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Caos meteo, SPLIT o DISPLACEMENT? La grande divergenza sul Vortice Polare

Stratosfera sotto osservazione: i modelli non concordano sulla risposta del Vortice Polare a 10 hPa

Angelo Ruggieri di Angelo Ruggieri
06 Feb 2026 - 14:30
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Negli ultimi aggiornamenti modellistici la stratosfera sta tornando al centro dell’attenzione, perché a circa 10 hPa (quota tipica dei grandi disturbi del Vortice Polare Stratosferico) si sta aprendo una divergenza netta tra due riferimenti fondamentali per chi fa analisi emisferica: GFS ed ECMWF.

 

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(METEOGIORNALE.IT) Il punto non è più stabilire se si svilupperà un riscaldamento stratosferico significativo: la tendenza verso un disturbo è ormai evidente in entrambi i centri. Il vero nodo è un altro, molto più delicato e decisivo: come risponderà il vortice polare. E qui i due modelli stanno raccontando due storie simili nella genesi, ma potenzialmente opposte negli esiti.

 

GFS: scenario split e doppio vortice

Il modello americano, nelle sue ultime corse, insiste su un’evoluzione da split classico. In pratica, l’anticiclone stratosferico spinge con decisione verso il Polo, alzando il geopotenziale alle alte latitudini e creando la classica dinamica da “taglio” del vortice.

 

Il risultato sarebbe la frammentazione in due lobi ciclonici distinti:

  • un lobo che tende a posizionarsi sul settore nordamericano
  • un secondo lobo proiettato verso Eurasia

Questo è il classico schema dei Major Warming di tipo split, cioè la forma più “aggressiva” di disturbo: non un semplice vortice indebolito, ma un sistema che perde la sua struttura unitaria e può rimanere instabile per settimane.

 

ECMWF: displacement marcato, vortice ancora unito

Il modello europeo, pur riconoscendo il disturbo, non arriva a un taglio netto. La struttura del vortice appare stirata e dislocata, con un nucleo freddo che si sposta dal Polo verso l’Eurasia.

In questo caso parliamo di:

  • displacement
  • con forte stretching
  • ma senza la comparsa di due minimi indipendenti

È uno scenario meno estremo sul piano geometrico, ma non per forza “innocuo”: un displacement ben orientato può comunque produrre una risposta troposferica importante, solo più direzionale e meno simmetrica.

 

Perché i modelli divergono: wave-1 contro wave-2

Questa divergenza è tipica quando ci si trova oltre i 10 giorni: in quella finestra la previsione deterministica della stratosfera è ancora sensibile alla dinamica delle onde planetarie.

In sintesi:

  • se domina la wave-1, il vortice tende a spostarsi (displacement)
  • se cresce con decisione la wave-2, aumenta la probabilità di split

Qui entra in gioco anche un aspetto noto agli analisti: GFS tende più spesso a enfatizzare gli estremi, mentre ECMWF tende a essere più conservativo, soprattutto nelle fasi di transizione.

 

Ma attenzione: la vera informazione oggi non è il run singolo. Sono gli ensemble, perché mostrano chiaramente che l’atmosfera sta “scegliendo” tra due famiglie di soluzioni.

 

Implicazioni troposferiche: cosa cambia davvero

È qui che la questione diventa concreta.

Se prevale lo split (scenario GFS)

Nelle 2–4 settimane successive aumenta la probabilità di:

  • blocchi alle alte latitudini più duraturi
  • AO più spesso negativa
  • getto più frammentato
  • scambi meridiani più incisivi su Europa e Nord America

Non significa gelo automatico in Italia, ma significa più occasioni per configurazioni fredde e instabili sul continente europeo.

 

Se prevale il displacement (scenario ECMWF)

La risposta tende a essere:

  • più direzionale
  • meno persistente
  • spesso con un lobo dominante che governa la traiettoria del freddo

In questo caso può verificarsi una singola direttrice fredda molto efficace (ad esempio verso Europa orientale o Nord America), mentre l’Europa mediterranea rischia di restare più esposta a correnti atlantiche.

 

Cosa monitorare nei prossimi giorni

Per capire quale scenario stia diventando dominante, i parametri davvero utili sono due:

  1. Ampiezza della wave-2 e flusso di calore tra 100 e 10 hPa: un incremento netto e persistente spinge verso split.
  2. Campi medi d’ensemble a 10 hPa: se iniziano a comparire due minimi distinti e stabili di geopotenziale, lo split diventa molto più credibile e “irreversibile” sul piano modellistico.

 

Conclusione: non è “SSW sì o no”, ma “che tipo di risposta”

In questa fase la lettura corretta non è inseguire il singolo run, ma seguire l’evoluzione della geometria del vortice nei campi medi e nei cluster.

 

Perché il punto, oggi, è chiaro: il riscaldamento stratosferico è probabile, ma la domanda decisiva resta una sola:

 

Il vortice verrà solo deformato e spostato, oppure si spezzerà davvero in due?

È questa differenza che, nel giro di 2–4 settimane, può cambiare completamente la traiettoria del freddo alle medie latitudini e quindi anche le reali chance di una fase invernale più incisiva sull’Europa.

 

Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: displacementdisplacement vortice polaresplitsplit vortice polarevortice polare
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Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri ha acquisito la certificazione di Tecnico Meteorologo Dekra nel 2019 e nel 2020 è entrato a far parte di AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) in qualità di Meteorologo. Si occupa di previsioni meteorologiche da oltre 25 anni. Ha redatto rapporti di eventi e studi climatologici sul proprio territorio regionale. Si occupa saltuariamente di presentazione di previsioni meteorologiche all'interno di rubriche televisive. Ha pubblicato nel 2017 un'opera dal titolo "La neve a Lanciano dal 1836 al 2016". Pubblica quotidianamente previsioni ed analisi meteorologiche su diversi siti meteo. Ha diverse specializzazioni conseguite negli anni in: 'Meteorologia di base', 'Meteorologia avanzata', 'Meteorologia in mare' presso il Centro Epson Meteo.

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