Siamo in Friuli Venezia Giulia, a Trieste, dove una situazione meteorologica piuttosto anomala si sta abbattendo in queste ore sulla parte orientale della regione. Soffia la Bora, quel vento freddo che di norma dovrebbe far gelare la città, ma stavolta, per una serie di fattori concomitanti, ha scatenato quella che si potrebbe definire una vera e propria “ira di fuoco”. La corrente di nord-est, discendendo dalle montagne e dalle colline, ha mantenuto durante la notte la temperatura di Trieste attorno e sopra i 30°C, valore che è risultato essere la minima registrata in città. Tra Trieste e Muggia, piccolo centro a sud del capoluogo giuliano, nel pomeriggio la colonnina di mercurio ha superato i 41°C.
Peraltro si potrebbe pensare a un vento di caduta accompagnato da aria molto secca, ma non è affatto così: il punto di saturazione dell’aria a Muggia si aggira attorno ai 20°C, mentre la temperatura è arrivata a toccare i 41°C, per poi scendere lievemente nel pomeriggio fino a circa 40°C. Ne risente anche la provincia di Gorizia, colpita da un caldo intenso che interessa un po’ tutto il Friuli, con valori fuori da ogni immaginazione: si potrebbero definire temperature quasi abnormi.
Un fenomeno fuori dal comune
Tutto questo accade con un vento che, soffiando solitamente da est, porta freddo durante la stagione invernale e spesso si accompagna al gelo: è proprio questa la caratteristica tipica della Bora. Stavolta, invece, si è trasformata in una sorta di bora di fuoco, una bora di fiamme si potrebbe dire, con temperature smisuratamente elevate.
Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio, quello della lunga ondata di calore che sta interessando l’Italia e buona parte del Mediterraneo, alimentata dalla persistenza dell’Anticiclone Africano, che secondo l’ECMWF potrebbe mantenere condizioni calde fino a fine agosto. Una fase climatica che si intreccia con dinamiche più ampie, riconducibili anche al Riscaldamento Globale.
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