
(METEOGIORNALE.IT) Che fine hanno fatto i cieli stellati di una volta? Nelle grandi città la risposta sembra quasi scontata: alzando lo sguardo al cielo diventa davvero difficile scorgere le stelle, soprattutto nelle grandi città. Per rivedere i cieli di una volta, pieni di stelle, occorre spingersi in aperta campagna o in montagna, e non è nemmeno certo vederle nitidamente!
Come è cambiato il cielo negli ultimi 20 anni
Negli ultimi quindici o vent’anni la trasformazione del cielo notturno è stata evidente. Le aree con basso inquinamento luminoso si sono ridotte drasticamente, anno dopo anno, quasi senza che ce ne accorgessimo. Tempo fa in montagna era facile restare a bocca spalancata per la moltitudine di stelle visibile in cielo. Ora, invece, l’enorme inquinamento prodotto dalle città sta sporcando anche i cieli di montagna e delle colline, anche a molti chilometri di distanza dai centri urbani.
Praticamente ne vien fuori un’Italia avvolta in una cupola luminosa diffusa. Una foschia artificiale, davvero fastidiosa, da non confondere con nebbie e nubi basse, che sono fenomeni meteorologici. Questa luce dispersa in cielo non va via, perché occorrerebbe spegnere intere città.
Cos’è lo skyglow e perché i LED hanno cambiato tutto
Il problema principale risiede nella dispersione della luce verso l’alto. Anche se molti lampioni direzionano la luce verso il suolo, buona parte della luce viene diffusa verso l’alto, attraverso tutte le molecole presenti in atmosfera (sia acqua che polveri o altri gas). Questo fenomeno prende il nome di “skyglow”: un bagliore fastidioso che pian piano nasconde le stelle più deboli e fa spiccare solo i pianeti più vicini e le stelle più luminose. Troppo poco per goderci un vero cielo stellato.
Il nemico peggiore è proprio il LED. Da un lato una grande scoperta per il risparmio d’energia, visto che la luce LED consuma davvero poco. Dall’altro lato, però, amplifica enormemente l’inquinamento luminoso. Consumiamo meno per singola lampada, ma spesso aumentiamo numero e intensità dei punti luce. Il risparmio si diluisce. La luminosità complessiva cresce.
Non è solo una questione astronomica
Il problema non riguarda soltanto chi osserva le stelle. L’inquinamento luminoso ha conseguenze pesanti anche sugli ecosistemi e gli animali. I cicli biologici di tanti animali si stanno pian piano alterando rispetto al passato. Uccelli migratori, insetti notturni, pipistrelli, tartarughe marine lungo le coste: l’eccesso di luce altera orientamento, riproduzione, comportamenti. Insomma un impatto pesante, che però sfugge ai nostri occhi, soprattutto per chi vive in città.
E tra l’altro l’impatto dell’inquinamento luminoso è presente anche sull’uomo. L’esposizione prolungata alla luce artificiale nelle ore serali interferisce con la produzione di melatonina, modifica i ritmi circadiani e può incidere sulla qualità del sonno.
In poche parole:
- alterazione dei cicli biologici di fauna e uomo
- riduzione della qualità del cielo notturno e del riposo
Un problema anche energetico
Gran parte della luce dispersa è energia pagata e letteralmente buttata verso l’alto. Viviamo in un periodo di transizione energetica e sostenibilità, ma si continua a illuminare inutilmente facciate, strade deserte o parcheggi vuoti nel cuore della notte. Tutto questo appare come una grossa contraddizione.
Illuminare meglio non significa illuminare di più. Significa schermare le lampade, orientare il fascio verso il basso, scegliere temperature di colore più calde, ridurre l’intensità nelle ore a basso traffico. Eppure il buio non è un nemico. È parte dell’equilibrio naturale tanto quanto il giorno.
Purtroppo bisogna constatare che il cielo davvero nero, di notte, in Italia, non esiste più. Quel cielo scuro che ricordano i nostri nonni, ormai è quasi del tutto assente in Italia. (METEOGIORNALE.IT)
