C’è un’altra possibilità di neve a bassa quota mercoledì 28 gennaio. Come sempre, non possiamo parlare di certezze perché le condizioni meteo saranno veramente al limite. In questo articolo vogliamo analizzare alcuni parametri meteorologici essenziali per capire se effettivamente la probabilità per una buona nevicata c’è oppure svanisce.
Prima analizziamo il pattern
A livello europeo, l’Europa centrale viene bersagliata da una lunga serie di fasi di maltempo. Appena più a nord, la Scandinavia rimane in un contesto marcatamente freddo, mentre più a sud, ovvero nel bacino del Mediterraneo, permangono condizioni più miti.
All’interno di questo scenario spicca però l’anomalia rappresentata dalla Valle Padana, dove persiste un serbatoio di aria fredda sufficiente a innescare nevicate fino a quote molto basse. Piemonte e Appennino Ligure saranno tra le aree maggiormente interessate, così come i fondovalle alpini. Ma la domanda che sorge spontanea è la seguente. Saranno nevicate diffuse? Oppure comparse coreografiche?
Approfondiamo
Per quanto riguarda le pianure, la probabilità di osservare neve risulterà ovviamente molto diversa in base alla collocazione geografica. A titolo di esempio, sul Piemonte occidentale i fiocchi potrebbero fare la loro comparsa su diverse province, come Torinese, Novarese, Astigiano e Alessandrino.
In queste aree pare abbastanza sicura. Anche se non possiamo parlare di imbiancate molto generose. Esattamente come accade in questi casi, gli esperti sanno che le possibilità diminuiranno spostandosi verso il settore orientale della regione.
Una probabilità sempre minore…
Ancora più ridotta sarà la probabilità sulla pianura lombarda occidentale, dove eventuali fioccate avrebbero carattere puramente scenografico, ma non è affatto detto che riescano nemmeno a esserci. Andando sempre più a oriente, poi, la zona Padana centrale e orientale, invece, resterà esclusa da qualsiasi rischio nevoso, a causa di temperature troppo elevate.
Ci aspettiamo valori anche di 4 o 5 gradi e temperature di bulbo umido largamente positive. Diciamo che, a est di una ipotetica linea tra Cremona e Piacenza, non ci sarà la benché minima possibilità di neve. Questo oramai è certo.

I motivi
Abbiamo fatto un riassunto tra diversi modelli che abbiamo analizzato. Si può leggere la leggenda a fine articolo. Evidenziamo un importante concetto. Alla base di eventuali e lecite differenze previsionali vi è soprattutto un fattore termico. È quello che oramai sta capitando sempre più di recente nei nostri inverni. Le temperature risultano troppo alte per consentire la neve in pianura, per lo meno come la conoscevamo fino a qualche decennio fa.
Alcuni parametri meteo essenziali sono la temperatura a 850 hPa e quella a 925. Stiamo parlando di una quota di circa 1500 e 700 metri. In queste due circostanze il valore deve essere per forza di cosa negativo. Potrebbe rimanere positivo solo se l’atmosfera fosse molto secca.
Ma poiché siamo già in un mare di umidità elevatissima (a causa della conformazione geografica), allora va da sé che è quasi impossibile avere scenari meteo nevosi. Rimane invece la possibilità per l’estremo lembo occidentale della Val Padana, solo grazie alla sua conformazione geografica che riesce a trattenere molto più efficacemente il freddo rispetto alla zona orientale.

Credits
L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE
