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      Home » Calura estrema sull’Italia: perché il caldo di oggi non è più quello di una volta
      A Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      Calura estrema sull’Italia: perché il caldo di oggi non è più quello di una volta

      Non è solo l'anticiclone africano a rendere le estati più roventi: ecco perché anche l'anticiclone delle Azzorre, oggi, produce un caldo diverso rispetto al passato

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 15/07/2026
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      7 Min Lettura
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      Chi ha qualche anno sulle spalle è sicuramente nostalgico del vecchio clima. Quando si parla delle estati dello scorso millennio, dominate dall’Anticiclone delle Azzorre, vengono in mente le belle serate fresche e i pomeriggi in cui prendere il sole era una routine quotidiana, come raccontato anche in questo confronto tra l’estate di una volta e il caldo record di oggi. In realtà, attribuire tutto il merito a quella particolare figura di alta pressione è una semplificazione. È vero che ormai c’è sempre più spesso il collega africano, ma è altrettanto vero che sono cambiate tante cose a livello di pattern meteo continentale.

      Facciamo un primo approfondimento

      Parliamo di una cosa un po’ tecnica. In meteorologia, un’area di alta pressione rappresenta soprattutto una struttura atmosferica che favorisce stabilità, cieli sereni e scarsa ventilazione. E fin qui ci siamo. Ma forse non tutti sanno che la temperatura finale, quella che effettivamente percepiamo, dipende invece dalle caratteristiche della massa d’aria, dal calore accumulato negli oceani, nei mari e nel suolo, e da tanti altri fattori climatici.

      Fino ai primi anni Novanta, quando l’Anticiclone delle Azzorre si espandeva verso il Mediterraneo, regalava estati certamente calde, ma raramente segnate dagli eccessi estremi che oggi stanno diventando quasi la normalità. Le temperature massime restavano generalmente più contenute (difficilmente sopra i 33-34°C), le notti consentivano una vera rinfrescata e l’umidità, pur da sempre presente, non raggiungeva i livelli di disagio che oggi interessano molte città italiane. Basti pensare che le famose notti tropicali, quelle in cui non si scende sotto i 20°C nemmeno nelle ore più fresche, erano molto più rare rispetto a oggi.

      L’esempio dell’anticiclone africano

      Cari lettori, è una figura meteo da sempre esistita: di certo non è comparsa all’improvviso negli ultimi anni. Solo che, esattamente come il collega azzorriano, sono cambiate molto le condizioni al contorno. Quando un anticiclone si stabilisce sull’Italia, comprime l’aria verso il basso, favorendo un ulteriore riscaldamento per compressione, un meccanismo descritto bene anche in questo approfondimento sull’anticiclone africano tornato a colpire il Paese. Se però quella massa d’aria parte già da temperature molto più elevate rispetto al passato, il risultato finale è inevitabilmente un caldo decisamente più intenso e persistente. A questo si aggiunge il fatto che il Mediterraneo, ormai sempre più caldo, rilascia continuamente energia e umidità nell’atmosfera, aumentando la sensazione di afa e limitando il raffreddamento notturno, come emerge chiaramente da questo approfondimento sulle anomalie del Mar Mediterraneo.

      Questo non significa che l’anticiclone delle Azzorre fosse più benevolo

      Era il contesto meteo-climatico a essere profondamente diverso. L’atmosfera di partenza era mediamente più fresca, gli oceani e il Mar Mediterraneo avevano temperature inferiori a quelle attuali, e i terreni conservavano una maggiore disponibilità d’acqua, a parte ovviamente i casi eccezionali. Negli ultimi decenni, e in particolare nell’ultimo quinquennio, il Riscaldamento Globale ha modificato sensibilmente queste condizioni di partenza, facendoci percepire situazioni molto diverse rispetto anche solo a pochi decenni fa, come raccontano in dettaglio anche i dati sulle ondate di calore marino e la nuova normalità meteo-climatica.

      Qualche esempio? Le stesse masse d’aria atlantiche che un tempo garantivano un caldo moderato raggiungono oggi l’Europa con un contenuto energetico decisamente più elevato. Un’eventuale rinfrescata post-temporalesca è comunque più calda di due o quattro gradi rispetto al passato, e anche lo stesso Anticiclone delle Azzorre, che in una determinata località della Valle Padana poteva un tempo far restare i termometri sotto i 30°C, adesso li fa salire fino a 32-33°C. Capite quindi che, anche a parità di pattern meteo, la colonna d’aria è costantemente più calda rispetto al passato? Proprio perché parte da input iniziali più caldi, un fenomeno confermato anche dal confronto storico con l’ondata di calore del luglio 1983, quando la Sardegna sfiorò i 50°C.

      Ultimo ma non ultimo…

      Anche la siccità svolge un ruolo spesso sottovalutato. Suoli molto secchi disperdono meno energia attraverso l’evaporazione e trasformano una quota maggiore della radiazione solare direttamente in calore sensibile, contribuendo ad aumentare ulteriormente le temperature dell’aria. Capite quindi che si tratta di una sorta di circolo vizioso, come confermano anche le proiezioni dell’ECMWF sulla durata del caldo africano, che indicano una persistenza dell’alta pressione ben oltre le medie stagionali.

      Se da un lato rimpiangere i pattern meteo dell’Anticiclone delle Azzorre ormai è inutile, perché è un clima che non c’è più, dall’altro le varie alte pressioni continuano a essere presenti, favorendo tempo stabile e cieli sereni, ma in un contesto totalmente cambiato. Tutto è più caldo rispetto al passato: dal suolo al mare, fino agli oceani.

      Concludiamo dicendo che, quando sull’Italia si espande direttamente l’anticiclone di origine nordafricana, gli effetti diventano ovviamente ancora più marcati. In quel caso arrivano masse d’aria già estremamente calde provenienti dal Sahara, capaci di spingere i termometri ben oltre i 40°C in molte zone del Paese. Accadeva anche un tempo, ma oggi abbiamo tre o quattro gradi in più. Capite che, a parità di condizioni meteo, una determinata località negli anni Settanta poteva arrivare al massimo a 35°C, mentre ora può toccare i 40°C.

      Fonti e approfondimenti:

      • Copernicus Climate Change Service – record heatwave e giugno 2026 più caldo mai registrato in Europa occidentale
      • Copernicus Marine Service – persistente calore oceanico e ondate di calore marine nel 2026
      • Copernicus – l’ondata di calore precoce e intensa in Europa a maggio 2026
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