
(METEOGIORNALE.IT) Siamo appena all’inizio di Febbraio e, diciamolo chiaramente, per chi sperava in una Val Padana imbiancata è già quasi ora di alzare bandiera bianca. Fa strano pensarci, in effetti. Un tempo questo era il mese dei grandi geli, quello dei ricordi in bianco e nero che i nostri nonni ancora raccontano con una punta di nostalgia. Erano gli inverni del passato, come quel leggendario 1956, quando un’irruzione di aria gelida proveniente dalla Siberia gelò l’Italia intera proprio nei primi giorni del mese.
Eppure non serve andare così lontano per trovare il gelo vero. Molti ricorderanno il 2012, con quell’aria siderale che invase gradualmente la nostra penisola. Fu un evento intenso, duraturo, scenografico, anche se forse meno epico di quello di metà secolo scorso. Poi, quasi a tradimento, arrivò il 2018. Era la fine di Febbraio e la primavera sembrava già bussare alle porte. Invece, la temperatura crollò repentinamente, portando il termometro sotto i 10°C sottozero in molte città del Nord. Un freddo boia, insomma. La neve cadde abbondante su Roma e addirittura a Napoli, dove storicamente i fiocchi sono rari come un miraggio nel deserto.
Cosa era successo allora? Si era manifestato lo Stratwarming, quel riscaldamento anomalo della Stratosfera che finisce per influenzare pesantemente la troposfera, la parte dell’atmosfera dove viviamo noi. Oggi, purtroppo o per fortuna, non possiamo farvi una previsione del genere. Non abbiamo certezze granitiche, ma solo segnali. È previsto un forte Stratwarming e una possibile separazione del Vortice Polare, due indici che solitamente aprono la porta al gelo in Europa e in Italia. Ma per ora restano ipotesi nel caos dei modelli matematici.
Intanto, nel resto del mondo succede di tutto. Guardiamo al Nord America. Domenica 1° Febbraio sarà probabilmente la giornata più fredda dell’anno, con la neve che sta cadendo persino nel nord della Florida. A Miami le temperature scenderanno in modo brusco e un’ondata di freddo inusuale interesserà persino i Caraibi, anche se lì la neve resterà un sogno proibito. In Europa il freddo vero c’è, ma resta lontano da noi.
Dalla Scandinavia, pescando aria dal Mar Glaciale Artico russo, il gelo sta scivolando verso l’Ucraina e il Mar Nero. Si parla di temperature fino a 25°C sottozero, con punte di 40°C sottozero proprio in Scandinavia. Abbiamo il nostro polo nord privato, insomma, che creerà disagi enormi a milioni di persone.
L’Italia, invece, continua a restare ai margini. Siamo stati sfiorati dal freddo a tratti, ma ogni volta l’ondata di gelo si è rivelata estremamente marginale. Non avremo, almeno per ora, un nuovo 1956 o un 2012. L’inverno è ormai in fase avanzata e, se anche lo Stratwarming dovesse fare il suo dovere, servirebbero almeno due settimane per vederne gli effetti concreti. Chiudere la porta alla neve proprio adesso sarebbe prematuro, ma la pazienza sta finendo.
In Val Padana l’aria è sensibile alla neve, o meglio, lo era. In passato la neve arrivava ogni anno, quasi fosse un appuntamento fisso. Ora si vedono solo fenomeni isolati, qualche spruzzata qua e là, come accaduto in Piemonte all’inizio di Gennaio. Ma a Milano e nel resto della pianura, il nulla. Arriverà la pioggia, ci sarà maltempo e una grande nevicata sulle Alpi, ma la pianura resterà a guardare. Un inverno che sembra normale ma, a ben guardare, non lo è affatto. È un inverno anomalo, fatto di tempeste e venti furiosi.
Pensiamo al Portogallo, colpito da raffiche a 180 km/h. Una sorta di tempesta Vaia portoghese che ha abbattuto migliaia di alberi e boschi. Questo vento furioso è figlio del Riscaldamento Globale, con alte e basse pressioni così vicine da creare isobare strettissime sulla carta geografica. In Italia abbiamo pagato i danni della burrasca Harry che ha flagellato la Sardegna, la Sicilia e la Calabria ionica. Onde alte fino a 16 metri hanno distrutto strade e strutture costiere, isolando intere comunità. Cose mai viste a memoria d’uomo, o quasi.
La notizia, purtroppo, è che per ora la neve in pianura non si vedrà in modo diffuso. Nonostante i segnali positivi, questa volta non cadrà. Il clima fa quello che vuole e l’uomo, ormai diventato una forza distruttiva in mano a pochi, sembra aver deciso che il Riscaldamento Globale non esiste o che, peggio ancora, sia un’opportunità per sfruttare nuove terre. Intanto, le isole del Pacifico rischiano di sparire e noi rischiamo di perdere per sempre la neve sugli Appennini e sulle quote medio basse delle Alpi, proprio mentre si preparano le olimpiadi Milano Cortina.
C’è un pianeta che sembra impazzito. Se noi restiamo a secco, altrove la neve cade come non mai. Mosca sta vivendo le peggiori nevicate degli ultimi duecento anni. Toronto e l’isola di Hokkaido, in Giappone, registrano record su record. Persino in Alaska, tra Juneau e Anchorage, la neve ha sommerso tutto. Si parla persino di accumuli di 4 metri di neve nella Kamciaka, anche se tra dati reali e immagini create dall’intelligenza artificiale è sempre più difficile distinguere il vero dal falso. Resta il fatto che viviamo in un’epoca di estremi, dove a un’alluvione gelata come quella avvenuta questio giorni in un’area della Kamciaka, segue un’ondata di calore improvvisa, come quella prevista tra poco negli Stati Uniti orientali. Forse, in fin dei conti, non dovremmo lamentarci troppo per una mancata nevicata in pianura, visto quello che succede nel resto del mondo. Eppure, quel silenzio bianco ci manca, eccome se ci manca.
Credit
- World Meteorological Organization
- National Oceanic and Atmospheric Administration
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Nature Climate Change
- Science Magazine
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