
(METEOGIORNALE.IT) Il punto non è più stabilire se si svilupperà un riscaldamento stratosferico significativo: la tendenza verso un disturbo è ormai evidente in entrambi i centri. Il vero nodo è un altro, molto più delicato e decisivo: come risponderà il vortice polare. E qui i due modelli stanno raccontando due storie simili nella genesi, ma potenzialmente opposte negli esiti.
GFS: scenario split e doppio vortice
Il modello americano, nelle sue ultime corse, insiste su un’evoluzione da split classico. In pratica, l’anticiclone stratosferico spinge con decisione verso il Polo, alzando il geopotenziale alle alte latitudini e creando la classica dinamica da “taglio” del vortice.
Il risultato sarebbe la frammentazione in due lobi ciclonici distinti:
- un lobo che tende a posizionarsi sul settore nordamericano
- un secondo lobo proiettato verso Eurasia
Questo è il classico schema dei Major Warming di tipo split, cioè la forma più “aggressiva” di disturbo: non un semplice vortice indebolito, ma un sistema che perde la sua struttura unitaria e può rimanere instabile per settimane.
ECMWF: displacement marcato, vortice ancora unito
Il modello europeo, pur riconoscendo il disturbo, non arriva a un taglio netto. La struttura del vortice appare stirata e dislocata, con un nucleo freddo che si sposta dal Polo verso l’Eurasia.
In questo caso parliamo di:
- displacement
- con forte stretching
- ma senza la comparsa di due minimi indipendenti
È uno scenario meno estremo sul piano geometrico, ma non per forza “innocuo”: un displacement ben orientato può comunque produrre una risposta troposferica importante, solo più direzionale e meno simmetrica.
Perché i modelli divergono: wave-1 contro wave-2
Questa divergenza è tipica quando ci si trova oltre i 10 giorni: in quella finestra la previsione deterministica della stratosfera è ancora sensibile alla dinamica delle onde planetarie.
In sintesi:
- se domina la wave-1, il vortice tende a spostarsi (displacement)
- se cresce con decisione la wave-2, aumenta la probabilità di split
Qui entra in gioco anche un aspetto noto agli analisti: GFS tende più spesso a enfatizzare gli estremi, mentre ECMWF tende a essere più conservativo, soprattutto nelle fasi di transizione.
Ma attenzione: la vera informazione oggi non è il run singolo. Sono gli ensemble, perché mostrano chiaramente che l’atmosfera sta “scegliendo” tra due famiglie di soluzioni.

Implicazioni troposferiche: cosa cambia davvero
È qui che la questione diventa concreta.
Se prevale lo split (scenario GFS)
Nelle 2–4 settimane successive aumenta la probabilità di:
- blocchi alle alte latitudini più duraturi
- AO più spesso negativa
- getto più frammentato
- scambi meridiani più incisivi su Europa e Nord America
Non significa gelo automatico in Italia, ma significa più occasioni per configurazioni fredde e instabili sul continente europeo.
Se prevale il displacement (scenario ECMWF)
La risposta tende a essere:
- più direzionale
- meno persistente
- spesso con un lobo dominante che governa la traiettoria del freddo
In questo caso può verificarsi una singola direttrice fredda molto efficace (ad esempio verso Europa orientale o Nord America), mentre l’Europa mediterranea rischia di restare più esposta a correnti atlantiche.
Cosa monitorare nei prossimi giorni
Per capire quale scenario stia diventando dominante, i parametri davvero utili sono due:
- Ampiezza della wave-2 e flusso di calore tra 100 e 10 hPa: un incremento netto e persistente spinge verso split.
- Campi medi d’ensemble a 10 hPa: se iniziano a comparire due minimi distinti e stabili di geopotenziale, lo split diventa molto più credibile e “irreversibile” sul piano modellistico.
Conclusione: non è “SSW sì o no”, ma “che tipo di risposta”
In questa fase la lettura corretta non è inseguire il singolo run, ma seguire l’evoluzione della geometria del vortice nei campi medi e nei cluster.
Perché il punto, oggi, è chiaro: il riscaldamento stratosferico è probabile, ma la domanda decisiva resta una sola:
Il vortice verrà solo deformato e spostato, oppure si spezzerà davvero in due?
È questa differenza che, nel giro di 2–4 settimane, può cambiare completamente la traiettoria del freddo alle medie latitudini e quindi anche le reali chance di una fase invernale più incisiva sull’Europa.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
