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      Home » Meteo, Marzo può ripiombare nel cuore dell’inverno
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      Meteo, Marzo può ripiombare nel cuore dell’inverno

      Vortice in crisi, aumentano le probabilità di irruzioni fredde tardive.

      Pierfranco Serra
      Pierfranco Serra
      Pubblicato: 25/02/2026
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      4 Min Lettura
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      Il meteo delle prossime settimane potrebbe sorprenderci più di quanto immaginiamo, perché in alta atmosfera sta accadendo qualcosa di tutt’altro che banale. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2026, i principali modelli internazionali stanno intercettando segnali di indebolimento del Vortice Polare stratosferico, quella vasta struttura ciclonica che si organizza tra i 10 e i 50 chilometri di quota sopra l’Artico e che, per mesi, governa l’equilibrio dell’inverno nell’emisfero nord.

       

      Per capire la portata della situazione, bisogna salire idealmente fino alla quota isobarica dei 10 hPa, dove i venti occidentali che ruotano attorno al Polo Nord rappresentano un vero indicatore di salute del sistema. Quando questi venti rallentano in modo marcato e le temperature in stratosfera mostrano anomalie positive significative, il vortice perde compattezza. Ed è proprio ciò che sta emergendo dalle ultime proiezioni: un rallentamento deciso della circolazione zonale accompagnato da un riscaldamento anomalo in quota.

       

      In condizioni normali, un Vortice Polare forte e compatto trattiene il freddo alle alte latitudini, favorendo correnti atlantiche tese e relativamente lineari verso l’Europa. Ma se interviene un Riscaldamento Stratosferico Improvviso (SSW), le temperature possono aumentare anche di 30-50 °C in pochi giorni, destabilizzando l’intera struttura. A quel punto il vortice può deformarsi, spostarsi oppure addirittura dividersi in due lobi distinti: il cosiddetto “split”.

       

      Ed è proprio questo lo scenario che i modelli iniziano a ipotizzare per la fase finale dell’inverno 2026. Uno dei due nuclei freddi potrebbe traslare verso il Nord America, mentre l’altro tenderebbe a gravitare tra Europa e Asia. Una configurazione del genere favorisce scambi meridiani più accentuati, con ondulazioni pronunciate del getto polare e la possibile formazione di blocchi anticiclonici alle alte latitudini, tra Groenlandia e Scandinavia.

       

      Attenzione però: un vortice disturbato non equivale automaticamente a gelo sull’Italia. Significa piuttosto che aumenta la probabilità statistica di irruzioni fredde verso le medie latitudini. Se si instaurasse un blocco anticiclonico a nord, l’aria artica o artico-continentale potrebbe scivolare lungo il suo bordo orientale, puntando l’Europa centro-meridionale e il Mediterraneo.

       

      In questo contesto, tra fine febbraio e prima metà di marzo, potremmo assistere a temperature inferiori alla media climatologica 1991-2020, specie al Centro-Nord, con scarti anche di 2-4 °C nei momenti più freddi. L’ingresso di aria fredda in quota sopra un Mediterraneo ancora relativamente mite rappresenterebbe inoltre un carburante ideale per l’instabilità: ciclogenesi secondarie, rovesci diffusi e neve fino a quote collinari non sarebbero affatto esclusi, specie con isoterme di -5/-7 °C a 850 hPa.

       

      Marzo, mese di transizione per definizione, rischierebbe così di mostrare un volto decisamente dinamico, alternando fasi perturbate e raffreddamenti tardivi a temporanee rimonte anticicloniche. Quando il vortice perde linearità, anche il getto polare si ondula maggiormente, rendendo la circolazione più imprevedibile e meno ordinata.

       

      Va ricordato che gli effetti troposferici di un SSW non sono immediati: il segnale può impiegare 10-20 giorni per propagarsi verso il basso e modulare la circolazione per diverse settimane. Per questo parliamo di una tendenza evolutiva, non di una sentenza. Ma il quadro emisferico, se confermato, avrebbe tutte le carte in regola per riscrivere il finale dell’inverno.

       

      Il meteo di fine stagione potrebbe quindi cambiare spartito proprio quando molti iniziano a pensare alla primavera: l’inverno 2026 non ha ancora detto l’ultima parola e potrebbe giocarsi un colpo di scena capace di rimettere tutto in discussione.

      Ci ritorneremo.

       

      Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE.

       

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      TAG:alta pressionecolpo di coda invernalefreddoinvernometeometeo Italianeveneve a quote collinari a marzonevicateprevisioni meteoriscaldamento stratosferico improvvisoSplit del Vortice Polaretorna l'inverno a marzovortice polare
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