
(METEOGIORNALE.IT) Le più recenti analisi modellistiche mostrano infatti una profonda riorganizzazione del Vortice Polare, con dinamiche stratosferiche che, se confermate, aumenterebbero sensibilmente la probabilità di ondate di freddo durature su Nord America ed Europa. Non si tratta di un semplice raffreddamento episodico, ma di un possibile cambio di assetto della circolazione emisferica.
Il Vortice Polare: perché la stratosfera conta davvero
Il Vortice Polare è una vasta circolazione ciclonica che si forma ogni inverno alle alte latitudini e che si estende dalla troposfera alla stratosfera. In condizioni “normali”, quando il vortice è compatto e ben strutturato, l’aria più fredda rimane confinata in area artica e le medie latitudini sperimentano una circolazione prevalentemente zonale, con frequenti flussi occidentali miti.
Quando invece il vortice viene indebolito o deformato, si aprono canali di scambio meridiano: l’aria artica può scendere verso sud e influenzare in modo più diretto il clima di Stati Uniti ed Europa. In questo contesto, la stratosfera agisce come regolatore a bassa frequenza, capace di condizionare la circolazione troposferica per settimane.
Assetto attuale: vortice allungato e baricentro nordamericano
Le analisi a 10 e 50 hPa mostrano un Vortice Polare già fortemente disturbato. Il nucleo principale risulta stirato e dislocato verso il Nord America, sotto la spinta di un robusto anticiclone stratosferico. A quote inferiori, il vortice appare parzialmente frammentato, con un lobo dominante tra Canada e Stati Uniti.
Questa configurazione favorisce la formazione di un vero e proprio corridoio artico diretto verso il cuore del continente nordamericano. Le proiezioni termiche indicano temperature molto inferiori alla media su vaste aree degli USA centrali e orientali, con esclusione dei settori sud-occidentali e della Florida. Un segnale coerente con un’intensa fase invernale già in atto o imminente.
In Europa, nella stessa fase, il raffreddamento risulta più attenuato e concentrato soprattutto sul Nord e sul Centro-Nord, mentre il Mediterraneo resta in parte protetto da masse d’aria più miti.

Verso un possibile Sudden Stratospheric Warming
Lo scenario più interessante emerge guardando oltre il breve termine. I modelli indicano un marcato indebolimento dei venti zonali stratosferici nel corso di febbraio, una configurazione tipicamente associata a un Sudden Stratospheric Warming (SSW). In questi eventi, la temperatura stratosferica aumenta rapidamente anche di decine di gradi, destabilizzando il vortice fino a provocarne lo split o il collasso.
Le simulazioni mostrano anomalie termiche stratosferiche estremamente elevate, superiori ai +50 °C rispetto alla media climatica, con venti zonali prossimi allo zero o addirittura invertiti. Sono segnali che, storicamente, precedono fasi invernali molto dinamiche alle medie latitudini.
Cosa succede dopo un SSW: il pattern tipico
L’esperienza climatologica insegna che, nei 10–30 giorni successivi a un SSW, tende a svilupparsi un blocco anticiclonico alle alte latitudini, spesso tra Groenlandia e Polo Nord. Contestualmente, una fascia di basse pressioni si estende verso sud, favorendo discese di aria artica su Nord America ed Europa.
Non è un automatismo, ma un segnale statistico robusto: la probabilità di AO e NAO negative aumenta sensibilmente, creando le condizioni ideali per irruzioni fredde ripetute e talvolta persistenti.
Febbraio 2026: uno scenario da monitorare con attenzione
Le proiezioni a medio-lungo termine per febbraio 2026 richiamano proprio questo tipo di assetto. Sul Nord America il segnale freddo appare più deciso e strutturato, mentre sull’Europa il quadro resta più incerto ma con probabilità crescente di afflussi artici, soprattutto nella seconda parte del mese.
In sintesi, il comportamento della stratosfera nelle prossime settimane sarà determinante. Un SSW di forte entità potrebbe trasformare febbraio 2026 in un mese dinamico, invernale e a tratti severo, soprattutto per il Nord America ma con potenziali ripercussioni anche sull’Europa. I dettagli restano da definire, ma il segnale di fondo è tutt’altro che trascurabile.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
