
(METEOGIORNALE.IT) Il contesto teleconnettivo e lo stato di fondo troposferico restano orientati verso condizioni più miti e zonali, lasciando a marzo soltanto finestre transitorie per brevi incursioni fredde o eventi di tipo “sneaky”, legati a dinamiche di breve durata.
Un impianto a lunga gittata caldo
Le proiezioni stagionali globali per il trimestre gennaio-marzo 2026 mostrano un chiaro segnale verso temperature sopra la media su gran parte delle medie latitudini dell’emisfero boreale, inclusi i settori meridionali ed orientali del Nord America.
Questo assetto riflette la transizione dalla La Niña verso condizioni ENSO-neutrali, tipicamente associate a una ridotta frequenza di blocchi alle alte latitudini e a regimi NAO e AO positivi. Tali configurazioni favoriscono un flusso occidentale più teso e un’influenza marittima più marcata sull’<strong’Est degli USA, penalizzando la persistenza del freddo.
A questo si aggiunge l’anomalia ancora ampiamente positiva delle temperature superficiali oceaniche (SST) nell’Atlantico e nel Pacifico occidentale, che consolida un “fondo caldo” e riduce la capacità delle masse d’aria fredde di mantenersi nel tempo.
MJO in indebolimento e scarsi contributi tropicali
Nella seconda metà di febbraio la Madden-Julian Oscillation (MJO) si trova nella porzione indiana e del primo settore marittimo (fasi 2-4), con tendenza a spostarsi verso est e a perdere progressivamente ampiezza.
In genere, una MJO attiva in queste fasi favorisce un pattern +NAO/+AO e una SE ridge più pronunciata, proprio come quello attuale. Quando invece la MJO si indebolisce, il campo emisferico tende a “ricadere” sul regime dominante, quest’anno orientato al caldo.
Le previsioni per la fine di febbraio indicano un segnale tropicale in ulteriore flessione: ciò significa minori chance di un forcing troposferico capace di innescare nuovi episodi di blocking alle alte latitudini.
Teleconnessioni e vortice polare: la ritirata del blocco
Dopo la fase marcatamente negativa di AO e NAO osservata a inizio inverno, i segnali sub-stagionali mostrano un progressivo ritorno verso valori neutri o debolmente positivi.
Questo scenario implica correnti occidentali più tese sull’Atlantico e una maggiore compattezza del vortice polare, con conseguente prevalenza di masse d’aria oceaniche e minore facilità per le intrusioni fredde sull’Est degli Stati Uniti.
Contestualmente, una PNA positiva tende a rinforzare la cresta sul West e la conseguente estensione del promontorio caldo sul Sud-Est, favorendo il consolidamento del regime con SE ridge dominante.

Il riscaldamento stratosferico: effetto mitigato
È in corso un episodio di riscaldamento stratosferico e di disturbo del vortice polare, ma la risposta troposferica appare complessa e interferita dalle onde planetarie presenti in bassa troposfera.
Nei modelli, l’effetto principale sembra confinato a perturbazioni temporanee, con ricariche di freddo a cavallo tra fine febbraio e inizio marzo, ma senza un rovesciamento duraturo del pattern.
Il messaggio chiave resta quindi lo stesso: la stagione invernale ha esaurito la sua fase più dinamica, ma non sono esclusi brevi colpi di coda freddi nel tardo inverno.
Marzo: occasioni limitate ma possibili
I dati storici mostrano che anche in presenza di AO negativa possono verificarsi brevi episodi freddi e nevosi nel mese di marzo, soprattutto in concomitanza di blocchi temporanei o rapidi affondi dinamici. Tuttavia, si tratta di configurazioni fugaci, non di un reale cambio di regime.
Le tendenze stagionali fino all’inizio della primavera conservano una netta probabilità di temperature superiori alla norma su gran parte degli Stati Uniti. Eventuali episodi nevosi a est dovranno quindi contare su un incastro preciso tra impulso freddo e passaggio perturbato, piuttosto che su un pattern favorevole di fondo.
In sintesi, il quadro rimane dominato da un’ampia anomalia calda e da un assetto più anticiclonico, ma qualche opportunità per un ultimo episodio invernale non può ancora essere del tutto esclusa.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)



