
(METEOGIORNALE.IT) Il meteo dei prossimi giorni entra in una fase decisamente interessante. Dopo le vicende legate al ciclone Harry, che ha lasciato il segno sulle Isole Maggiori e su parte dell’estremo Sud, lo scenario europeo si è nuovamente riorganizzato lungo una direttrice ben nota: l’Atlantico torna protagonista, con una sequenza di perturbazioni dirette verso il Mediterraneo centrale.
La caratteristica principale di questa fase sarà il diverso comportamento tra Nord e resto d’Italia. Secondo i principali modelli di calcolo, il flusso perturbato manterrà un’impronta “relativamente mite” al Centro-Sud, mentre le regioni settentrionali si troveranno più spesso sul lato freddo delle perturbazioni. Questo dettaglio fa tutta la differenza del mondo, perché apre la porta a nevicate frequenti e localmente abbondanti, specie sui rilievi alpini e, a tratti, fino a quote molto basse in presenza di rientri freddi dai quadranti orientali.
I segnali più evidenti arrivano dal modello europeo, che continua a insistere su accumuli davvero importanti lungo tutto l’arco alpino. Non solo i settori occidentali, spesso più favoriti, ma anche quelli orientali potrebbero finalmente “fare il pieno” dopo settimane più avare di precipitazioni. Le proiezioni parlano di accumuli complessivi che localmente possono superare il metro di neve fresca, distribuita in modo piuttosto uniforme e con più impulsi ravvicinati, elemento che rende lo scenario particolarmente solido dal punto di vista previsionale.
Anche l’Appennino non resterà a guardare. Qui le nevicate saranno mediamente meno abbondanti rispetto alle Alpi, ma le ultime emissioni dei modelli hanno chiaramente aumentato il peso delle precipitazioni. Il motivo è legato a un getto atlantico basso di latitudine, costretto a scorrere alle medie latitudini dalla presenza di un blocco altopressorio più a nord. Una configurazione che favorisce sistemi perturbati più organizzati e persistenti, capaci di scaricare neve in montagna e piogge diffuse altrove.
Il grande freddo, quello continentale e duraturo, per ora resta lontano. Questo però non significa assenza di sorprese. In un contesto così dinamico, non mancheranno occasioni per episodi nevosi a quote molto basse al Nord, soprattutto in Val Padana, qualora si incastrassero al momento giusto aria più fredda orientale e precipitazioni attive. Situazioni delicate, da seguire passo passo, ma tutt’altro che improbabili.
Allargando lo sguardo verso la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, il messaggio che arriva dai principali modelli è chiaro: il via vai di perturbazioni atlantiche non sembra intenzionato a fermarsi. Pause sì, ma brevi ed effimere, intervallate da nuove fasi di maltempo con piogge e nevicate, ancora una volta più incisive al Nord. Colpisce soprattutto l’atteggiamento dell’anticiclone subtropicale, spesso protagonista negativo degli inverni italiani, che quest’anno appare defilato e poco incisivo, quasi spettatore di un’Europa attraversata da continui fronti.
In chiusura, il meteo conferma una fase invernale viva, dinamica e finalmente generosa di neve sui rilievi, con le Alpi pronte a beneficiare di accumuli importanti e un’Italia che, almeno per ora, resta lontana da lunghi periodi stabili e monotoni. Una situazione da seguire con attenzione, perché quando il treno delle perturbazioni passa così spesso, basta poco per cambiare rapidamente scenario.
Ci ritorneremo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE. (METEOGIORNALE.IT)
