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      Home » Il blocco ad omega: il meccanismo che porta il caldo estremo in Italia ed Europa
      A Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      Il blocco ad omega: il meccanismo che porta il caldo estremo in Italia ed Europa

      In questo approfondimento vediamo come si forma e che caratteristiche ha

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 04/07/2026
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      5 Min Lettura
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      Contents
      • Di che cosa stiamo parlando
        • Ma attenzione che…
        • Un circolo vizioso
        • Colpa del Global Warming?

      La parte più severa dell’ultima ondata di caldo, fortunatamente, è un ricordo. Stiamo vivendo condizioni meteo nettamente più gradevoli e non c’è quell’afa così pesante che caratterizzava le scorse giornate. Ma al di là di questo fatto, voglio trattare con voi la seguente questione. Le intense ondate di calore che negli ultimi anni hanno, sempre con maggiore frequenza, interessato l’Europa non sono eventi casuali, ma il risultato di configurazioni meteo ben precise. Alla base di questi episodi c’è quasi sempre lo zampino del cosiddetto blocco ad Omega.

      Di che cosa stiamo parlando

      Capita che il flusso atlantico, anziché coinvolgere le nostre latitudini, scenda parecchio più a sud, all’incirca fino all’area delle Canarie, per poi piegare nuovamente verso nord in direzione dell’Europa occidentale. Questo movimento determina la formazione di un robusto promontorio di alta pressione che può estendersi dal Nord Africa fino al cuore del continente. La conseguenza è presto detta: veniamo invasi da masse d’aria caldissime e molto statiche.

      Spesso si crea un promontorio anticiclonico, a forma proprio di Omega, racchiuso tra due aree di bassa pressione, una a ovest e una a est, capace di rimanere quasi immobile per diversi giorni. Quando ciò accade, il ricambio d’aria diventa pressoché inesistente e le temperature possono aumentare per giorni, fino a raggiungere valori eccezionalmente elevati, esattamente come è successo nello scorso mese di Giugno.

      Ma attenzione che…

      Non è l’unica eventualità. Anche configurazioni meno estese riescono a portare severe ondate di caldo. Non è tanto la forma della struttura meteorologica, quanto la persistenza dell’alta pressione, a rappresentare l’elemento decisivo nello sviluppo di condizioni di caldo estremo.

      Voglio evidenziarvi pure un’altra questione importantissima, che spesso non viene menzionata: la quantità di acqua presente nel terreno. Quando i suoli sono ricchi d’acqua, una parte consistente dell’energia solare viene utilizzata per l’evaporazione dell’umidità presente nel terreno e nella vegetazione. Questo processo contribuisce a limitare il riscaldamento dell’aria. Viceversa, quando il terreno è molto secco, gran parte dell’energia solare viene trasformata direttamente in calore sensibile, facendo aumentare ulteriormente la temperatura negli strati più bassi.

      Un circolo vizioso

      È proprio questo meccanismo a favorire l’accumulo di calore durante i periodi anticiclonici. Il terreno sempre più arido contribuisce a rendere ancora più intensa l’ondata di calore, mentre le temperature elevate accentuano ulteriormente la perdita di umidità dal suolo. Ecco perché il caldo diventa sempre più opprimente col passare dei giorni, sia perché cominciamo a essere stufi di sopportarlo, sia perché effettivamente la sua intensità può aumentare rispetto a quanto si legge nelle cartine previsionali.

      Oltretutto, non serve necessariamente che ci sia un’unica e interminabile ondata di calore. Spesso e volentieri, negli ultimi anni, abbiamo avuto lunghe fasi bollenti interrotte da brevi periodi temporaleschi. Ogni nuova fase anticiclonica si sviluppa infatti su terreni già riscaldati e impoveriti di umidità, condizioni che continuano a facilitare il ritorno del caldo anche quando dovrebbe esserci un po’ più di fresco. Per questo motivo, anche quando potremmo godere di una pausa più fresca, spesso sembra che ritorni subito la calura: ovviamente non opprimente, ma sempre sopra le medie.

      Colpa del Global Warming?

      Diciamo di sì, ma con un distinguo importante: esso non genera direttamente le strutture atmosferiche responsabili delle ondate di calore, perché esistono da centinaia di anni. Ma, come abbiamo detto più volte, ne amplifica gli effetti. Un’atmosfera mediamente più calda e superfici terrestri sempre più asciutte aumentano infatti l’energia disponibile per alimentare nuove ondate di calore. Di conseguenza, quando si instaurano configurazioni meteo favorevoli all’alta pressione persistente (che, si badi bene, esistevano anche un tempo), le temperature raggiungono più facilmente valori estremi e le ondate di calore tendono a durare molto più a lungo rispetto a qualche decennio fa.

      Fonti e approfondimenti:

      • PNAS – Role of atmospheric resonance and land-atmosphere feedbacks as a precursor to the 2021 Heat Dome
      • Nature – npj Climate and Atmospheric Science: il ruolo dell’umidità del suolo sulla circolazione atmosferica estiva
      • PNAS – Land-atmosphere feedbacks exacerbate concurrent soil drought and atmospheric aridity
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