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Febbraio 2026, da annotare nella meteo italiana. Evoluzione in capovolgimento

Febbraio, il mese degli eccessi: tra cicloni, gelo e possibili sorprese nevose anche eccezionali

Federico De Michelis di Federico De Michelis
26 Gen 2026 - 18:35
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Meteo gelido di febbraio

(METEOGIORNALE.IT) Perché febbraio ci sembra un mese dalle caratteristiche estreme? Già i modelli matematici, quelli che elaborano le previsioni e le proiezioni di tendenza a due settimane, iniziano a mostrare una marcata estremizzazione dei fenomeni atmosferici. Addirittura compare una vera e propria rassegna di cicloni che dalla Penisola Iberica si spingono verso l’Italia, ma non solo: compaiono anche bassissime pressioni a ridosso delle Isole Britanniche, quasi dei veri e propri uragani, o se vogliamo definirli, dei “mostri oceanici”.

 

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Da un lato, dunque, meteo estremo; dall’altro, il grande freddo che per ora si arresta fino alla Germania, con continui afflussi gelidi e bufere di neve. Nevica diffusamente in Germania, per esempio, fino alla Svizzera, all’Austria, all’Ungheria e a tutti i Paesi dell’Europa orientale, compresa ovviamente la Scandinavia. Più a nord troviamo poi la Russia. Le condizioni atmosferiche in Europa appaiono quindi piuttosto estreme per il nostro clima, ma tipiche di una stagione invernale che vuole davvero essere definita tale.

 

So bene che, ad esempio, è mancata la neve diffusa in Pianura Padana. Tuttavia, questo è dipeso da una particolare dinamica atmosferica, da una serie di circostanze che non hanno favorito quel tipo di fenomeno. Ma attenzione: febbraio è storicamente il mese della neve, per eccellenza, sia in Pianura Padana sia soprattutto nelle regioni centrali e meridionali italiane, anche a quote bassissime, se non addirittura in pianura.

 

Vorrei ricordare che nel 2018 abbiamo avuto la neve a Roma e persino a Napoli. Ma potrei citare anche un episodio ancora più eclatante: all’inizio di marzo 1987 una sfuriata di gelo travolse l’Italia, con nevicate fino alle coste adriatiche; in Puglia, sulla Murgia barese, cadde addirittura 1 metro di neve. Insomma, quello che voglio dirvi è che l’inverno non è affatto finito, soprattutto in una stagione come questa, vivacissima, caratterizzata da fortissimi scambi atmosferici.

 

È vero che in Italia, e in alcune aree in particolare, come il Nord Italia, per cause orografiche e geografiche, il clima risulta spesso più “soft”. Tuttavia, qualcosa sta cambiando: abbiamo visto le piogge in Liguria, le piogge in pianura, la neve in Piemonte, anche in località pianeggianti, e soprattutto tantissima neve sulle Alpi. Neve che continua a cadere, che continuerà a cadere e che si farà sentire in modo ancora più marcato al passaggio delle prossime perturbazioni.

 

Siamo dunque in una fase della stagione invernale in cui febbraio mostra finalmente ciò che è per sua natura. In più, abbiamo un Vortice Polare che tende a essere caotico. Il fatto che risulti più disturbato rispetto ai due mesi precedenti significa che in febbraio avremo una variabilità molto più accentuata. In una variabilità così marcata è chiaro che si alterneranno periodi freddi a fasi di temporanea mitezza: non sarà quindi scandaloso osservare anche eventuali vampate di calore.

 

Detto questo, va precisato che, al momento, queste vere e proprie vampate non si vedono. Possiamo semmai osservare dei rimbalzi di aria più mite che risale verso nord, richiamata da una perturbazione in arrivo: una dinamica del tutto normale. Ciò che appare invece estremamente evidente, ed eclatante, è quanto mostrano entrambi i principali modelli matematici, sia quello americano sia quello europeo: una nuova avanzata di aria gelida dalla Scandinavia verso l’Europa centrale.

