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Therese colpisce le Canarie: neve sul Teide e caos nei trasporti

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
21 Mar 2026 - 16:25
in A La notizia del giorno, Cronaca Meteo
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Canarie, tempesta Therese.

Le Canarie oggi si riscaldano dopo la furia di Therese

(METEOGIORNALE.IT) La tempesta Therese se n’è andata. Ha lasciato dietro di sé la neve sul Teide, strade devastate, voli cancellati e il ricordo di una notte di venerdì 20 marzo che nessuno dimenticherà presto. Ma la natura atlantica non ama gli stati d’animo costanti: già sabato mattina, mentre i danni venivano conteggiati, le temperature hanno iniziato a salire. Un riscaldamento sensibile, quasi brusco, che trasforma radicalmente il paesaggio meteorologico dell’arcipelago. Dal freddo che portava neve in quota al caldo che la scioglie: il contrasto è stridente, emblematico di come funziona il sistema climatico quando una depressione profonda passa e lascia il posto a masse d’aria più miti.

Venerdì è stato il giorno della violenza. Piogge torrenziali hanno scaricato litri d’acqua sulle Canarie occidentali, Tenerife su tutte, raffiche di vento oltre i 120 chilometri orari hanno piegato quel che potevano piegare, e in quota è caduta neve, tanta neve, sulle cime più alte. La Palma, La Gomera, El Hierro hanno patito il fronte freddo con la stessa intensità. Il mare si era sollevato in onde aggressive, l’aeroporto di Tenerife Nord aveva registrato disagi considerevoli. Era il caos amministrato, quello che le autorità controllano attivando piani d’emergenza, chiudendo strade e telecabine.

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Il Teide ancora sotto controllo

Sul vulcano il paesaggio è rimasto cristallino di ghiaccio. La neve non è sparita sabato mattina, naturalmente, quando il vento ha smesso di soffiare con quella violenza. Gli accumuli signficativi restano intorno al vulcano, il ghiaccio sulle strade TF-24 e TF-21 rimane una minaccia. Il teleferico, rimasto chiuso dal 20 al 22 marzo per precauzione, non è stato riaperto immediatamente. Ma il riscaldamento che arriva da sud sta facendo il suo lavoro lentamente: le temperature in quota salgono, il sole torna a brillare senza interferenze nuvolose, e i danni alla viabilità iniziano a essere valutati per le riparazioni.

L’accessibilità al parco resta ancora limitata, ma non è più una questione di emergenza, bensì di prudenza e di verifiche tecniche sulla sicurezza dei percorsi. In pratica, il Teide ha tirato un sospiro di sollievo, anche se continuerà a portare i segni di questa nevicata anomala per almeno un paio di giorni ancora.

 

Sabato: il riscaldamento cambia tutto

L’aumento termico di sabato è stato sensibile, veramente. Le temperature sono risalite visibilmente rispetto alle minime di venerdì. Non torniamo esattamente al clima subtropicale consueto, perché il passaggio di una tempesta lascia sempre qualche cicatrice nella stabilità atmosferica, ma il margine verso il basso è stato netto. Il sole torna protagonista, il vento cede, il mare inizia a calmarsi, anche se la swell atlantica richiede sempre un paio di giorni per smorzarsi completamente.

Questa transizione rapida dal freddo al caldo è proprio quello che succede quando un sistema perturbativo profondo attraversa un’isola subtropicale. Venerdì sera i turisti rinchiusi negli hotel guardavano la neve ai piedi del Teide sui telegiornali. Sabato mattina potevano già pensare a una passeggiata in spiaggia. Non è ancora perfetto, il cielo è ancora un po’ variabile qua e là, ma il peggio è definitivamente alle spalle.

 

I danni conteggiati, la ripresa inizia

Sabato è stato il giorno della conta. Strade danneggiate da frane e allagamenti, soprattutto nelle aree montane di Tenerife e La Palma. Decine di voli cancellati il giorno prima, ora si procede alla riscuotizione della normalità con riaperture graduali degli spazi e dei servizi. I rifiuti della tempesta sparsi qua e là richiedono operazioni di bonifica, ma sono operazioni che procederanno rapidamente con le condizioni meteo stabili.

Nel nord e nel sud-ovest di Tenerife, dove il vento era stato più violento, i danni ai tetti e alle strutture leggere restano visibili, ma la popolazione ha già tirato fuori gli attrezzi e inizia a organizzare riparazioni. Sui versanti esposti di La Gomera e El Hierro, la marea ha ricoperto qualche tratto di costa e lasciato detriti, ma le mareggiata si sta esaurendo.

 

Cosa rimane della tempesta

Praticamente nulla, almeno dal punto di vista del meteo atteso. Il sistema è passato oltre, verso est, e le Canarie tornano in una configurazione meteorologica banale, con pressione che risale, venti che si moderano, umidità che scende. Non è drammatico, non è neanche particolarmente instabile. È il ritorno alla normalità subtropicale, anche se scandito ancora da variabilità e qualche nuvola residua.

La neve sul Teide è destinata a durare ancora qualche giorno, logicamente, perché l’altitudine e le notti comunque fresche impediranno uno scioglimento istantaneo. Ma il resto dell’arcipelago si asciugherà rapidamente, il mare tornerà praticabile per le attività nautiche nel giro di 24-48 ore, i voli riprenderanno il loro ritmo normale.

In sintesi, Therese è passata. È stata intensa, spettacolare anche, ha portato la neve dove nessuno se l’aspettava e ha ricordato che il meteo non segue copioni. Ma adesso il capitolo si chiude. Le Canarie si riscaldano, la vita riprende, e la neve sul Teide rimane solo una memoria di quella notte di venerdì.

  (METEOGIORNALE.IT)

Fonti e approfondimenti

  • AEMET – Agencia Estatal de Meteorología – Istituto meteorologico spagnolo per i dati ufficiali su tempesta Therese e analisi post-evento
  • BBC Weather – Storm Aftermath Analysis – Copertura e analisi dei sistemi perturbativi atlantici dopo il passaggio
  • NOAA Post-Storm Assessment – Centro nazionale americano per valutazione dei sistemi depressionari conclusi
  • European Environment Agency – Climate & Weather Recovery – Agenzia europea per il monitoraggio del recupero climatico post-tempesta in area atlantic
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Tags: fine tempesta atlanticaneve Teide venerdìrecupero meteo Canarieriscaldamento sabatotempesta Therese Canarie
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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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