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      Home » Le regioni a maggior rischio 40 gradi
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      Le regioni a maggior rischio 40 gradi

      L'alta pressione africana persisterà dalla Penisola Iberica alla Penisola Anatolica passando per l'Italia: temperature spesso oltre i 35°C, afa diffusa, pochissime precipitazioni al Nord e il rischio di nuove ondate di calore, anche peggiori delle precedenti, sino a tutto Agosto.

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 03/07/2026
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      14 Min Lettura
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      Contents
      • Nuova ondata di calore sull’Europa occidentale
        • Italia: caldo sopra la media e piogge col contagocce
      • Anticiclone africano padrone del Mediterraneo
        • Picchi estremi contenuti, ma l’Estate è ancora lunga
        • Refrigerio? No, solo una riduzione della calura
        • Afa non caldo torrido: non facciamo confusione
        • Come difendersi: climatizzatori sì, parchi meglio al mattino presto
        • Blackout, prevenzione e adattamento al nuovo clima

      Nuova ondata di calore sull’Europa occidentale

      In questi giorni si parla della possibilità di avere una nuova forte ondata di calore sull’Europa occidentale, e i modelli matematici in effetti la indicano: ciò è quindi abbastanza confermato, anche se difficilmente raggiungerà gli effetti di quella precedente, soprattutto in Francia. Alcuni elaborati dei modelli matematici, nelle ultime 24 ore, hanno però indicato un’ondata di calore feroce proprio in Francia, addirittura con picchi fino a 50°C. Queste sono solo ipotesi, ovviamente, tra l’altro riferite a un meteo sul lungo termine che, soprattutto quando si parla di previsioni soggette ad ampie variazioni, ha un’affidabilità decisamente mediocre.

       

      Italia: caldo sopra la media e piogge col contagocce

      Per quanto riguarda l’Italia, ciò che si profila a grandi linee è una situazione atmosferica di temperature sopra la media, in linea con quanto avevamo visto nelle previsioni sino a 46 giorni di validità. In aggiunta, purtroppo, ci sarà carenza di precipitazioni sulle regioni settentrionali italiane: qualche temporale alpino, qualche altro in Appennino, ma tutto sommato possibilità di piogge veramente scarsissime. Questo sembrerebbe il profilo per le prossime due settimane. Probabilmente qualche infiltrazione di aria umida o instabile potrebbe scendere dall’arco alpino verso la Pianura Padana e improvvisare dei temporali, soprattutto serali e notturni, ma per il resto in Italia sarà piena estate, con temperature decisamente elevate, sopra la media: parliamo di valori massimi spesso attorno a 35°C, ma anche oltre. E questa serie di temperature attorno a 35°C ce la ritroveremo diffusamente anche sulle regioni settentrionali, per giunta con umidità elevata. Sostanzialmente vi sto descrivendo quello che i miei colleghi hanno già ampiamente detto. C’è poi da aggiungere che alcune proiezioni indicano la possibilità di qualche infiltrazione ancor maggiore da est verso l’Italia: vedremo se si confermerà, però andiamo già su una previsione a circa una settimana, quindi questo aspetto lo dovremo ovviamente osservare nei prossimi giorni.

       

      Anticiclone africano padrone del Mediterraneo

      Il nucleo di tutta questa previsione, però, è che la fascia mediterranea vede l’alta pressione africana persistere molto pesantemente dalla Penisola Iberica sino alla Penisola Anatolica, passando per l’Italia, per poi scivolare anche verso nord, oltre l’arco alpino. Una situazione meteorologica di anomalia, perché sulle regioni settentrionali, ad esempio, ci dovrebbero essere ricorrenti eventi favorevoli allo sviluppo di temporali, e questo non succederà. Peraltro anche la convezione, cioè la formazione di nubi, sarà piuttosto limitata proprio a causa di questa alta pressione molto robusta in quota. Cosa vuol dire? Che avremo geopotenziali, ovvero pressione atmosferica in quota, molto elevati. Insomma, un’estate più calda della media, un’estate anche piuttosto faticosa.

