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Questo è l’anno della neve. Quando ne cadrà e dove

Inverno dinamico, tempeste estreme e neve sempre più rara: il paradosso di un clima che cambia

Federico De Michelis di Federico De Michelis
23 Gen 2026 - 18:48
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Stiamo vivendo il periodo più freddo dell’anno, quello in cui si possono ancora verificare eventi meteorologici estremi. Una dimostrazione concreta di questa estremizzazione climatica l’abbiamo avuta di recente con la tempesta terribile che ha colpito parte della Calabria, ma soprattutto la Sicilia orientale e la Sardegna orientale e meridionale.

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In queste zone si sono registrati danni ingentissimi a causa di venti di tempesta che hanno ingrossato il mare, con onde che in alcune località hanno superato persino i 12 metri di altezza, se non di più. Sono state distrutte stazioni balneari, attività turistiche, porticcioli; sono crollate anche alcune strade in zone molto trafficate: in Sardegna, ad esempio, un’arteria che veniva percorsa da 80.000 persone al giorno è oggi praticamente inagibile.

 

Tutto ciò è accaduto per effetto di una bassa pressione mediterranea che si è intensificata enormemente a causa della forte differenza di pressione atmosferica con l’alta pressione scandinava, che in teoria dovrebbe portare o quantomeno favorire l’arrivo del freddo verso l’Italia.

 

Il freddo, in effetti, c’è. Non possiamo certo dire che quest’anno l’inverno sia più mite rispetto ad altri. Quantomeno, stiamo osservando una certa dinamicità atmosferica. Poi, per quanto riguarda le temperature medie su singole località o aree geografiche, è inevitabile rilevare alcune anomalie positive, ma questo è conseguenza diretta del fatto che il nostro pianeta si sta riscaldando, e tale riscaldamento influenza tutte le stagioni, compreso l’inverno.

 

Ma non solo: anche la primavera, l’autunno e, soprattutto, l’estate. Un’estate che è diventata rovente, caldissima, terribile, oserei dire invivibile. Sempre più abitazioni sono dotate di climatizzatori, proprio perché l’estate italiana è diventata insopportabile. In un contesto così caldo, determinato dall’espansione dell’area tropicale verso nord, cambia anche la circolazione atmosferica, e questo influenza inevitabilmente anche l’inverno.

Ecco perché, anche in situazioni sinottiche favorevoli ad eventi nevosi in Italia – come quelle previste nei prossimi giorni – la neve cadrà a quote più alte rispetto al passato. La causa? Le condizioni atmosferiche sono cambiate.

 

Sì, la temperatura è aumentata, ma le masse d’aria fredda, le perturbazioni, il maltempo ci sono ancora. Tuttavia, la neve fa sempre più fatica a cadere a quote bassissime, come ad esempio in pianura Padana.

Citiamo spesso la pianura Padana perché è una delle aree che sta soffrendo di più questo cambiamento climatico. Chi vive in pianura Padana, da circa dieci anni, non sa più cosa significhi vivere un inverno con abbondanti nevicate. Un tempo, i territori rimanevano innevati per lungo tempo, con nebbie, brinate e gelate anche molto intense. Oggi, tutto questo accade in forma molto attenuata: le gelate sono più deboli, la neve quasi non cade più, se non in modo occasionale.

 

Quando analizziamo le proiezioni fornite dai modelli matematici di previsione, spesso vediamo indicati episodi nevosi, come è capitato anche in questi giorni. Ma le previsioni meteo non si inventano: ci affidiamo ai modelli matematici, utilizzati a livello mondiale da tutti i meteorologi, perché sono strumenti indispensabili. L’uomo, da solo, non può prevedere il tempo semplicemente osservando tramonti, albe o il vento.

Nei primi anni del Novecento, i modelli matematici non esistevano e ogni ondata di maltempo provocava numerose vittime. Si era impreparati. Oggi, invece, abbiamo le allerte meteo, persino di livello rosso, come quelle emesse nei giorni scorsi. E grazie a queste non ci sono state vittime: i sindaci hanno chiuso aree urbane, imposto divieti, lanciato avvisi, e molte vite sono state salvate proprio grazie all’annuncio tempestivo di un’ondata di maltempo da parte dei modelli previsionali e degli enti ufficiali.

