
(METEOGIORNALE.IT) C’è un senso di déjà-vu che accompagna questo meteo ormai da giorni: l’Atlantico continua a dettare legge e lo fa senza troppe variazioni sul tema. Un lungo canale depressionario si estende dall’oceano fino al Mediterraneo, come un binario ben oliato lungo il quale scorrono perturbazioni una dopo l’altra. Un flusso occidentale tenace, che non concede tregua e che mantiene l’Europa, Italia compresa, sotto una sequenza quasi monotona di piogge, nubi e correnti miti.
Il cuore pulsante di questa fase resta sull’Europa occidentale. I numeri che arrivano dalla Spagna sono impressionanti e aiutano a capire la portata del fenomeno: a Grazalema, località montuosa dell’Andalusia meridionale, in meno di tre settimane sono caduti oltre 2300 millimetri di pioggia. Un quantitativo che supera già la media annua, un dato che da solo racconta quanto questo treno di perturbazioni oceaniche sia stato insistente e, soprattutto, ben alimentato. Tutta l’area tra il sud della Spagna e il Portogallo continua a fare i conti con precipitazioni frequenti e localmente abbondanti, come avevo già evidenziato nei giorni scorsi.
Alla base di questo schema c’è un meccanismo su scala emisferica. L’aria gelida che ha invaso vaste porzioni del Nord America, spingendosi fino a latitudini decisamente basse, ha compresso e “spremuto” l’aria più calda preesistente. Questa massa d’aria mite e molto umida è stata costretta a risalire verso nord-est, puntando dritta sulle coste atlantiche europee. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un flusso occidentale continuo, energico, che da oltre dieci giorni non accenna a mollare la presa e che, almeno nel breve termine, continuerà a produrre effetti.
Nei prossimi giorni sono attese ancora diverse perturbazioni. Ne abbiamo già individuate almeno tre, con la più incisiva prevista tra giovedì e venerdì. In quell’occasione entreranno in gioco due attori opposti: da un lato aria estremamente umida di origine tropicale, dall’altro un primo, timido ma significativo, respiro più fresco in discesa dalle alte latitudini artiche. Uno scontro che potrebbe letteralmente “tagliare” il convoglio perturbato oceanico, portando nuove piogge anche abbondanti ma aprendo, successivamente, a una possibile pausa.
Ed è proprio guardando un po’ più avanti che lo scenario inizia a farsi interessante. Le carte probabilistiche, gli ensemble dei principali modelli come ECMWF e GEFS, mostrano per la metà del mese una maggiore ondulazione del flusso atmosferico. In altre parole, il getto occidentale potrebbe perdere compattezza, favorendo affondi di aria più fredda verso latitudini inferiori, con un possibile coinvolgimento anche dell’Italia. Sarebbe una dinamica capace di interrompere l’attuale egemonia oceanica e di riportare condizioni più consone alla stagione invernale.
È fondamentale però mantenere i piedi per terra, poiché parliamo di meteo in termini probabilistici, non di certezze: al momento non si intravedono ondate di freddo intenso o eventi estremi, ma solo la possibilità di un cambio di circolazione, più freddo e più dinamico. Un segnale, questo sì, che merita attenzione, perché potrebbe finalmente segnare la fine della lunga monotonia atlantica e l’inizio di una fase tutta da seguire.
Ci ritorneremo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE. (METEOGIORNALE.IT)



