
(METEOGIORNALE.IT) Nelle ultime ore si è tornati a parlare con insistenza del rientro incontrollato di un razzo cinese, una notizia che ciclicamente riaccende timori, titoli allarmistici e scenari da film catastrofico, ma che in realtà rientra in una dinamica ben conosciuta dagli addetti ai lavori. In questo caso specifico si tratta di uno stadio di razzo di grandi dimensioni, con una massa di circa 11 tonnellate, rimasto in orbita dopo una missione spaziale avvenuta tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Terminata la sua funzione, il corpo del razzo non è stato guidato verso un rientro controllato, ma ha iniziato lentamente a perdere quota, fino a entrare negli strati più densi dell’atmosfera terrestre.
Quando e dove avverrà il rientro
Secondo gli ultimi aggiornamenti forniti dai centri di monitoraggio europei e internazionali, il rientro è previsto nella giornata di oggi, 30 gennaio 2026, con una finestra temporale che ruota attorno alla tarda mattinata europea. Come sempre accade in questi casi, la precisione sull’orario e soprattutto sul luogo di caduta resta limitata fino alle ultimissime ore, perché basta una variazione minima della densità atmosferica, dell’attività solare o dell’assetto del razzo per spostare di centinaia o migliaia di chilometri il punto finale del rientro.
È proprio questo il motivo per cui, fino a poche orbite prima dell’impatto, si parla sempre di ampie fasce di possibile coinvolgimento e mai di un punto preciso.
Cosa succede durante il rientro
Dal punto di vista fisico, il fenomeno è piuttosto spettacolare ma molto meno pericoloso di quanto spesso venga raccontato. Quando un oggetto di queste dimensioni entra nell’atmosfera a velocità elevatissime, l’attrito con l’aria genera temperature di migliaia di gradi, sufficienti a vaporizzare la stragrande maggioranza della struttura.
In genere:
- La maggior parte del razzo si disintegra completamente
- Solo alcune parti molto robuste possono sopravvivere parzialmente
Anche in quel caso, però, la probabilità che tali frammenti colpiscano persone o centri abitati è estremamente bassa, sia perché oltre il 70% della superficie terrestre è coperto dagli oceani, sia perché gran parte delle terre emerse è scarsamente popolata.
L’Italia è a rischio?
Le ultime simulazioni aggiornate indicano che la fascia teoricamente interessata dal rientro si estende su una porzione molto ampia del pianeta, compatibile con l’inclinazione orbitale del razzo, ma l’Italia, secondo i dati più recenti, non rientra più tra le aree considerate a rischio. Questo tipo di esclusione avviene spesso solo nelle fasi finali del monitoraggio, quando l’orbita residua si restringe e consente di eliminare intere regioni dal ventaglio delle possibilità.
È fondamentale chiarire che:
- “Area a rischio” non significa impatto probabile
- Indica solo una zona sorvolata nelle ultime orbite
Il problema dei detriti spaziali
Dal punto di vista scientifico e normativo, episodi come questo riaprono puntualmente il dibattito sulla gestione dei detriti spaziali. Le linee guida internazionali raccomandano, quando possibile, rientri controllati sopra zone oceaniche remote, ma non tutti i vettori spaziali sono progettati per effettuare manovre di questo tipo, soprattutto quando si tratta di stadi molto massicci lanciati direttamente in orbite basse.
La Cina, come altre potenze spaziali, è già sotto osservazione per l’uso di sistemi che non sempre garantiscono un fine vita completamente controllato, ed è probabile che nei prossimi anni la pressione internazionale su questi aspetti aumenti ulteriormente. (METEOGIORNALE.IT)
