
(METEOGIORNALE.IT) Radicale cambio del pattern meteo sull’Europa. I modelli non lasciano più alcun dubbio. Va precisato però che non si tratterà di qualcosa di fugace: le precipitazioni in arrivo nelle prossime 48 ore lasciano intravedere la possibilità di fenomeni anche particolarmente intensi, grazie sia alla massa d’aria umida sia ai contrasti termici tutt’altro che trascurabili.
Un approfondimento
Un elemento da tenere bene in considerazione è proprio il ruolo del Mar Mediterraneo. In passato, durante la primavera, le perturbazioni trovavano acque ancora relativamente fresche dopo la stagione invernale. Nelle ultime annate – e in particolare in questo 2026 – il cambiamento climatico ha modificato profondamente le temperature superficiali. I mari si riscaldano molto più rapidamente e trattengono maggiori quantità di energia.
Questo surplus energetico, tutt’altro che trascurabile già solo considerando che il Mediterraneo è più caldo di circa un grado rispetto alla norma, contribuisce ad alimentare i sistemi temporaleschi, rendendoli più violenti e persistenti. In altre parole, quando arriva una perturbazione, l’energia accumulata viene rilasciata tutta in una volta – e ce n’è molta di più rispetto a un tempo. Ecco perché ogni perturbazione può potenzialmente dare di più, con tutto quello che ne consegue.
C’è una legge fisica
Un altro fattore determinante è la maggiore capacità dell’aria calda di trattenere umidità. Per ogni grado di aumento della temperatura, ce lo dice la legge di Clausius-Clapeyron, l’atmosfera può contenere circa il 7% in più di vapore acqueo. Questo significa che le precipitazioni, quando si verificano, risultano molto più abbondanti rispetto al passato, con l’aggravante di essere violente e concentrate in poche ore.
L’apice del maltempo
Il momento più critico è atteso tra Martedì 5 e Mercoledì 6 Maggio, quando il maltempo raggiungerà il suo apice. Le regioni settentrionali – in particolare Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli – saranno le più esposte a piogge intense. Attenzione poi ai fenomeni temporaleschi tra Toscana e Lazio, due regioni particolarmente interessate dai temporali con questo tipo di pattern.
Il pericolo principale
Parliamo della stazionarietà dei fenomeni: i temporali potrebbero insistere sulle stesse aree per molte ore, se non giorni, causando accumuli di pioggia molto elevati. Le stime indicano possibili cumulate fino a 150-250 mm – quantità che normalmente cadrebbero nell’arco di oltre un mese, concentrate invece in tempi molto più brevi. Le zone più sensibili? La Liguria di Levante e l’alta Toscana, nell’area delle Alpi Apuane: una delle aree più piovose d’Italia proprio grazie a queste configurazioni.
Un miglioramento è previsto soltanto verso il fine settimana successivo, con l’arrivo di un temporaneo campo di alta pressione. Ma non è ancora detta l’ultima parola: quando l’atmosfera rimane ostinatamente fissa su certi binari, queste configurazioni possono durare a lungo.
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