
(METEOGIORNALE.IT) Roma è la città del sole, o almeno così ci piace pensarla. Questa immagine di metropoli mite e accogliente si è rafforzata negli ultimi decenni, complice un Riscaldamento Globale che ha reso gli inverni romani decisamente meno pungenti rispetto a un tempo. Diciamolo, l’idea di vedere i fiocchi bianchi posarsi sulla scalinata di Piazza di Spagna sembra oggi quasi una fantasia per sognatori. Eppure, se guardiamo alle cronache del passato, la Capitale ha un rapporto con la Neve molto più stretto di quanto la memoria collettiva suggerisca.
Quest’anno la situazione è particolare. Dopo una lunga serie di stagioni secche, l’inverno si è presentato piovoso e cupo, con poche giornate soleggiate e correnti occidentali che dominano la scena. In Italia, e in particolare nel Lazio, il freddo vero sembra non voler trovare casa, restando spesso confinato ai margini del Mediterraneo. Ma attenzione, perché la Neve non è necessariamente figlia del grande Gelo. Anzi, paradossalmente, essa dipende dalla quantità di precipitazioni, pur necessitando di una base termica adeguata. Insomma, serve il giusto incastro.
Il caos del Vortice Polare e le sorprese di Febbraio
Osservando il lungo termine, notiamo che il Vortice Polare si sta comportando in modo caotico. Questo gigante dell’atmosfera potrebbe riservare colpi di scena proprio tra la fine di Febbraio e il mese di Marzo. Non è un caso che in America settentrionale si stiano registrando irruzioni gelide violentissime, nonostante una geografia climatica molto diversa dalla nostra. In Europa, invece, il grande Gelo orientale viene per ora respinto da un indice Nao estremamente negativo. Questa configurazione spinge perturbazioni intense verso la Spagna, il Portogallo e l’Italia, arrivando fino alla Grecia.
Proprio il 4 Febbraio scorso, nelle Canarie, si è toccato un record storico con circa 350 millimetri di Pioggia in sole 24 ore. Sono segnali di un’energia atmosferica notevolissima che, se dovesse incontrare l’aria fredda russa, potrebbe trasformarsi in un evento invernale estremo. Siamo in una situazione borderline, in bilico tra un inverno mite e un colpo di coda tardivo. Roma, d’altronde, ha già dimostrato di poter sorprendere tutti proprio sul finale di stagione. Molti ricorderanno il 2018, quando negli ultimi giorni di Febbraio un soffio siberiano portò la dama bianca persino a Napoli e, ovviamente, tra le rovine del Foro Romano.
Cronache di un passato imbiancato
Parlare di fine dei giochi a inizio Febbraio è decisamente precoce. Nell’epoca dei cambiamenti climatici, la stagionalità appare distorta, con impulsi freddi che spesso scivolano verso la primavera, come accaduto in certi mesi di maggio recenti. Ma torniamo alla storia. Se molti citano il mitico Gennaio 1985, quasi tutti dimenticano la nevicata del 1986. Fu un evento imponente, con accumuli che raggiunsero i 50 centimetri nelle aree periferiche come la Tomba di Nerone, e circa 30 centimetri in pieno centro città.
Ancora più incredibile, quasi surreale, fu il 9 Febbraio 1965. In quell’occasione, la Capitale si svegliò sotto ben 40 centimetri di coltre bianca caduti in un solo giorno. Era un’epoca diversa, certo, con un Riscaldamento Globale meno invasivo, ma i dati dimostrano che quando le correnti giuste si allineano, la città eterna sa trasformarsi in un paesaggio nordico. Scorrendo gli annali, si scoprono perle rare, dalla nevicata del 27 Dicembre 1788, una delle più intense di sempre, agli accumuli del 30 Dicembre 1939. Roma ha visto il Tevere ghiacciato e la neve alta in piazza Navona più volte di quanto i modelli matematici attuali lascino presagire per il futuro immediato. Nessuno può escludere a priori un nuovo evento storico, anche se prevederlo con precisione resta una sfida per i migliori meteorologi del mondo.
