
(METEOGIORNALE.IT) Il meteo di fine febbraio cambia passo e lo fa con una dinamica che merita attenzione, perché non si tratta della “solita” alta pressione. Le ultime elaborazioni secondo i principali modelli di calcolo evidenziano una netta flessione del getto atlantico in area azzorriana, con conseguente risposta dinamica verso nord-est di un promontorio subtropicale. In altre parole, la corrente a getto si abbassa di latitudine sull’Atlantico e, per compensazione, una struttura anticiclonica si protende dal comparto tra Canarie e Marocco verso il Mediterraneo centrale e parte dell’Europa.
È importante chiarire un punto: non stiamo parlando dell’anticiclone delle Azzorre in senso classico. La matrice è subtropicale continentale-marittima, con contributo nordafricano, e questo cambia molto in termini di caratteristiche termiche. Il promontorio si allunga lungo un asse sud-ovest/nord-est e trasporta masse d’aria decisamente miti in quota.
Il primo segnale evidente riguarda infatti le temperature alle medie altezze troposferiche. Analizzando il campo a 850 hPa (circa 1400-1500 metri), si osserva una risalita marcata delle isoterme. L’isoterma di 0°C si spinge verso latitudini ben più settentrionali rispetto alla norma stagionale e, fatto ancora più significativo, la +12°C, tipica di contesti primaverili avanzati o addirittura del semestre caldo, tende ad affacciarsi sul Mediterraneo occidentale. Un’anomalia che non passa inosservata per il periodo.
Se confrontiamo questi valori con la climatologia di riferimento, emerge un quadro di scarti positivi diffusi. Le anomalie termiche a 850 hPa risultano estese e consistenti, con differenze di diversi gradi sopra la media. Il colore rosso che spesso vediamo nelle mappe non è un artificio scenografico: è semplicemente la scala cromatica che meglio rappresenta un surplus termico rispetto al trentennio climatico di riferimento.
Anche osservando i diagrammi ensemble su aree della Pianura Padana, si nota un lungo tratto sopra media, con dispersione ridotta tra i membri: un segnale di buona affidabilità previsionale sul mantenimento di condizioni miti in quota. Questo non significa automaticamente caldo anomalo al suolo ovunque e sempre, perché in presenza di inversioni termiche notturne e nebbie locali le minime potranno ancora risultare basse nelle valli e nelle pianure interne. Tuttavia, nelle ore centrali della giornata, soprattutto in collina e montagna, il tepore si farà sentire in modo evidente.
Quanto potrà durare questa fase? Secondo i principali modelli di calcolo, la struttura subtropicale dovrebbe accompagnarci almeno fino alla fine del mese. Solo sul finire di febbraio si intravede la possibilità che una saccatura atlantica tenti di erodere il bordo occidentale del promontorio, introducendo maggiore variabilità e un possibile ridimensionamento termico. Al momento, però, si tratta di un’evoluzione ancora da confermare nei dettagli.
In sintesi, il meteo di chiusura del mese si orienta verso una parentesi stabile e insolitamente mite in quota, con caratteristiche più da inizio primavera che da pieno inverno: una configurazione dinamica interessante, che conferma quanto la stagione fredda possa ancora sorprendere, anche senza gelo e neve protagonisti.
Ci ritorneremo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE.