 

Al momento, però, sembra avere la meglio l’Oceano Atlantico, con una NAO negativa. Il Vortice Polare, nel suo complesso, tenta di spingere il freddo verso sud, ma viene respinto da tempeste oceaniche particolarmente violente. È proprio l’Oceano Atlantico che, almeno per ora, sembra vincere la partita, con correnti occidentali capaci di portare precipitazioni anche superiori alla media su Italia e su molti Paesi europei.

 

Laddove, invece, sull’Europa si registreranno temperature rigide, non mancheranno nevicate abbondanti. In alcune aree, al contrario, agirà l’alta pressione, perché quel grande freddo di cui parlavo prima è associato a un regime anticiclonico: l’Alta pressione siberiana, che si è unita a quella europea sull’area scandinava. Qui l’aria si raffredda nei bassi strati, cioè al suolo, con temperature che crollano e danno origine a un gelo intenso, persino siderale, in stile canadese.

 

È chiaro però che noi non siamo il Nordamerica. Lì si sono viste recentemente sfuriate di aria gelida impressionanti sulla parte settentrionale del continente, con effetti su gran parte degli Stati Uniti, a più riprese. Non si è trattato di un solo evento: i mass media hanno parlato molto della tempesta che ha colpito il Nord-Est degli Stati Uniti, portando la neve a circa 180 milioni di americani. Il loro clima è totalmente diverso dal nostro, molto più dinamico, perché fortemente influenzato dalle discese di aria fredda dal Canada. Da noi, quando arrivano correnti da nord-ovest, transita invece aria di origine artico-marittima, con caratteristiche differenti.

 

Tornando a febbraio, per concludere, questo mese potrebbe davvero regalarci delle sorprese. Nel momento in cui l’aria fredda dovesse spingersi più verso sud-ovest, e considerando la possibile formazione di profonde basse pressioni nel Mediterraneo, con un continuo saliscendi di aria calda e aria fredda, la situazione potrebbe evolvere in modo anche improvviso. È vero che, al momento, i modelli matematici non lo prevedono in modo netto, ma in alcune proiezioni a lungo termine si è già intravisto un richiamo improvviso di aria molto mite dal Nord Africa, in fase prefrontale, associato a una bassa pressione profonda.

 

Allo stesso tempo, però, la situazione potrebbe capovolgersi completamente: al posto di quell’aria mite, potrebbe essere l’aria fredda a riversarsi verso sud. Tenete anche conto che, osservando le mappe previsionali, chi ha un po’ più di dimestichezza sa che le temperature a 850 hPa in febbraio hanno al suolo un’efficacia di raffreddamento maggiore rispetto a dicembre. Può sembrare strano, ma accade perché le terre emerse e i mari sono ormai più freddi: il freddo che scende da nord risulta quindi più incisivo.

 

Non a caso, molte delle ondate di gelo più intense della nostra storia climatica si sono verificate proprio in febbraio. È vero che nella memoria collettiva resta impresso gennaio 1985, ma quello tende a essere un caso quasi isolato: statisticamente, febbraio tende a prevalere.

 

Dunque, occhio a febbraio. Per ora stiamo parlando di teoria e di linee di tendenza, e abbiamo bisogno che i modelli matematici confermino o smentiscano questi scenari. Nel frattempo, però, abbiamo una certezza: servono le precipitazioni. Prendiamole tutte. Le Alpi erano in sofferenza per la mancanza di neve, e con l’avvicinarsi dei Giochi Olimpici Invernali, che inizieranno il 6 febbraio, la neve è fondamentale. L’Italia sarà sotto gli occhi del mondo per quanto riguarda gli sport invernali, e la neve deve cadere, abbondante.

 

Quello che abbiamo visto finora sembra solo un’anteprima: di neve ne cadrà ancora tanta, e per il 6 febbraio il manto nevoso sarà decisamente presente. Per il resto, come sempre, ci aggiorneremo.

 

Crediti e fonti (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
    https://www.ecmwf.int
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
    https://www.noaa.gov
  • American Meteorological Society – Riviste scientifiche
    https://www.ametsoc.org
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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