 

In realtà, il fenomeno estremo si è rivelato anche peggiore delle attese, sebbene il preludio fosse già chiaro. Viviamo una situazione atmosferica molto complessa, che rende difficile anche il lavoro previsionale.

Le nostre previsioni, a volte, possono sembrare inesatte, ma ciò accade perché i modelli matematici faticano a comprendere e interpretare le linee di tendenza. Non c’è nulla di sbagliato se un modello mostra neve in pianura Padana e poi questa non arriva: ciò indica una probabilità, non una certezza.

L’importante è che il modello si corregga, e proprio questa correzione è alla base del miglioramento continuo dell’affidabilità nei prossimi anni.

 

Nei prossimi giorni: inverno ancora presente, ma con sfumature diverse

Nei giorni a venire transiteranno numerose perturbazioni, tuttavia il clima sarà ancora abbastanza invernale in Italia. Le temperature saranno spesso prossime alla media, talvolta leggermente più alte, ma in generale sarà ancora inverno, non primavera. Sbaffi caldi non se ne vedranno, se non qualche richiamo da sud.

Questo inverno è particolare anche perché è l’anno della Niña, un fenomeno atmosferico causato dal raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico. Quest’anno la Niña è piuttosto debole, ma in qualche modo ci influenza.

 

E poi c’è il Vortice Polare: se ne parla molto, ma non ogni sua crisi comporta automaticamente un evento estremo in Italia, che è comunque lontana dall’estremo nord Europa.

Negli Stati Uniti nord-orientali, ad esempio, proprio in questo fine settimana si farà sentire l’effetto combinato tra una bassa pressione e una discesa di aria fredda. Ma lì il clima è completamente diverso.

In alcune località statunitensi sono previste nevicate eccezionali, favorite proprio dal fatto che il pianeta è più caldo e quindi contiene più umidità. Le precipitazioni, di conseguenza, sono più abbondanti.

Ecco il paradosso: nevica di più, ma non perché fa più freddo, bensì perché fa più caldo rispetto al passato. Sembra una contraddizione, ma non lo è.

 

Tanta neve sulle Alpi, poca (o nulla) in pianura

Nei prossimi giorni, nelle Alpi cadrà abbondante neve, soprattutto sul settore occidentale, ma anche su quello orientale.

Per quanto riguarda la pianura, invece, come detto, sarà difficile vedere nevicate. Qualche fioccata potrà forse arrivare sulle alte pianure o aree pedemontane, in particolare sulla pianura piemontese, dove microclima e configurazione atmosferica risultano favorevoli.

Non nevicherà a Milano, né a Verona, Bologna o Venezia. È una situazione che continua a ripetersi, pur essendo – teoricamente – l’anno ideale per grandi nevicate.

 

In Europa centro-orientale, però, bacini lacustri e fiumi si stanno gelando: il freddo c’è ancora, il potenziale invernale esiste, ma manca la sinottica favorevole per portare quel freddo fin sull’Italia, come un tempo.

Alcuni scienziati si sono occupati di queste dinamiche, hanno studiato le cause e avanzato ipotesi. Nulla è però certo. Se si interrompesse davvero la Corrente del Golfo, ad esempio, il clima europeo verrebbe completamente stravolto.

Ma nessuno ha la certezza matematica di cosa accadrà. Si possono solo fare proiezioni probabilistiche.

 

Meteo e scienza: fiducia nei modelli, nonostante tutto

La meteorologia resta una scienza complessa. Le previsioni meteo, dopo un certo numero di giorni, sono solo ipotesi. E questo va accettato.

In Italia, purtroppo, c’è una tendenza alla critica esagerata, che pare si stia diffondendo anche in Spagna. Ma questa è la metodologia scientifica: può sbagliare, ma continua a salvare vite umane ogni giorno, e continua a migliorare.

Gli attacchi alla scienza, le minacce ai meteorologi, le offese gratuite, purtroppo, sono una realtà, ma non scalfiscono la validità di un lavoro che – attraverso i modelli matematici di previsione – ci permette ogni giorno di essere più preparati, più informati, più protetti.

Pensateci: prevedere il tempo è una delle cose più complesse che esistano. E proprio per questo, va rispettata.

  (METEOGIORNALE.IT)

Credit:

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Meteo France
  • DWD – Deutscher Wetterdienst
  • Centro Epson Meteo
  • Copernicus Climate Change Service
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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