
John Sirlin | Dreamstime.com
(METEOGIORNALE.IT) Siamo entrati il mese di febbraio ma tra circa un mesetto potrebbe iniziare la stagione dei temporali in Italia. Fermo restando che, dal punto di vista meteo climatico non esiste un periodo ufficiale con date fisse, cercheremo di distinguere in tre grandi tronconi.
Un’introduzione
I temporali sono fenomeni meteo intensi che dipendono da instabilità atmosferica e variano annualmente. Si creano sostanzialmente per la differenza di condizioni termoigrometriche tra bassi strati e alta quota. In genere, quando una massa d’aria sufficientemente fredda si scontra con una superficie marina o terrestre più calda è possibile che si originano i moti convettivi.
Una volta che son partiti, se la colonna d’aria è piuttosto ricca di vapore acqueo c’è la condensazione e la successiva precipitazione delle gocce d’acqua. Cerchiamo di fare una sorta di distinzione geografica, poiché sussistono grosse differenze.
Settentrione
Nel Nord Italia, in particolare in Pianura Padana e aree alpine, i temporali sono più frequenti nella stagione calda, soprattutto tra maggio e settembre, con picco durante l’estate (giugno‑luglio). Questo perché l’aria calda e umida favorisce forti rovesci convettivi e temporali pomeridiani o serali, frequentissimi sulle Alpi soprattutto quando non ci sono anticicloni africani enormi.
Questa distribuzione è anche tipica delle regioni continentali dove l’insolazione estiva genera instabilità, con la frequenza massima di attività temporalesca proprio nei mesi più caldi. Ciò non toglie che i primi colpi di tuono possano verificarsi già a marzo, grazie soprattutto a fronti freddi che riescano a valicare le Alpi e trovano una Valpadana già tiepida.
Centro Italia
Più o meno come il Nord, anche qui i temporali sono anch’essi più comuni in estate, tra maggio e settembre, con un picco in giugno e luglio. In questa parte della penisola il clima è mediamente mediterraneo, quindi la stagione calda coincide con una maggiore probabilità di temporali pomeridiani.
Mentre quelli frontali sono un po’ meno comuni rispetto al settentrione perché le regioni centrali sentono meno la coda dei fronti. A differenza di quanto accade in Pianura Padana, i fronti temporaleschi possono esserci anche a fine autunno o addirittura a inizio inverno.
Sud Italia e Isole
I temporali possono esserci tutto l’anno. In particolare sussiste una grossa differenza rispetto ad altrove perché al sud in estate sono molto rari. Qui i temporali estivi si manifestano soprattutto nelle zone interne e montuose tra giugno e settembre durante ondate di caldo umido.
Diversamente dalle altre regioni, nel Sud e sulle isole può esserci attività temporalesca molto frequente anche in autunno e in inverno, specialmente in presenza di perturbazioni mediterranee che sfruttano acqua del mare ancora calda e causano fenomeni convettivi intensi. Anzi paradossalmente è proprio nella stagione autunnale, quando il caldo è già passato, che sussistono i maggiori rischi di fenomeni meteo temporaleschi.

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Credits
ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE, Copernicus (METEOGIORNALE.IT)