       

      Picchi estremi contenuti, ma l’Estate è ancora lunga

      Attenzione però: i picchi estremi al momento sembrano essere contenuti nelle ultime proiezioni dei modelli matematici. Cosa significa? Che in precedenza avevamo visto dei valori massimi veramente stratosferici, addirittura previsioni di 42-43°C persino nelle regioni del Nord Italia; ora invece queste proiezioni non compaiono più, quantomeno sino a due settimane. Però tali previsioni sono frutto di calcoli piuttosto complessi, perciò quelle condizioni si potrebbero comunque realizzare, e l’estate è ancora abbastanza lunga: ci troviamo appena a Luglio, quindi dobbiamo trascorrere tutto il mese e poi anche Agosto per poter uscire dalle condizioni atmosferiche di caldo davvero estremo. Effettivamente, sino a tutto Agosto siamo a rischio di nuove ondate di calore di forte intensità, e direi persino peggiori rispetto a quelle che abbiamo avuto, perché purtroppo ci sono conseguenze derivanti dal fatto che il mare si è riscaldato parecchio e segna temperature molto superiori alla media. Ormai siamo in quel tunnel di condizioni atmosferiche che vede valori sopra le medie, e poi le perturbazioni oceaniche sono veramente deboli: non riescono a infrangere, rompere, aprire la strada dentro questo anticiclone, e quindi è difficile che si realizzino situazioni come le gocce d’aria fredda che vanno a dare quel refrigerio.

      Per quanto riguarda la fase di estrema calura, tutti i modelli matematici – parlo di quello europeo e di quello americano – indicano un riscaldamento considerevole alla metà di Luglio: ci sarà veramente una calura potentissima, con 40°C frequenti nelle regioni centro-meridionali, soprattutto nelle aree interne più esposte. Non 40°C sulle coste, dove le temperature, anche se quelle del mare saliranno, saranno comunque mitigate; però attenzione, sulle coste ci sarà purtroppo l’afa.

       

      Refrigerio? No, solo una riduzione della calura

      Addirittura, pensate che in questi giorni stiamo vivendo un refrigerio che, devo dire, mi sembra più che ridicolo: se registriamo le temperature che ci sono attualmente durante il giorno, questo non si chiama refrigerio, ma semmai una riduzione della calura, perché i valori restano sopra la media. Ora, mi è capitato di leggere che avremmo avuto temperature nella media, ma francamente io non ci ho mai creduto, anche perché i modelli matematici non lo hanno mai visto: hanno intravisto fenomeni temporanei che avrebbero generato brevissimi periodi di valori nella norma, in quanto ci sarebbero stati molti temporali. In realtà i temporali ci sono stati, anche parecchi, ma alla fin fine neppure così diffusi, benché intensi. E sono solo questi che possono fare notizia: la notizia del temporale che allaga questa o quella città, che crea danni, che causa problemi, dà l’impressione che ci sia stato il finimondo. In realtà il finimondo non c’è stato: ci sono stati temporali a carattere locale, con fenomeni di forte intensità, nubifragi, grandinate, anche trombe d’aria e raffiche di vento che hanno superato i 150 km/h, ovvero quello che si chiama meteo estremo. Ma ormai il meteo estremo fa parte sia delle situazioni di peggioramento del tempo, sia di quelle di bel tempo, quando abbiamo le ondate di calore.

      Orbene, in tutto questo sto dando una buona notizia: al momento non sono previste ondate di calore estreme in Italia. Sì, qualcosa potrebbe succedere sul lunghissimo termine, ma nel meteo del lunghissimo termine mettiamo sempre il punto interrogativo. E questo vuol dire che tutto ciò è da confermare.

       

      Afa non caldo torrido: non facciamo confusione

      L’afa è un aspetto che in Italia viene molto spesso confuso addirittura con il caldo torrido, che non c’entra niente: il caldo torrido si ha dove e quando c’è un caldo secco, mentre l’afa è un caldo umido, si chiama appunto caldo afoso. Ed è quello che noi avremo, ed è quello che abbiamo anche avuto. Quindi non parlate di caldo torrido, perché il caldo torrido è un’altra cosa: è quello che c’è nelle aree desertiche, oppure in altre circostanze, quando un tempo soffiava il vento di scirocco che scendeva attraverso i monti e disseccava l’aria. Ma questa non è la situazione che stiamo vivendo attualmente: noi ci troviamo in situazioni ricorrenti sotto campane di alta pressione che anzi stabilizzano l’aria, la rendono ferma, e trattengono l’umidità atmosferica, che va poi a crescere. E man mano che crescono sia l’umidità sia la temperatura, aumentano anche quelle che sono dette condizioni climatiche di sofferenza, perché abbiamo un indice di calore che sale ben oltre i valori misurati: se abbiamo temperature intorno a 35°C e umidità elevata, può capitare che la temperatura percepita risulti decisamente superiore ai 40°C.

