
(METEOGIORNALE.IT) Uno dei segnali più sorprendenti arriva dall’Oceano Indiano meridionale, al largo della costa occidentale dell’Australia, dove una regione storicamente caratterizzata da acque molto salate sta sperimentando un rapido processo di desalinizzazione superficiale.
Le analisi delle serie storiche indicano che, in circa sessant’anni, la salinità superficiale in quest’area è diminuita in modo marcato, fino a valori che rappresentano una variazione senza precedenti nell’emisfero australe. Non si tratta di una semplice oscillazione interannuale: il trend è coerente, persistente e legato a modifiche di larga scala nella circolazione oceanica.
Perché l’oceano si sta “addolcendo”
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il fenomeno non è principalmente dovuto a un aumento locale delle precipitazioni. Le evidenze suggeriscono invece una redistribuzione su scala globale dell’acqua dolce, innescata dal riscaldamento climatico.
Il rafforzamento o la riconfigurazione dei regimi di vento e delle correnti – inclusi il flusso indonesiano e il giro subtropicale dell’Indiano – sta convogliando maggiori quantità di acqua meno salina verso il settore sud-occidentale dell’Australia.
Questo apporto modifica in modo sostanziale l’equilibrio tra evaporazione, precipitazione e trasporto orizzontale delle masse d’acqua, con effetti misurabili sulla salinità superficiale.
Effetti su densità e stratificazione
Salinità e temperatura determinano insieme la densità dell’acqua marina. Una riduzione della salinità rende l’acqua più leggera, favorendo la permanenza negli strati superficiali e rafforzando la stratificazione verticale. In pratica, si accentua la separazione tra uno strato superficiale più caldo e meno denso e uno strato profondo più freddo e salato.

Questa struttura più stabile ostacola la mescolanza verticale, riducendo lo scambio di calore e nutrienti tra superficie e profondità. Di conseguenza, l’eccesso di calore tende a concentrarsi negli strati superiori, aumentando lo stress termico sugli ecosistemi marini e rendendo più probabili episodi di ondate di calore marine.
Implicazioni per la circolazione globale
La salinità è uno dei motori della circolazione termoalina globale, il cosiddetto “nastro trasportatore” oceanico che redistribuisce calore tra i bacini. Cambiamenti persistenti in una regione chiave come l’Indiano meridionale possono alterare la formazione e la ventilazione di masse d’acqua che si connettono con Pacifico e Atlantico.
Questi aggiustamenti si riflettono anche sull’atmosfera. Modificando i flussi di calore verso l’alto, l’oceano può influenzare il posizionamento delle fasce dei westerlies dell’emisfero sud e le traiettorie delle depressioni, con possibili ripercussioni sui regimi di precipitazione in Australia e nelle regioni circostanti.
Impatti sugli ecosistemi
Una stratificazione più marcata limita l’apporto di nutrienti agli strati superficiali, dove si concentra la produzione primaria. Questo può ridurre la produttività del plancton e, a cascata, influenzare l’intera rete trofica marina. Inoltre, variazioni di temperatura e salinità possono spingere molte specie a migrare, con conseguenze per la biodiversità e per le attività di pesca.
In sintesi, l’“addolcimento” dell’Indiano meridionale è un segnale importante di come il cambiamento climatico stia intervenendo non solo sul riscaldamento medio, ma anche sugli equilibri dinamici dell’oceano globale. Comprendere questi processi è fondamentale per valutare le future evoluzioni climatiche e i loro effetti su scala regionale e planetaria. (METEOGIORNALE.IT)



