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Meteo, VORTICE POLARE in tilt: confermato GELO siberiano fino a Febbraio

Federico De Michelis di Federico De Michelis
03 Gen 2026 - 17:57
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) Se pensavate che l’inverno avesse già giocato tutte le sue carte migliori durante queste feste di Natale ed Epifania, beh, vi sbagliavate di grosso. Diciamolo subito, senza troppi giri di parole: la tregua è finita. Le ultime proiezioni dei modelli matematici ad alta risoluzione non lasciano molto spazio all’immaginazione e confermano quello che, fino a pochi giorni fa, era solo un timido sospetto degli addetti ai lavori. Stiamo parlando di una rottura, o meglio, di una vera e propria crisi del Vortice Polare, innescata da un importante riscaldamento stratosferico atteso proprio per la metà di gennaio.

Non è il solito “freddo di passaggio”, quella classica toccata e fuga di ventiquattrore che ti costringe a tirare fuori l’abbigliamento pesante e poi sparisce. No, qui si sta preparando un cambio di scenario su scala emisferica che promette di riscrivere le sorti dell’inverno 2026, sia per noi in Europa che per i cugini d’oltreoceano in Nord America.

 

Il guardiano del gelo sta cedendo

Per chi non mangia pane e meteorologia a colazione, il concetto può sembrare complesso, ma in realtà è affascinante nella sua semplicità. Immaginate il Vortice Polare come una gigantesca trottola di aria gelida che ruota vorticosamente sopra il Polo Nord. Quando gira veloce e forte, funziona come un muro invalicabile: tiene il freddo “chiuso a chiave” lassù, vicino all’Artico, regalandoci inverni miti e spesso noiosi. È il guardiano del freddo.

Ma cosa succede quando questo guardiano si distrae o, peggio, viene attaccato? Succede che il muro si sgretola. E quando il Vortice rallenta o si spezza, l’aria gelida non trova più ostacoli e scivola giù, verso le nostre latitudini, come un fiume in piena che ha rotto gli argini. Ecco, è esattamente quello che stiamo monitorando in queste ore sulle mappe sinottiche.

 

Stratwarming: l’attacco dall’alto

Il colpevole di tutto questo trambusto ha un nome preciso: Stratwarming, o Riscaldamento Stratosferico improvviso. In parole povere, si tratta di un aumento repentino delle temperature e della pressione lassù, nella stratosfera (oltre i 30 km di altezza), che destabilizza la struttura del Vortice. L’ultimo aggiornamento dei dati ci mostra chiaramente un’onda di calore che sta per colpire il cuore del Vortice verso la metà del mese, deformandolo come se qualcuno stesse schiacciando un palloncino pieno d’acqua.

Le conseguenze? Il palloncino si deforma e si allunga. I modelli matematici ci mostrano che il nucleo gelido si dividerà, allungando due “zampate” gelide: una verso il Nord America e l’altra, guarda caso, proprio verso l’Europa.

 

Cosa ci aspetta in Italia ed Europa

Se diamo uno sguardo a quello che succederà da noi, la situazione si fa interessante. Inizialmente, nella prima settimana di gennaio, il Vortice tenterà di ricompattarsi, regalandoci forse qualche giornata di relativa calma apparente, ma è un fuoco di paglia. Già dalla seconda settimana, l’effetto del riscaldamento stratosferico inizierà a farsi sentire ai piani bassi dell’atmosfera.

L’aria artica, pesante e densa, inizierà a colare verso sud. L’Europa si troverà nel mirino di una massa d’aria fredda che potrebbe stazionare a lungo. Non parliamo di un evento lampo, ma di una configurazione di blocco che potrebbe inchiodare le temperature sotto le medie stagionali per settimane.

In Italia, questo potrebbe tradursi in un ritorno prepotente dell’inverno vero, quello “vecchio stile”. Se la traiettoria verrà confermata, le regioni del Nord e del versante adriatico potrebbero trovarsi esposte a correnti orientali molto rigide. Insomma, sciarpe e cappotti pesanti non andranno riposti nell’armadio tanto presto.

 

Uno sguardo oltre l’Oceano

Dall’altra parte dell’Atlantico, la musica è simile ma con tempi diversi. Dopo una breve pausa più mite prevista per la prossima settimana, gli Stati Uniti e il Canada si preparano a ricevere il secondo “lobo” del Vortice Polare frantumato. Le mappe termiche a 10 hPa (nella stratosfera) mostrano temperature di 20-30 gradi sopra la norma sopra il Polo, un segnale inequivocabile che spingerà il nucleo freddo verso il continente americano.

Il risultato? Un corridoio di aria gelida si aprirà dal Canada occidentale scendendo giù fino al Midwest e alla costa orientale degli USA.

 

Febbraio 2026: il gelo non molla la presa

La domanda che tutti si fanno è: quanto durerà? Di solito, quando il Vortice Polare subisce un colpo del genere, ci mette settimane a riprendersi. È come un pugile suonato che barcolla al centro del ring.

Le proiezioni a lunghissimo termine, come quelle del modello canadese CanSIPS appena aggiornate, suggeriscono che questa fase fredda non si esaurirà con gennaio. Anzi, c’è il rischio concreto che il freddo si trascini fino a febbraio inoltrato. Le anomalie di pressione indicano che i blocchi anticiclonici potrebbero persistere, mantenendo aperto quel rubinetto di aria fredda artica verso le medie latitudini.

Insomma, l’inverno 2026 sembra aver deciso di fare sul serio proprio ora. Dopo anni di inverni “non-inverni”, la natura ci sta ricordando che il freddo esiste ancora e che, quando il Vortice Polare decide di collassare, non c’è Anticiclone Africano che tenga.

Tuttavia, quanto descritto deriva da proiezioni dei modelli matematici, che anche se non dettagliati nelle previsioni, necessiteranno di avere delle conferme. Pertanto, ci aggiorneremo. Per ora vedremo come evolverà tutto il caldo che si avrà dall’Epifania e i giorni successivi in Italia.

 

Credit

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – Climate Prediction Center
  • World Meteorological Organization (WMO)
  • Climate Change Institute – University of Maine (Reanalyzer)

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: aria articameteo inverno 2026ondata di geloprevisioni meteo lungo terminestratwarming gennaiotemperature europavortice polare
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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