
(METEOGIORNALE.IT) C’è una curiosità tutt’altro che trascurabile in questi giorni: le previsioni dei modelli matematici annunciano un sensibile riscaldamento, ovvero un aumento molto marcato della temperatura su ampie aree degli Stati Uniti d’America e, più in generale, su gran parte del Nordamerica, mentre il freddo tende a rimanere molto più a nord, salvo qualche sconfinamento.
Questa situazione, però, ha apparentemente poco interesse per l’Europa, e invece è tutto il contrario. Quando nel Nordamerica si verificano richiami di aria molto calda, la corrente a getto tende a ondularsi e a inviare masse d’aria fredda proprio verso l’Europa. Osservando le medesime proiezioni dello stesso modello matematico per il nostro continente, vediamo infatti che il Vortice Polare si espande verso sud. Parliamo del Vortice Polare della troposfera, quindi di correnti a getto che tendono a spingere aria fredda verso latitudini molto meridionali.
Per quanto riguarda la previsione puntuale, cioè dove transiterà l’aria fredda e in quali giorni esatti, bisogna comunque tenere conto di una notevole variabilità. Il punto preciso interessato da questi blocchi di aria fredda e le tempistiche esatte sono ancora piuttosto aleatori. Tuttavia, per la prossima settimana si intravede un sensibile cambiamento delle condizioni atmosferiche, soprattutto dal punto di vista termico, perché andremo verso una fase con temperature in discesa, che torneranno più vicine alla media del periodo.
Questo vuol dire che da valori di svariati gradi centigradi sopra la norma – parliamo di valori medi nell’arco delle 24 ore anche di oltre 4-6°C sopra la media – si passerà a valori prossimi alla norma. E ciò significa che farà più freddo, perché avremo un calo termico di 3, 4 e fino a 6°C come valore medio. Tutto questo dovrebbe succedere attorno alla metà del mese, ed è proprio intorno alla metà del mese che da giorni si segnala questo intenso cambiamento delle condizioni atmosferiche, con un ricambio delle masse d’aria.
Ci troviamo quindi in quella fase atmosferica che potremmo definire la calma che precede la tempesta. La tempesta non sarà altro che quel veloce cambiamento atmosferico che vedrà un brusco abbassamento della temperatura e anche l’ingresso di perturbazioni oceaniche. Allo stesso tempo, però, nei Paesi dell’Europa orientale si farà strada una massa d’aria molto fredda. Molto probabilmente proverrà dalle sconfinate pianure russe e tenderà a spingersi verso la Russia europea, dove si avrà un brutale abbassamento della temperatura, perché effettivamente le temperature a est degli Urali, o appena a est della regione di Mosca, sono davvero molto basse e raggiungono valori anche di 40°C sotto zero.
Si tratta quindi di un freddo particolarmente intenso. Un blocco di aria fredda andrà a portarsi verso l’Europa orientale, mentre da ovest inizieranno ad arrivare delle perturbazioni. L’Italia, però, si troverà in una posizione intermedia, con perturbazioni in arrivo da ovest, ma senza essere inizialmente interessata in modo diretto da queste perturbazioni oceaniche. Fino alla metà del mese avremo quindi questo deficit pluviometrico un po’ su tutta Italia e soprattutto sul Nord Italia, dato che in primavera, perlomeno nella primavera meteorologica che inizia a marzo, si osserva una ripresa delle precipitazioni, delle piogge e delle nevicate anche abbondanti sull’arco alpino.
C’è però da dire che dopo la metà del mese la situazione tende davvero a cambiare, con temperature che scenderanno sotto la media e una ripresa piuttosto vivace delle precipitazioni. Questo potrebbe dare seguito anche a un flusso freddo a tratti proveniente dalle regioni artiche, che potrebbero essere quelle a est della Scandinavia oppure appena più a ovest. Potremmo quindi avere aria di origine artico-marittima oppure aria di origine addirittura polare continentale, dunque più fredda soprattutto nei bassi strati dell’atmosfera, con conseguenze ben diverse.
In questo caso, con aria proveniente dall’area di nord-nord-est, cioè aria polare con caratteristiche continentali, avremmo precipitazioni a carattere nevoso anche a quote basse, considerando che siamo ancora a marzo. E marzo è un mese piuttosto pazzerello, un mese molto variabile, un mese in cui la temperatura in quota, a parità degli stessi valori che vedevamo a dicembre, può determinare una quota neve più bassa o, quantomeno, precipitazioni nevose che scendono a quote inferiori. Questo perché, innanzitutto, i rovesci associati alle precipitazioni sono più intensi e quindi trascinano verso il basso l’aria fredda, fino a quote inferiori.
Ecco perché il rischio neve si presenta a quote decisamente più basse rispetto a dicembre, a parità di temperature. Faccio un esempio: se alla quota di 850 hPa abbiamo un’isoterma di 0°C, a dicembre possiamo avere una quota neve attorno ai 1200 metri; invece a marzo questa quota neve può scendere anche sotto gli 800 metri, se non persino più in basso. Questo succede perché l’aria fredda viene proprio spinta verso il basso, trascinata dal flusso associato a rovesci così intensi, e quindi raggiunge quote inferiori.
Ovviamente queste precipitazioni a carattere nevoso sono poi seguite anche da un aumento della temperatura e da una fase di disgelo. In questa stagione abbiamo quindi una situazione atmosferica che, soprattutto alle quote basse, vede eventuali nevicate seguite dal disgelo, mentre in montagna la neve potrebbe reggere meglio, soprattutto sopra i 1500 metri. A tali quote sono attese temperature che, da metà mese, saranno come valori medi anche sotto 0°C per quanto riguarda l’arco alpino. Questo significa che potrebbero accumularsi buone nevicate, una condizione decisamente ideale per alimentare d’acqua i vari fiumi e torrenti che scendono dalle Alpi verso la Pianura Padana.
Attenzione, perché la neve può cadere anche nell’Appennino centro-settentrionale e sui massicci dell’Italia centrale, essendo queste aree poste a quote piuttosto elevate. Nel dettaglio vedremo poi un’evoluzione che si annuncia decisamente interessante rispetto a quella monotona che ormai osserviamo da ben oltre 10 giorni e che ha praticamente devastato le temperature medie del mese di febbraio, determinando un’eccezionalità assoluta per quanto riguarda la media della temperatura del mese appena trascorso, ovviamente con valori sopra la norma di riferimento.
Crediti: ECMWF, NOAA, Copernicus Climate Change Service (METEOGIORNALE.IT)