       

      Come difendersi: climatizzatori sì, parchi meglio al mattino presto

      Ed è inutile, mi viene un po’ da sorridere, suggerire di recarsi nei parchi cittadini per alleviare la calura. Nei parchi cittadini, tra le altre cose, generalmente le aree verdi vengono annaffiate e c’è un’umidità probabilmente persino superiore a quella presente all’ombra altrove: ecco, non danno fresco, a meno che non si tratti di un’area ventilata. Ma soprattutto nelle grandi città delle regioni settentrionali non ci sono queste condizioni. C’è una situazione di calura anche molto pericolosa per il corpo umano, e devo dire che mi meraviglia che le autorità cittadine diano il suggerimento di recarsi nei parchi urbani per alleviarla. È possibile utilizzare i ventilatori, ma oltre una certa temperatura, come è stato provato dalla scienza, i ventilatori non generano un alleviamento del calore, anzi lo aumentano. È necessario dotare soprattutto le persone oltre una certa età di climatizzatori, ed è quello che veramente va fatto in questo momento.

      L’Italia, e non solo l’Italia, non è pronta per questo cambiamento climatico e per queste stagioni estive, anche se rispetto ad altri Paesi europei lo è sicuramente molto di più. Faccio l’esempio della Francia, dove circa il 20-25% delle abitazioni è dotato di aria condizionata in alcuni ambienti; in Italia si va anche oltre il 50%, addirittura in alcune aree urbane si arriva al 70%. Quindi l’Italia è abbastanza preparata.

       

      Blackout, prevenzione e adattamento al nuovo clima

      Il problema è che poi ci sono i blackout, causati da un altro aspetto che non ha tenuto conto del cambiamento climatico: la distribuzione di energia elettrica, con impianti che vanno in tilt a causa della calura perché i cavi si surriscaldano. Questo è un aspetto che dovrà essere affrontato in futuro, perché le estati saranno sempre più calde e quindi bisogna fare prevenzione, anche in questo modo. Ovviamente è necessario fare prevenzione pure passando a un’energia meno inquinante, perché comunque anche l’energia green inquina, soprattutto nella prima fase, e dobbiamo avere energia sufficiente per le stagioni estive, soprattutto negli ambienti domestici.

       

      Però c’è anche un altro problema: dobbiamo cominciare ad acclimatarci a questo nuovo clima in qualche maniera, soprattutto cercando di uscire al mattino. Però in alcune aree urbane, al Nord Italia in particolare, la sera le temperature sono molto elevate e si fa fatica a uscire, perché magari con 34-36°C si registrano indici di calore di 40°C alle ore 21:00-22:00. E non credo sia il caso di mettersi a fare sport, a correre, o addirittura di invitare le persone di una certa età a uscire di casa: si esce al mattino presto, si fa una camminata, senza sottoporre il corpo a un’eccessiva fatica. L’estate passerà, poi ci saranno sicuramente almeno altri 9-10 mesi in cui potremo comunque vivere stagioni abbastanza più tranquille: non ci troviamo ai Tropici. È chiaro che le regioni tropicali vivono un clima che ha delle similitudini con il nostro, ma attenzione, neanche tanto: se ne è parlato in questi giorni, i climi tropicali sono meno caldi rispetto a quello dell’Italia, a meno che non parliamo delle zone interne del Sud-Est Asiatico, dove le temperature possono salire ai livelli italiani. Ma lì siamo veramente da un’altra parte del mondo, con una situazione climatica ben diversa. Noi viviamo in un clima temperato, non siamo abituati ad avere condizioni così estreme, e tra le altre cose durante la stagione invernale ci dobbiamo proteggere nelle case anche dal freddo, perché le nostre stagioni invernali sono comunque fredde se paragonate a quelle tropicali. Insomma, voglio dire che è necessario che sia il cervello umano a lavorare, e non dire fesserie come spesso, purtroppo, vengono dette, soprattutto in occasione di condizioni climatiche estreme, come sta succedendo ultimamente.

       

      Credit:

      • World Meteorological Organization – Records fall as extreme heat grips Europe
      • Copernicus Climate Change Service – Climate Bulletins
      • Copernicus Marine Service – Persistent ocean warmth and expanding marine heatwaves in 2026
      • EU Space – Heatwave affecting Western Europe (Copernicus Sentinel-3)
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