare un’occhiata sotto la vettura. Vale per i rettili, vale per i gatti, vale per i roditori che dei cablaggi fanno pasto e nido.

Resta il nodo della detenzione: i serpenti coinvolti in questi episodi non arrivano dai boschi, escono dai terrari domestici, per fuga o per abbandono. La normativa sugli animali non domestici è stringente in Francia come in Italia, e ogni ritrovamento di questo tipo la riporta puntualmente al centro della discussione. Con un dettaglio che nessun bollettino può prevedere: il prossimo boa, statisticamente, verrà trovato da qualcuno che voleva solo cambiare la batteria.

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