I nostri lettori l’avranno già capito. Passeremo da condizioni meteo di stampo quasi estivo a qualcosa di tardo invernale. Una vera e propria altalena termica, a dir poco estrema. In questo articolo, però, non vogliamo concentrarci sulle previsioni meteorologiche o sull’analisi dei dati. Il nostro focus verte su qualcosa di paradossale. Scopriamolo insieme.
Il problema dei riscaldamenti
Mentre i termometri al Nord Italia hanno subito prima un innalzamento fino a valori di fine maggio, per poi crollare vertiginosamente sotto i colpi dell’aria siberiana, milioni di famiglie si trovano alle prese con qualcosa di anomalo.
Devono gestire il comfort termico e la salute all’interno delle proprie abitazioni basandosi su un rigido calendario burocratico che non ha più alcuna attinenza con la realtà climatica attuale. Quante volte è capitato di avere già 25°C a inizio aprile, in alcuni casi quasi 30°C , per poi ritrovarsi con una massima di poco sopra i 10 alle porte di maggio?
Purtroppo la burocrazia è lenta e macchinosa e, anche se non sarebbe granché difficile da comprendere, la meteorologia non segue il calendario. Certo, a livello medio è ovvio che ad aprile faccia più caldo che a gennaio: è impossibile il contrario. Ma nessuno esclude che, in alcune occasioni, possano presentarsi valori quasi da gennaio proprio in questo mese.
Le regole attualmente vigenti in Italia
Prendiamo l’esempio di quasi tutti i comuni della vasta e popolosa Pianura Padana (solitamente classificati in Zona E). Sappiamo bene che è previsto lo spegnimento obbligatorio e tassativo dei termosifoni e degli impianti di riscaldamento centralizzati entro date fisse.
Fino a pochi anni fa la scadenza era fissata al 15 aprile, ma con il cosiddetto “Decreto Cingolani” in alcuni comuni la data è stata anticipata all’8 aprile. Per risparmiare, si dice: peccato che sarebbe più sensato tenere due gradi in meno d’inverno e prolungare il riscaldamento qualche giorno in più, talvolta anche a maggio. Senza trasformare le case in saune durante i mesi freddi, non credete?
Questa normativa, figlia di un’altra epoca, è stata concepita e stabilita decenni fa, quando il clima italiano seguiva un copione molto più lineare. Adesso, con questi estremi, diventa una cosa insensata: è lecito tenere i riscaldamenti accesi con 25°C fuori, mentre diventa fuorilegge farlo a maggio con 8°C in pieno giorno.
Una domanda provocatoria
Ha ancora un senso logico mantenere queste regole così rigide? Assolutamente no, a nostro modesto giudizio. Non sarebbe infinitamente più utile, intelligente e razionale basare i periodi di accensione o spegnimento degli impianti sulla temperatura effettiva registrata negli ambienti?
Questa transizione verso un sistema normativo flessibile – per usare il termine di moda: “smart” – sarebbe un passo di puro e semplice buon senso civile, una necessità imposta dalle estreme oscillazioni termiche che ormai ci accompagnano durante ogni primavera.
Torniamo al clima
Al di là delle questioni tecnico-burocratiche, parliamo di quello che sta realmente accadendo. È un campanello d’allarme che cambia le regole del gioco su tutta la linea. Continuare ad accendere o spegnere una caldaia guardando un calendario appeso al muro, mentre fuori nevica a bassa quota dopo una settimana di caldo quasi estivo, non è solo poco intelligente.
È il segnale di una società che si rifiuta di vedere le cose come stanno. Il Riscaldamento Globale sta già riscrivendo le stagioni, e le leggi – non solo in campo meteorologico – spesso faticano a tenere il passo con il buon senso.
Credit:
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- Copernicus Climate Change Service (C3S)
- WMO – World Meteorological Organization
- NASA Climate
