
(METEOGIORNALE.IT) L’interrogativo nasce da una combinazione di segnali atmosferici interessanti, ma la risposta, allo stato attuale, richiede una lettura più prudente e scientificamente fondata.
Le proiezioni stagionali più aggiornate dei principali centri di calcolo internazionali mostrano, per febbraio 2026, un quadro complessivamente più mite della media climatica degli anni ’90 su larga parte dell’Europa.
Questo non significa assenza di freddo, bensì un contesto dominato da forte variabilità, con possibili irruzioni invernali inserite però in un bilancio termico generale neutro o leggermente sopra norma. Per il trimestre febbraio–marzo–aprile, il segnale prevalente resta quello di una primavera tendenzialmente anticipata, pur con la possibilità di colpi di coda invernali.
Un ruolo centrale lo gioca il potenziale riscaldamento stratosferico improvviso (SSW) atteso tra fine gennaio e inizio febbraio. Eventi di questo tipo aumentano statisticamente la probabilità di blocchi alle alte latitudini e di discese di aria fredda verso le medie latitudini nelle settimane successive.
Tuttavia, la climatologia degli SSW insegna che gli effetti non sono automatici né uniformi: alcune volte il freddo colpisce il Nord America, altre l’Eurasia, altre ancora resta confinato a latitudini più settentrionali.
Anche gli indici AO e NAO, che potrebbero oscillare su valori negativi o instabili dopo un forte disturbo del Vortice Polare, suggeriscono un aumento degli scambi meridiani e una circolazione più ondulata. Questo scenario è compatibile con fasi fredde anche incisive, ma non equivale alla garanzia di un inverno eccezionalmente rigido e persistente sul Mediterraneo.
Parlare di “record trentennale” implicherebbe superare, in termini di estensione, durata e intensità, eventi storici come il febbraio 2012 o alcune grandi ondate dei primi anni 2000. Per ottenere un risultato simile servirebbe una configurazione sinottica estremamente favorevole e duratura, con blocchi ripetuti tra Groenlandia e Scandinavia e un continuo afflusso di aria gelida verso l’Europa centro-meridionale. Al momento, questo allineamento non emerge con chiarezza dalle stagionali.

Lo scenario più realistico vede quindi un inverno tardivo ancora capace di colpi importanti, forse più dinamico rispetto a diversi inverni recenti, ma inserito in un contesto climatico che rimane condizionato dal trend di fondo al riscaldamento. Febbraio e marzo 2026 potrebbero regalare una o due fasi fredde di rilievo, con buone occasioni per la neve dove sinottica e orografia lo consentiranno, senza però configurarsi come un bimestre storico su scala continentale.
In conclusione, il potenziale invernale resta aperto, ma i dati attuali invitano a distinguere tra probabilità aumentata di eventi freddi e certezza di un record assoluto, che oggi non trova un supporto solido nelle analisi. La chiave sarà monitorare con attenzione le settimane successive allo stratwarming e l’evoluzione di AO e NAO, evitando titoli estremi non ancora giustificati dai numeri.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
